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Omicidio Lupo, parola fine: la Cassazione conferma 16 anni per il suocero

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Omicidio Lupo, parola fine: la Cassazione conferma 16 anni per il suocero

Favara- Si chiude definitivamente il caso del delitto di Ferragosto 2021 a Favara. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, rendendo definitiva la condanna a 16 anni di reclusione per Giuseppe Barba: confermata l’esclusione della premeditazione che aveva evitato l’ergastolo in secondo grado.

La Corte di Cassazione ha sigillato il destino giudiziario di Giuseppe Barba, il 69enne di Favara accusato dell’omicidio del genero, Salvatore Lupo.

La vittima dell’omicidio Salvatore Lupo

I giudici di legittimità hanno confermato la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Palermo: 16 anni di reclusione. Una decisione che mette la parola fine a una vicenda di sangue che nell’estate del 2021 sconvolse l’intera provincia di Agrigento.

La parabola giudiziaria: dall’ergastolo ai 16 anni

Il percorso processuale ha subito una sterzata decisiva tra il primo e il secondo grado. Se inizialmente il Tribunale aveva inflitto a Barba il massimo della pena: l’ergastolo, la Corte d’Appello aveva successivamente ricalcolato la condanna a 16 anni. Il nodo centrale è stato l’esclusione della premeditazione: i giudici hanno ritenuto che il delitto non fosse stato pianificato lucidamente nel tempo, ma fosse scaturito da un impeto violento, seppur all’interno di un contesto di tensioni croniche. La Cassazione, rigettando il ricorso, ha ora validato definitivamente questo impianto.

Il delitto al bar: tre colpi di calibro 38

I fatti risalgono al pomeriggio del 15 agosto Ferragosto 2021. Salvatore Lupo, 45 anni, imprenditore ed ex presidente del Consiglio comunale di Favara, si trovava all’interno di un bar cittadino quando il suocero fece irruzione armato di una pistola calibro 38. Tre colpi esplosi a bruciapelo che non lasciarono scampo alla vittima.

Le indagini, condotte dai Carabinieri della Compagnia di Agrigento e della Tenenza di Favara, si erano subito concentrate sulla sfera familiare. Gli investigatori riuscirono a chiudere il cerchio grazie a un mix di tecnologia e rilievi scientifici. I sistemi di videosorveglianza della zona avevano immortalato la Fiat Panda di Barba sul luogo del delitto negli istanti cruciali e, poi, lo Stub tecnico: le analisi scientifiche sull’autovettura avevano rilevato tracce inequivocabili di polvere da sparo, inchiodando il 69enne alle sue responsabilità.

Un movente radicato tra spartizione dei beni e rancori

Dietro la tragedia si nascondeva un baratro di conflitti legati alla separazione tra Lupo e la figlia dell’omicida, Giusi Barba. Al centro della disputa, non solo la fine dell’unione coniugale, ma soprattutto la spartizione di un patrimonio fatto di beni immobili e somme di denaro.

Secondo le ricostruzioni processuali, il clima era diventato irrespirabile: una scia infinita di insulti, accuse reciproche e scontri verbali. L’episodio scatenante sarebbe stato l’ennesimo scontro avvenuto in piazza, un “affronto” pubblico che avrebbe spinto Barba a farsi giustizia da solo, trasformando una lite familiare in un caso di cronaca nera nazionale.

L’articolo Omicidio Lupo, parola fine: la Cassazione conferma 16 anni per il suocero proviene da Sicilia ON Press.

Fonte: Sicilia On Press

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