Agrigento – Favara, il Comune presenta il conto ai “furbetti del cartellino”: chiesti oltre 107 mila euro. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo
Oltre 107 mila euro di risarcimento, tra danno patrimoniale e danno d’immagine. È la richiesta avanzata dal Comune di Favara nel procedimento che vede coinvolti 31 dipendenti dell’Ente, accusati a vario titolo di assenteismo nell’ambito dell’inchiesta denominata “Otium”.
L’amministrazione comunale, rappresentata dal sindaco Antonio Palumbo, si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Giovanni Crosta, chiedendo complessivamente 107.281 euro: quasi 15 mila euro per il presunto danno patrimoniale, quantificato sulla base delle retribuzioni che sarebbero state corrisposte senza che vi fosse una corrispondente prestazione lavorativa, e 93 mila euro per il danno d’immagine che il Comune ritiene di aver subito. A questa somma si aggiunge la richiesta di una provvisionale immediatamente esecutiva di mille euro per ciascuno dei 31 imputati.
La vicenda nasce dall’indagine condotta dai carabinieri della Tenenza di Favara, attraverso pedinamenti, intercettazioni e sistemi di videosorveglianza. Gli investigatori avrebbero documentato, soprattutto nell’estate del 2022, numerosi episodi di presunta assenza ingiustificata dal posto di lavoro.
Il meccanismo contestato in diversi casi sarebbe stato quello dello scambio dei badge: un dipendente avrebbe timbrato anche per il collega, consentendogli di risultare regolarmente in servizio pur essendo altrove. Secondo la ricostruzione investigativa, alcuni dipendenti sarebbero stati ripresi mentre si allontanavano dal luogo di lavoro per recarsi a casa, al mercato, dal fruttivendolo, al cimitero, in ospedale, in chiesa o in altri luoghi per sbrigare faccende personali. Tra gli episodi contestati figura anche quello riguardante un ispettore della Polizia municipale, al quale vengono attribuite più di dieci presunte assenze ingiustificate tra giugno e luglio 2022. In base alle accuse, l’uomo si sarebbe allontanato dal servizio per recarsi a casa, dal meccanico e persino per effettuare lavori edili nella propria abitazione.
Un altro episodio riguarda una coppia di coniugi. Secondo gli investigatori, marito e moglie si sarebbero scambiati i badge per attestare reciprocamente la presenza in servizio. Il marito, geometra, sarebbe stato inoltre sorpreso mentre portava a spasso il cane, mentre la moglie si sarebbe presentata sul posto di lavoro con un’ora di ritardo rispetto a quanto risultava dalla timbratura.
I casi documentati dagli investigatori sarebbero numerosi e avrebbero coinvolto figure professionali diverse: custodi, giardinieri, operatori amministrativi, assistenti, un geometra e personale della Polizia municipale. L’inchiesta era partita nel 2020 e aveva conosciuto una nuova accelerazione nel giugno 2022, con le prime iscrizioni nel registro degli indagati, e successivamente con ulteriori accertamenti.
L’indagine era nata anche a seguito di alcuni esposti anonimi, fonti confidenziali e segnalazioni di cittadini che avevano denunciato quello che ritenevano essere un sistema consolidato di presunti abusi e favoritismi.
Le prime verifiche dei carabinieri erano rivolte anche a presunte irregolarità nell’attività amministrativa, con particolare attenzione alle concessioni e alle autorizzazioni commerciali e al comportamento di alcuni appartenenti alla Polizia municipale e dell’Ufficio tecnico. Gli investigatori, ottenuta l’autorizzazione, installarono quindi telecamere all’interno di alcuni uffici comunali, compresi quelli della Polizia Locale. È durante questa attività che sarebbero emersi numerosi episodi di presunto assenteismo.
Adesso la parola passa al giudice dell’udienza preliminare Alberto Lippini, che dovrà stabilire se sussistano i presupposti per il rinvio a giudizio dei 31 imputati, ai quali vengono contestati, a vario titolo, i reati di truffa aggravata e falso.
La costituzione di parte civile del Comune apre intanto anche il fronte risarcitorio: l’amministrazione chiede che, qualora venissero accertate le responsabilità, venga riconosciuto il danno economico e d’immagine che sostiene di aver subito.
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Fonte: Sicilia24h
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