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Agrigento – Porto di San Leone, spuntano le sbarre per chiudere gli accessi ai pontili. Chi ha autorizzato i lavori e dove sono gli atti?

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Agrigento – Porto di San Leone, spuntano le sbarre per chiudere gli accessi ai pontili. Chi ha autorizzato i lavori e dove sono gli atti?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

Cosa sta succedendo

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Report Sicilia aveva annunciato l’approfondimento durante la diretta di martedì sera con Giuseppe Di Rosa. Nessun cartello di cantiere visibile e nessun provvedimento individuato sui siti istituzionali consultati. I diportisti chiedono spiegazioni, mentre il porticciolo turistico continua a versare in condizioni di abbandono. Serve fare chiarezza sulla gestione delle aree demaniali e sul futuro della viabilità portuale.

AGRIGENTO. Al porto turistico di San Leone arrivano le sbarre, ma non arrivano le spiegazioni. Nuovi sbarramenti metallici, dipinti di bianco e rosso, sono stati installati in corrispondenza degli accessi ai bracci portuali che ospitano i pontili. Una novità che sta suscitando curiosità, interrogativi e preoccupazioni tra i diportisti e quanti frequentano quotidianamente il porticciolo agrigentino.

Le fotografie documentano la presenza di strutture che sembrano destinate a limitare o regolamentare il passaggio verso alcune aree portuali. Non semplici transenne provvisorie, ma installazioni fissate al suolo che potrebbero modificare le modalità di accesso agli spazi utilizzati dai proprietari delle imbarcazioni.

Chi ha deciso di installarle? Chi ha commissionato ed eseguito i lavori? Quale ente ha rilasciato le eventuali autorizzazioni? E soprattutto, quale sarà il futuro della gestione del porto e della sua viabilità?

Domande tutt’altro che secondarie, alle quali sarebbe opportuno fornire risposte immediate.

Giuseppe Di Rosa aveva annunciato l’approfondimento durante la diretta di Report Sicilia

La vicenda era già stata portata all’attenzione dei telespettatori di Report Sicilia martedì 6 ottobre, quando Giuseppe Di Rosa, durante la diretta serale, aveva annunciato che il nostro giornale si sarebbe occupato delle nuove sbarre installate agli accessi dei pontili del porto di San Leone.

Un approfondimento che nasce dalla necessità di comprendere cosa stia accadendo all’interno di un’infrastruttura pubblica strategica per il turismo agrigentino.

Dalle verifiche effettuate non risultano visibili cartelli di cantiere che permettano di individuare il committente, l’impresa esecutrice, il responsabile degli interventi e gli estremi degli eventuali provvedimenti autorizzativi.

Non sarebbero stati inoltre individuati, sui siti istituzionali consultati del Comune di Agrigento e degli uffici demaniali competenti, atti pubblicati che consentano di ricostruire con chiarezza le ragioni e le modalità di questi lavori.

Naturalmente, l’assenza di documentazione pubblicamente reperibile non significa automaticamente che gli interventi siano privi di autorizzazione. Significa, però, che occorre fare chiarezza.

Perché se tutto è regolare, come ci auguriamo, dovrebbe essere estremamente semplice rendere pubblici gli atti e spiegare ai cittadini chi abbia disposto l’installazione delle sbarre e per quale motivo.

Chi gestirà le sbarre e quale sarà il futuro della viabilità portuale?

La questione riguarda direttamente la gestione degli spazi demaniali e il diritto di accesso alle aree portuali.

Se le sbarre dovessero diventare operative, chi ne avrebbe la disponibilità? Chi sarebbe autorizzato ad aprirle e chiuderle? I proprietari delle imbarcazioni potrebbero continuare a raggiungere liberamente i pontili oppure sarebbero previste nuove modalità di accesso?

E ancora, come verrebbe garantito il transito dei mezzi di soccorso, delle forze dell’ordine e degli operatori impegnati nelle attività portuali?

Esiste un piano complessivo di regolamentazione della viabilità oppure si tratta di interventi isolati?

Il porto turistico non può essere gestito attraverso decisioni delle quali gli utilizzatori non conoscono contenuti e finalità.

Se esiste un progetto di riorganizzazione degli accessi, è necessario che venga illustrato pubblicamente. Se invece gli sbarramenti sono collegati a specifiche concessioni demaniali, occorre chiarire quali aree interessino e quali diritti di passaggio siano garantiti.

Gli spazi demaniali non possono diventare terreno di incertezza amministrativa. Ogni limitazione deve trovare fondamento in provvedimenti legittimi, nel rispetto delle competenze degli enti preposti e dei diritti degli utenti.

Un porto abbandonato da anni, tra ringhiere rotte, rifiuti e illuminazione insufficiente

La comparsa delle sbarre riporta inevitabilmente l’attenzione sulle condizioni generali del porto di San Leone.

Da anni i diportisti denunciano una situazione di progressivo abbandono, con problemi che sembrano non trovare soluzioni definitive.

Le ringhiere danneggiate rappresentano un evidente problema di sicurezza. La carenza di contenitori per la raccolta dei rifiuti contribuisce al degrado degli spazi. La manutenzione delle strutture appare insufficiente rispetto alle esigenze di un’infrastruttura che dovrebbe costituire uno dei principali punti di riferimento del turismo nautico agrigentino.

Particolarmente preoccupante è la segnalazione relativa al mancato funzionamento delle luci di ingresso al porto dal mare, dispositivi fondamentali per consentire alle imbarcazioni di individuare correttamente l’accesso, soprattutto nelle ore notturne.

Si tratta di una criticità che richiede verifiche immediate da parte delle autorità competenti.

E poi c’è il problema più grave, quello della profondità dei fondali.

L’ingresso dal mare continua a rappresentare un problema per le imbarcazioni

L’insabbiamento dell’imboccatura portuale costituisce da anni una delle principali criticità del porto di San Leone.

I diportisti lamentano profondità insufficienti che rendono difficoltoso l’ingresso e l’uscita delle imbarcazioni, con potenziali rischi per la sicurezza della navigazione.

Una situazione che dovrebbe essere affrontata attraverso verifiche batimetriche aggiornate e, dove necessario, interventi di dragaggio regolarmente autorizzati.

Un porto turistico che presenta difficoltà di accesso dal mare rischia di perdere proprio la funzione per la quale dovrebbe essere valorizzato.

Eppure, mentre restano aperte questioni fondamentali come la sicurezza dell’imboccatura, la manutenzione delle strutture, l’illuminazione e la pulizia, oggi l’attenzione si concentra sull’installazione di nuove sbarre.

Non è nostra intenzione sostenere che gli sbarramenti siano necessariamente inutili. Potrebbero rispondere a esigenze organizzative o di sicurezza che, però, nessuno ha ancora spiegato pubblicamente.

Il punto è proprio questo. Per installare le sbarre si interviene, mentre per risolvere i problemi che da anni compromettono la funzionalità del porto i diportisti continuano ad attendere risposte.

Agrigento vuole essere una città turistica, ma il suo porto racconta un’altra realtà

Agrigento continua a parlare di turismo, sviluppo economico, valorizzazione del territorio e attrattività internazionale.

Ma una città che ambisce a diventare una destinazione turistica di riferimento non può permettersi di mantenere il proprio porto in condizioni di degrado.

Il turismo nautico rappresenta una risorsa importante per numerose località costiere siciliane. Un porto efficiente significa imbarcazioni in transito, servizi, attività commerciali, opportunità di lavoro e nuove presenze turistiche.

San Leone possiede potenzialità che meriterebbero una programmazione seria, capace di trasformare il porticciolo in una struttura sicura, accessibile e funzionale.

Invece, da troppo tempo, prevalgono l’incertezza gestionale e la mancanza di interventi risolutivi.

Non basta parlare di sviluppo turistico durante le conferenze stampa. Occorre dimostrare concretamente di voler valorizzare le infrastrutture esistenti.

Comune, Demanio e Capitaneria chiariscano chi ha disposto gli interventi

Report Sicilia ritiene necessario che il Comune di Agrigento, gli uffici regionali competenti in materia di Demanio marittimo e la Capitaneria di Porto, ciascuno nell’ambito delle proprie attribuzioni, forniscano chiarimenti ufficiali.

Occorre conoscere il soggetto che ha commissionato le installazioni, l’eventuale impresa esecutrice, gli estremi dei provvedimenti autorizzativi e la destinazione delle aree interessate dagli sbarramenti.

Sarebbe inoltre opportuno chiarire se le nuove strutture siano previste nell’ambito di concessioni demaniali esistenti, di un progetto pubblico di riorganizzazione degli spazi oppure di altre iniziative.

Ma soprattutto è necessario conoscere quale sia il progetto complessivo per il futuro del porto turistico di San Leone.

Chi ne garantirà la manutenzione? Chi dovrà intervenire sulle ringhiere danneggiate? Chi risponderà delle condizioni dell’illuminazione e della sicurezza dell’ingresso dal mare? Quali interventi sono programmati per risolvere definitivamente il problema dei fondali?

Sono queste le risposte che la città attende.

È arrivato il momento di rimettere mano al porticciolo e riportare legalità e trasparenza

La vicenda delle sbarre non può essere considerata un episodio isolato.

È il segnale di una situazione che merita un’attenta ricognizione amministrativa e una verifica complessiva delle condizioni in cui si trova il porto turistico.

Serve rimettere mano al porticciolo, accertare la regolarità degli interventi eseguiti, verificare le concessioni e le relative prescrizioni, individuare le responsabilità della manutenzione e programmare il recupero delle infrastrutture.

Riportare legalità significa garantire che ogni utilizzo delle aree demaniali avvenga nel rispetto delle regole, senza privilegi, senza zone d’ombra e con la massima trasparenza.

Non stiamo attribuendo irregolarità a qualcuno. Stiamo chiedendo che gli enti pubblici esercitino pienamente le proprie funzioni di controllo e rendano conoscibili le decisioni che riguardano un bene di interesse collettivo.

E sarebbe opportuno farlo prima che il degrado e l’incertezza amministrativa producano conseguenze ancora più gravi.

Il sindaco Michele Sodano, che ha fatto della trasparenza e del cambiamento alcuni dei temi centrali della propria proposta politica, intende interessarsi della vicenda e chiedere agli uffici competenti tutti i chiarimenti necessari?

Oppure anche il porto turistico di San Leone dovrà continuare ad attendere, mentre si moltiplicano annunci e promesse?

Report Sicilia continuerà a occuparsi della vicenda e chiederà che vengano resi pubblici gli atti relativi alle nuove installazioni.

Perché Agrigento non ha bisogno soltanto di un porto con gli accessi regolamentati. Ha bisogno di un porto sicuro, pulito, efficiente e finalmente valorizzato.

Le sbarre sono sotto gli occhi di tutti. Gli atti che ne spieghino la presenza, invece, non sono ancora stati individuati. Prima di chiudere gli accessi ai pontili, qualcuno dovrebbe finalmente aprire le porte della trasparenza.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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