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Agrigento – Appalto della Mosella, attenuata la misura per Milioti: Caramazza resta ai domiciliari

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Agrigento – Appalto della Mosella, attenuata la misura per Milioti: Caramazza resta ai domiciliari. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Attualità.

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Nuovo sviluppo nell’inchiesta sull’appalto milionario per i lavori di manutenzione straordinaria della strada della Mosella, ad Agrigento. Il gip del Tribunale di Agrigento, Giuseppe Miceli, su richiesta della Procura, ha disposto la sostituzione della misura cautelare con l’obbligo di dimora per gli imprenditori favaresi Antonino Milioti e Dino Caramazza.

In realtà, però, la misura risulta concretamente più favorevole soltanto per Milioti. Caramazza, infatti, è già sottoposto agli arresti domiciliari nell’ambito di un’altra indagine, quella relativa a un presunto giro di tangenti al Comune di Sommatino.

L’inchiesta agrigentina riguarda l’appalto per la manutenzione straordinaria dell’arteria che collega la SS640 alla SS115, una gara dal valore superiore ai 3 milioni di euro. Nei giorni scorsi il Tribunale del Riesame aveva inoltre annullato, accogliendo la richiesta della difesa, la misura interdittiva nei confronti dell’ingegnere Salvatore Castaldo, direttore dei lavori.

Al centro dell’indagine c’è la società Andiva srl, risultata aggiudicataria della gara il 16 febbraio. Secondo l’ipotesi accusatoria della Procura, la società sarebbe stata costituita ad hoc dagli imprenditori favaresi e intestata formalmente a due prestanome, Palillo e Valenti.

La Andiva avrebbe quindi partecipato alla procedura insieme ad altre due imprese riconducibili agli stessi ambienti imprenditoriali: la EdilRoad dei Caramazza e la Cargroup di Milioti. Per gli inquirenti, dietro la società aggiudicataria si celerebbero proprio Caramazza e Milioti, che avrebbero utilizzato una fittizia intestazione societaria per eludere i controlli previsti dalla normativa antimafia e le eventuali misure di prevenzione.

L’accusa principale è quella di turbata libertà degli incanti. Il reato viene contestato ad Antonino Milioti, Dino e Federica Caramazza, Calogero Valenti, Giovanna Palillo e al funzionario comunale Gaspare Triassi. A Valenti e Palillo viene contestato anche il trasferimento fraudolento di beni.

Per Triassi, insieme al collega Vincenzo Galletti, l’accusa comprende inoltre la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Secondo la ricostruzione della Procura, sarebbe stato alterato dolosamente il computo metrico relativo ai lavori di bitumazione della strada per un importo superiore a 400 mila euro. Una modifica che, sempre secondo l’accusa, avrebbe indotto in errore la stazione appaltante, cioè il Comune di Agrigento, con l’obiettivo di ottenere vantaggi economici.

Un ulteriore capitolo dell’inchiesta riguarda l’ingegnere Salvatore Castaldo, incaricato dalle imprese come direttore dei lavori, e l’architetto Alessandro Rizzo, suo cognato. A entrambi viene contestata l’induzione indebita a dare o promettere denaro o altra utilità.

Secondo la Procura, Castaldo, pur essendo consapevole delle presunte irregolarità legate alla Andiva e ai rapporti con Caramazza e Milioti, avrebbe ritardato alcuni ordini di servizio e le lavorazioni necessarie. In cambio, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stata affidata al cognato Rizzo una consulenza del valore di oltre 100 mila euro.

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Fonte: Sicilia24h

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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