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Agrigento – AICA, un utile di 51 mila euro non cancella 67 milioni di debiti. Assemblea infuocata tra Riccobene e Provvidenza, Favara denuncia i disservizi

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Agrigento – AICA, un utile di 51 mila euro non cancella 67 milioni di debiti. Assemblea infuocata tra Riccobene e Provvidenza, Favara denuncia i disservizi. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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Bilancio 2025 al centro dell’Assemblea dei Sindaci del 13 ottobre. Riccobene contesta i toni trionfalistici e solleva dubbi su crediti, interessi e tempi di pagamento. Provvidenza replica duramente e chiede al Comune di Agrigento di attivare il controllo analogo. Il sindaco di Favara denuncia perdite, ritardi e disparità tra Comuni. Scontro anche sugli autobottisti. Rinviato a data da destinarsi il regolamento della Consulta delle Associazioni su proposta dell’assessore Riccobene.

Un utile di 51 mila euro e una montagna di problemi ancora irrisolti

AGRIGENTO. Un utile di appena 51.351 euro, debiti verso i fornitori indicati durante il dibattito per circa 67 milioni di euro, crediti da riscuotere per decine di milioni, tempi di pagamento contestati e cittadini che continuano a vivere con turnazioni interminabili, perdite idriche e servizi insufficienti.

È questo il quadro emerso dall’Assemblea dei Sindaci di AICA del 13 ottobre 2026, convocata per affrontare, tra gli altri argomenti, il bilancio 2025 dell’azienda idrica pubblica agrigentina.

Una seduta che ha fatto registrare momenti di forte tensione, soprattutto durante il confronto tra l’assessore del Comune di Agrigento Giuseppe Riccobene e il sindaco di Grotte Alfonso Provvidenza.

Ma anche una riunione nella quale sono emerse questioni che Report Sicilia denuncia da tempo.

La situazione finanziaria dell’azienda, le difficoltà nella riscossione dei crediti, le responsabilità dei Comuni soci, l’efficienza del servizio, la gestione delle autobotti e il funzionamento degli organismi di controllo.

Su tutto, un interrogativo.

Come si può festeggiare un utile di 51 mila euro quando l’azienda continua a trascinarsi problemi finanziari e gestionali di queste dimensioni?

È come festeggiare con il morto in casa.

Una provocazione, certamente, ma che rende bene la distanza tra il risultato contabile e la realtà quotidiana di migliaia di utenti.

Riccobene rompe gli equilibri e contesta i toni trionfalistici

Uno degli interventi più significativi è stato quello dell’assessore Giuseppe Riccobene.

Un intervento articolato, ricco di osservazioni sui dati economici e sulle criticità gestionali, che ha riportato al centro del dibattito una questione spesso dimenticata.

Un bilancio formalmente in utile non significa necessariamente che un’azienda goda di buona salute finanziaria.

Riccobene ha contestato i toni trionfalistici utilizzati per presentare il risultato dell’esercizio, ricordando che AICA continua a operare in una situazione particolarmente difficile.

Tra i dati richiamati dall’assessore figurano circa 55 milioni di euro di crediti, con un incremento di circa 16 milioni rispetto all’esercizio precedente.

Una massa di somme da riscuotere che impone una domanda fondamentale.

Quanto di quel denaro sarà effettivamente incassato?

E in quali tempi?

L’assessore ha richiamato anche un fondo svalutazione crediti di circa 3,4 milioni di euro, interrogandosi sulla sua adeguatezza rispetto all’entità complessiva dei crediti iscritti.

Ma il passaggio più interessante ha riguardato gli interessi di mora.

Secondo quanto evidenziato durante l’intervento, nel bilancio sarebbero stati contabilizzati circa 1.045.000 euro di interessi su crediti scaduti.

Riccobene ha osservato che, senza tale componente positiva, il risultato economico sarebbe stato negativo per quasi un milione di euro.

Un ragionamento che merita attenzione.

La contabilizzazione per competenza degli interessi non costituisce di per sé un’irregolarità. Il punto da verificare è se quei crediti siano effettivamente esigibili e se le eventuali svalutazioni siano adeguate.

Perché una cosa è registrare un ricavo in bilancio.

Un’altra è trasformarlo in denaro disponibile per pagare fornitori, imprese e interventi sulla rete.

768 giorni per pagare i fornitori, una cifra che dovrebbe far riflettere

Riccobene ha inoltre richiamato un dato particolarmente pesante.

Il tempo medio di pagamento dei fornitori, indicato per il 2025 in 768 giorni.

Oltre due anni.

Un dato riferito all’esercizio esaminato, sul quale la governance aziendale avrebbe richiamato successivi miglioramenti.

Resta comunque una questione di enorme rilevanza.

Come può un’azienda che gestisce un servizio pubblico essenziale garantire interventi tempestivi quando i rapporti economici con i fornitori sono caratterizzati da ritardi di questa portata?

E quali conseguenze producono questi ritardi sulla disponibilità delle imprese a lavorare per AICA?

L’assessore ha richiamato anche gli accantonamenti per rischi e contenziosi, tra cui quelli riferiti a una possibile sanzione ARERA.

Ha inoltre evidenziato criticità nei tempi di realizzazione dei nuovi allacci, nella gestione dei procedimenti e nell’organizzazione dei controlli.

Un intervento che non ha attribuito ogni responsabilità all’attuale Consiglio di Amministrazione, ma ha chiesto di affrontare la situazione senza nasconderla dietro il segno positivo del risultato economico.

Riccobene ha infine annunciato la propria astensione sul bilancio.

Provvidenza attacca Riccobene, poi riconosce che AICA deve migliorare

La replica del sindaco di Grotte Alfonso Provvidenza è stata particolarmente accesa.

Il primo cittadino ha contestato l’impostazione dell’intervento di Riccobene, difendendo la distinzione tra la valutazione del documento contabile e quella più generale della gestione aziendale.

Secondo Provvidenza, l’Assemblea era chiamata a esprimersi su un bilancio accompagnato dalle verifiche degli organi competenti.

Ma il confronto non è rimasto confinato agli aspetti tecnici.

I toni si sono alzati e la replica ha assunto anche una dimensione personale, con ripetuti richiami all’assessore e alla necessità di ascoltare le spiegazioni.

Un atteggiamento che ha reso il confronto particolarmente teso.

Eppure, proseguendo nel proprio intervento, Provvidenza ha riconosciuto che AICA deve migliorare.

Ha chiesto maggiore attenzione alla comunicazione, relazioni periodiche e risposte più efficaci ai Comuni che subiscono i disservizi più gravi.

Ha inoltre sollecitato il Comune di Agrigento ad attivare immediatamente gli strumenti per l’esercizio del controllo analogo, arrivando a ipotizzare una struttura composta da dieci o dodici funzionari.

Una proposta che richiede naturalmente di essere inquadrata nelle competenze e nelle modalità di controllo previste per gli enti soci.

Ma la conclusione del suo intervento è stata politicamente significativa.

Provvidenza ha riconosciuto che, probabilmente, lui e Riccobene stavano sostenendo nella sostanza le stesse cose, pur con sensibilità e approcci differenti.

Ed è proprio questo il paradosso.

Prima uno scontro durissimo.

Poi il riconoscimento che le questioni sollevate erano, almeno in parte, condivise.

Allora viene spontaneo chiedersi perché fosse necessario trasformare una critica alla gestione in una contrapposizione personale.

Il sindaco di Favara denuncia le responsabilità dei Comuni e le perdite che trasformano le strade in fiumi

A rendere ancora più interessante il dibattito è stato l’intervento del sindaco di Favara.

Il primo cittadino ha ricordato che il bilancio non rappresenta soltanto un insieme di numeri.

È anche il risultato delle scelte politiche, amministrative e gestionali dell’azienda.

Una posizione che, di fatto, ha riportato la discussione sul rapporto tra risultato economico e qualità del servizio.

Il sindaco ha denunciato le condizioni della rete idrica di Favara, caratterizzata da rotture continue e perdite che, durante alcuni turni di distribuzione, trasformerebbero intere strade in corsi d’acqua.

Ha descritto una situazione talmente grave da richiamare ironicamente l’immagine di Venezia.

Ma dietro l’ironia c’è una realtà tutt’altro che divertente.

Famiglie senza acqua, interventi che tardano ad arrivare e cittadini costretti a convivere con disagi prolungati.

Il sindaco ha riferito anche il caso di una donna che, a causa di problemi legati alla rete idrica, sarebbe stata costretta a vivere in affitto per circa un anno e mezzo.

Ha collegato parte dei ritardi nelle riparazioni alle difficoltà dell’azienda nei rapporti con le imprese.

E ha sollevato un’altra questione destinata a far discutere.

Chi paga AICA e chi invece continua a non rispettare gli impegni?

Il sindaco di Favara ha contestato i comportamenti di quegli enti soci che, secondo quanto denunciato, non rispetterebbero gli obblighi economici verso l’azienda, pur continuando a lamentarne la gestione.

Ha rivendicato la posizione della propria amministrazione, sostenendo di avere rispettato gli impegni assunti e di avere privilegiato il confronto istituzionale.

Ma ha anche denunciato quella che considera una disparità di attenzione tra i diversi territori.

Una questione che merita risposte documentate.

Quali Comuni sono in regola con i pagamenti?

Quali presentano debiti verso AICA?

Per quali importi?

E quali criteri vengono utilizzati per programmare gli interventi e affrontare le emergenze nei diversi territori?

Sono domande che non possono rimanere senza risposta.

Perché se i Comuni soci sono chiamati a sostenere l’azienda pubblica, è necessario che tutti rispettino le regole.

Il sindaco ha inoltre ribadito la volontà di difendere la gestione pubblica dell’acqua, esprimendo la preoccupazione che un progressivo indebolimento di AICA possa favorire il ritorno ai privati.

Una preoccupazione politica legittima.

Ma la migliore difesa dell’acqua pubblica rimane una gestione capace di assicurare efficienza, trasparenza e servizi adeguati.

Non basta dichiararsi favorevoli alla gestione pubblica.

Bisogna dimostrare che funziona.

Autobottisti, la soluzione discussa ma ancora senza un chiarimento definitivo

La seduta ha affrontato anche la delicata situazione degli autobottisti privati.

Il sindaco di Favara ha richiamato le preoccupazioni degli operatori, convinti che dal prossimo 9 novembre potessero intervenire limitazioni alla loro attività in assenza di specifici rapporti contrattuali con AICA.

Ha spiegato che durante alcuni incontri, ai quali avrebbero partecipato rappresentanti dell’azienda, dell’ATI e amministratori locali, era stata esaminata la disciplina applicabile.

Da quel confronto sarebbe emersa un’interpretazione secondo la quale gli operatori privati avrebbero potuto continuare a svolgere la propria attività nel rispetto delle regole.

Il sindaco ha chiesto che tale interpretazione venga comunicata pubblicamente, per evitare nuove proteste e ulteriori incertezze.

Ma nel corso del dibattito è stato precisato che non esisterebbe un accordo formalmente concluso.

AICA avrebbe invece presentato una richiesta di chiarimenti all’ATI sull’interpretazione di una disposizione regolamentare.

Una distinzione fondamentale.

Perché una valutazione condivisa durante una riunione non equivale necessariamente a un provvedimento ufficiale.

Il confronto ha riguardato anche l’eventuale diritto al rimborso per i cittadini costretti a ricorrere alle autobotti private in determinate situazioni di mancata erogazione.

Un rimborso che, secondo quanto illustrato durante l’Assemblea, sarebbe comunque subordinato ai requisiti previsti e agli importi riconosciuti dalla disciplina applicabile.

Non necessariamente, dunque, all’intera somma pagata dal cittadino.

Su questo punto Report Sicilia ritiene indispensabile una comunicazione ufficiale di AICA e ATI.

I cittadini devono sapere quando possono rivolgersi agli operatori privati, a quali condizioni e quali eventuali rimborsi possono richiedere.

Gli autobottisti devono conoscere con certezza le regole che disciplinano la propria attività.

Non possono essere le interpretazioni verbali a sostituire gli atti amministrativi.

Il sindaco di Ravanusa richiama l’Assemblea al bilancio

Durante il confronto è intervenuto anche il sindaco di Ravanusa, invitando i colleghi a rispettare la successione degli argomenti iscritti all’ordine del giorno.

Secondo il primo cittadino, molte delle questioni sollevate avrebbero dovuto essere approfondite nel successivo punto dedicato alla relazione annuale dell’azienda, anziché durante l’esame del bilancio.

Un richiamo alla distinzione tra gli adempimenti contabili e il confronto sulla gestione.

Una distinzione certamente comprensibile sotto il profilo organizzativo.

Ma resta un fatto.

I risultati economici di un’azienda pubblica non nascono nel vuoto.

Sono anche la conseguenza delle scelte gestionali, della capacità di riscossione, dei rapporti con i fornitori e dell’efficienza dei servizi.

E quando questi elementi incidono sui conti, discuterne durante l’esame del bilancio non può essere considerato automaticamente fuori argomento.

La Consulta delle Associazioni, Riccobene propone il rinvio e il regolamento viene ritirato

C’è infine un altro passaggio dell’Assemblea che Report Sicilia considera particolarmente importante.

All’ordine del giorno del 13 ottobre figurava anche il regolamento della Consulta delle Associazioni di AICA.

Un argomento sul quale il nostro giornale è intervenuto ripetutamente, sollevando interrogativi sullo scioglimento della precedente Consulta, sulle procedure adottate e sulle modifiche previste per il nuovo organismo.

Ebbene, su proposta dell’assessore del Comune di Agrigento Giuseppe Riccobene, la trattazione del regolamento è stata ritirata e rinviata a data da destinarsi.

Una decisione che assume un preciso significato istituzionale.

Il regolamento non è stato approvato nella seduta odierna e la questione rimane aperta.

Report Sicilia ha più volte ricordato che la Consulta delle Associazioni non può essere considerata un organismo puramente decorativo.

La partecipazione delle associazioni e degli utenti alla gestione del servizio idrico deve trovare strumenti concreti di confronto, vigilanza e controllo, nel rispetto delle competenze stabilite dallo Statuto.

Proprio per questo avevamo sollevato interrogativi sulle modifiche prospettate per il nuovo regolamento e sulla necessità di garantire effettive possibilità di partecipazione.

Il rinvio non risolve automaticamente le criticità denunciate.

Ma impedisce, almeno per il momento, che il testo venga approvato senza ulteriori approfondimenti.

Adesso sarà necessario comprendere se la proposta verrà rivista, quali osservazioni saranno accolte e quando l’argomento tornerà all’esame dell’Assemblea.

Un bilancio in utile non basta a certificare la salute di AICA

L’Assemblea del 13 ottobre consegna una fotografia molto diversa da quella che potrebbe emergere dalla semplice lettura del risultato economico.

Un utile di 51.351 euro.

Crediti per decine di milioni.

Debiti rilevanti verso i fornitori.

Tempi di pagamento contestati.

Reti idriche che continuano a perdere acqua.

Cittadini costretti a ricorrere alle autobotti.

Comuni che denunciano disparità di trattamento.

Organismi di controllo e partecipazione sui quali permangono questioni aperte.

Questo è il contesto nel quale deve essere valutato il bilancio di AICA.

Nessuno può negare l’importanza di mantenere in vita un’azienda pubblica che gestisce un servizio essenziale.

Ma difendere l’acqua pubblica non significa rinunciare a controllare chi la amministra.

Anzi, significa pretendere ancora maggiore responsabilità.

Riccobene ha posto interrogativi sui conti e sulla gestione.

Provvidenza ha difeso il documento contabile, ma ha riconosciuto la necessità di migliorare.

Il sindaco di Favara ha denunciato disservizi e responsabilità dei Comuni.

Quello di Ravanusa ha richiamato l’Assemblea al rispetto dell’ordine del giorno.

E sulla Consulta delle Associazioni, proprio su proposta di Riccobene, è arrivato il rinvio.

Una giornata che dimostra quanto sia ancora distante la rappresentazione di un’azienda in ripresa dalla realtà vissuta quotidianamente dagli utenti.

Report Sicilia continuerà a seguire i conti, le decisioni dell’Assemblea, il funzionamento dei controlli e il futuro della Consulta delle Associazioni.

Perché la vera misura del successo di AICA non può essere soltanto un utile scritto in bilancio.

La vera misura sarà il giorno in cui i cittadini potranno aprire il rubinetto e ricevere acqua regolarmente, senza dover chiedere favori, attendere settimane o pagare un’autobotte per ottenere un servizio essenziale.

E quel giorno, purtroppo, appare ancora lontano.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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