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Agrigento, Sodano predica l’unione ma vuole scegliere tutti i giocatori. Io gli avevo offerto già a giugno un progetto per creare 200 posti di lavoro

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Agrigento, Sodano predica l’unione ma vuole scegliere tutti i giocatori. Io gli avevo offerto già a giugno un progetto per creare 200 posti di lavoro. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

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⏱️Tempo di lettura: 11 min

Il Sindaco parla di squadra, collaborazione e ritorno degli agrigentini emigrati. Ma il 29 giugno gli avevo già offerto il programma “Per una Città Normale”, con due società di servizi e l’obiettivo di creare almeno 200 opportunità occupazionali. Lui ha preferito non raccogliere la mia disponibilità e continuare con le esternalizzazioni.

AGRIGENTO – Ho ascoltato con attenzione le dichiarazioni del sindaco Michele Sodano durante l’intervista trasmessa sul canale YouTube dell’Akragas, in occasione della prima storica partita ufficiale disputata allo stadio Esseneto con i riflettori accesi.

Il sindaco ha parlato di unità, collaborazione, legalità, giustizia sociale e necessità di superare le appartenenze politiche.

Ha persino utilizzato il calcio per spiegare come dovrebbe funzionare una città.

«Nel calcio ci sono undici giocatori, hanno opinioni diverse, sono nati in parti diverse, ma poi devono essere uniti per vincere la partita».

Belle parole, Michele.

Ma tra ciò che dici pubblicamente e il modo in cui hai scelto di rapportarti con chi propone idee diverse dalle tue, io vedo una contraddizione politica che non posso ignorare.

Perché io mi ero messo a tua disposizione già il 29 giugno 2026, appena diciotto giorni dopo il tuo insediamento.

E non ti avevo offerto soltanto qualche suggerimento.

Ti avevo offerto un programma amministrativo che prevedeva, tra le altre cose, la costituzione di due società di servizi comunali e l’obiettivo di creare almeno 200 posti di lavoro per giovani e meno giovani agrigentini.

Tu hai scelto di non raccogliere quella disponibilità.

E oggi inviti tutti a fare squadra.

Il 29 giugno ti avevo offerto un programma, non chiesto una poltrona

Voglio ricordare ai cittadini cosa accadde.

Il 29 giugno ti indirizzai una lettera aperta chiedendoti un incontro pubblico per consegnarti personalmente il programma “Per una Città Normale”.

Un documento costruito attraverso anni di studio della macchina amministrativa, analisi degli atti, denunce pubbliche e battaglie contro quello che ho sempre definito il sistema Agrigento.

Non ti chiesi un assessorato.

Non ti chiesi una consulenza.

Non ti chiesi un incarico.

Ti offrii il mio contributo perché ritenevo, e ritengo ancora, che le idee utili alla città non debbano essere cestinate soltanto perché appartengono a chi ha perso le elezioni.

Avevo perso una competizione elettorale, non l’amore per Agrigento.

Da allora sono trascorsi quasi quattro mesi.

Non ho avuto, per quanto mi riguarda, l’occasione di consegnarti e discutere pubblicamente quel programma.

Ecco perché oggi voglio ribadire un concetto.

Non sono stato io a rifiutare di fare squadra.

Sei stato tu a scegliere di andare avanti senza il mio contributo.

Due società di servizi per creare almeno 200 opportunità di lavoro

Questo è il punto sul quale voglio richiamare maggiormente l’attenzione degli agrigentini.

Nel mio programma avevo previsto la costituzione di due società di servizi comunali, strumenti attraverso i quali recuperare capacità gestionale, valorizzare il patrimonio pubblico, migliorare l’organizzazione di determinate attività e creare nuove economie per il Comune.

Ma soprattutto avevo individuato un obiettivo occupazionale preciso.

Almeno 200 opportunità di lavoro per giovani e meno giovani agrigentini.

Non posti di lavoro già finanziati o garantiti, ma un traguardo da raggiungere attraverso un progetto industriale sostenibile, una verifica dei costi e dei ricavi e procedure di selezione pubbliche e trasparenti.

Duecento persone che avrebbero potuto trovare una prospettiva nella propria città.

Duecento famiglie che avrebbero potuto beneficiare di una nuova opportunità economica.

Un progetto pensato anche per chi non è più giovanissimo e incontra difficoltà a reinserirsi nel mondo del lavoro.

Questa era la mia idea di amministrazione.

Non limitarsi a gestire l’esistente, ma costruire strumenti per generare economia e occupazione.

Io avevo un progetto per creare lavoro ad almeno 200 agrigentini. Michele, tu stai cercando altro.

E allora ti chiedo quali iniziative strutturali hai programmato per creare occupazione attraverso il patrimonio e i servizi comunali.

Quanti posti di lavoro prevedi di generare?

Quali strumenti intendi utilizzare?

Quali piani economici hai predisposto?

Perché parlare di sviluppo senza indicare gli strumenti per realizzarlo rischia di rimanere soltanto un esercizio di comunicazione.

Io proponevo di valorizzare il patrimonio comunale, tu continui con le esternalizzazioni

Le due società di servizi rappresentavano anche una scelta amministrativa precisa.

Il mio obiettivo era verificare quali attività potessero essere gestite attraverso strutture pubbliche, trattenendo nel circuito economico comunale le risorse e i benefici che una gestione efficiente avrebbe potuto generare.

Tu, invece, hai scelto di proseguire lungo la strada delle esternalizzazioni.

Non sostengo che ogni affidamento esterno sia necessariamente sbagliato.

Sostengo però che un’Amministrazione intenzionata a cambiare davvero il sistema dovrebbe dimostrare, con numeri e piani economici, perché quella soluzione sia preferibile a una gestione pubblica.

E soprattutto dovrebbe spiegare come intende valorizzare un patrimonio comunale che potrebbe rappresentare una risorsa importante per il futuro della città.

Per questo ho utilizzato l’espressione Miccichè 2.0.

Perché temo che, dietro una comunicazione diversa e slogan nuovi, possa continuare lo stesso modello amministrativo.

Cambiare il sindaco non significa automaticamente cambiare il sistema.

E non basta parlare di rivoluzione per dimostrare che una rivoluzione amministrativa sia realmente in corso.

Sodano vuole fare il presidente, l’allenatore, il direttore sportivo e il capitano

Torniamo alla tua metafora calcistica.

Hai detto che undici giocatori, pur avendo opinioni diverse, devono essere uniti per vincere.

Sono d’accordo.

Ma nella tua idea di squadra ho l’impressione che ci sia un problema.

Vuoi essere contemporaneamente il presidente, il direttore sportivo, l’allenatore e il capitano.

Vuoi scegliere i giocatori, decidere la formazione, stabilire gli schemi e attribuire personalmente il valore a ciascuno.

Quelli che scegli tu diventano top player.

Gli altri, evidentemente, sono considerati giocatori che non meritano nemmeno la convocazione.

E poco importa se tra i tuoi presunti top player vi siano persone che devono ancora dimostrare, attraverso risultati amministrativi concreti, di meritare quella definizione.

Perché un top player non diventa tale per volontà del sindaco.

Lo dimostra sul campo.

E allora mi domando perché chi ha trascorso anni a studiare la macchina amministrativa, denunciare criticità e proporre soluzioni non debba essere nemmeno ascoltato.

Non pretendo di essere nominato assessore.

Pretendo soltanto che il confronto sulle idee non venga sostituito dalla selezione delle persone gradite al sindaco.

Io ti avrei persino considerato come assessore

Voglio ricordarti un altro fatto.

Durante la campagna elettorale dichiarai che, se fossi stato eletto sindaco, avrei preso in considerazione la possibilità di nominarti assessore.

Lo dissi perché allora credevo che anche tu volessi sinceramente superare il sistema Agrigento.

Non avevo alcuna difficoltà a riconoscere il possibile contributo di un avversario politico.

Io ero disposto a coinvolgerti.

Tu hai scelto di non raccogliere nemmeno la mia disponibilità a consegnarti un programma.

E oggi vieni a spiegare agli agrigentini che bisogna superare le appartenenze politiche.

Michele, la collaborazione non si misura dalle parole pronunciate davanti a una telecamera, ma dalla disponibilità concreta ad ascoltare anche chi non fa parte della tua squadra.

Chi evidenzia gli errori non è un nemico della città

C’è poi un aspetto che considero particolarmente preoccupante.

Ogni volta che vengono evidenziate criticità amministrative, ho l’impressione che il confronto venga spostato dal merito dei problemi alla figura di chi li segnala.

Io continuo a studiare gli atti.

Continuo a chiedere chiarimenti.

Continuo a denunciare pubblicamente ciò che ritengo sbagliato.

E continuerò a farlo.

Non accetto che il controllo civico venga confuso con un tentativo di destabilizzare l’Amministrazione.

E non accetto che chi pone domande scomode venga politicamente isolato o delegittimato invece di ricevere risposte documentate.

Non posso conoscere le tue intenzioni personali, ma posso valutare i comportamenti pubblici e le scelte amministrative.

Un sindaco non dovrebbe temere chi controlla gli atti. Dovrebbe temere gli errori che quegli atti possono mettere in evidenza.

Perché il problema non è chi segnala una criticità.

Il problema è capire se quella criticità esista e come l’Amministrazione intenda risolverla.

Chiedi agli agrigentini emigrati di tornare, ma quali opportunità stai creando?

Durante l’intervista hai rivolto un appello anche agli agrigentini che vivono fuori città.

Hai chiesto loro di contribuire alla rinascita di Agrigento e hai dichiarato che state lavorando affinché possano tornare a vivere nel luogo in cui sono nati.

È un obiettivo che condivido.

Ma non basta chiedere ai nostri giovani di tornare.

Bisogna creare le condizioni economiche perché possano farlo.

Bisogna offrire lavoro, servizi efficienti e prospettive concrete.

Ed è proprio per questo che avevo inserito nel mio programma le due società di servizi, con l’obiettivo di creare almeno 200 opportunità occupazionali.

Io ti avevo proposto uno strumento per costruire lavoro ad Agrigento. Tu oggi chiedi agli agrigentini di tornare, ma non hai voluto nemmeno discutere quel progetto con me.

Non pretendo che la mia proposta sia l’unica possibile.

Ma sarebbe stato utile confrontarla con le tue idee, verificare i numeri e spiegare pubblicamente ai cittadini quale modello avrebbe potuto produrre maggiori benefici.

Questo sarebbe stato fare squadra.

Il 4 luglio ti ho anche rivolto pubblicamente i miei complimenti

C’è un episodio che dimostra come il mio atteggiamento non sia dettato da ostilità personale.

Il 4 luglio ti rivolsi pubblicamente i complimenti per avere affiancato gli operatori ecologici durante un intervento di bonifica.

Lo feci senza esitazioni.

E in quella stessa occasione richiamai un’altra proposta del mio programma, quella relativa agli ispettori ambientali.

Perché io non sono mai stato ipocrita.

Quando ritengo che un amministratore faccia qualcosa di positivo, lo riconosco.

Quando ritengo che sbagli, lo dico.

Non ho bisogno di attaccarti per principio e non ho alcun interesse a negare i tuoi eventuali meriti.

Ma non rinuncerò alla mia libertà di giudizio soltanto perché le mie osservazioni possono risultare scomode.

Agrigento non è una squadra privata e il sindaco non ne è il proprietario

Hai richiamato la figura di Esseneto, il grande atleta dell’antica Akragas, e l’accoglienza riservatagli dalla città dopo le vittorie olimpiche.

Hai utilizzato quell’immagine per parlare di una comunità unita.

Ma oggi Agrigento non ha bisogno soltanto di racconti suggestivi.

Ha bisogno di strade sicure, servizi efficienti, manutenzione, gestione responsabile delle risorse pubbliche e opportunità occupazionali.

Ha bisogno di amministratori capaci di ascoltare anche chi esprime opinioni differenti.

E soprattutto ha bisogno di comprendere che la città non appartiene a chi vince le elezioni.

Agrigento non è una squadra privata di Michele Sodano.

Non puoi decidere chi ha diritto di amare questa città, chi può proporre soluzioni e chi può criticare.

Puoi scegliere i tuoi assessori.

Puoi scegliere i tuoi collaboratori.

Puoi scegliere la tua strategia amministrativa.

Ma non puoi pretendere di scegliere anche le persone che hanno diritto di partecipare al dibattito pubblico.

Caro Michele, io volevo creare lavoro. Tu hai scelto un’altra strada

Voglio concludere tornando al 29 giugno.

Quel giorno ti offrii pubblicamente un programma.

Un programma che prevedeva due società di servizi, una diversa valorizzazione del patrimonio comunale e l’obiettivo di creare almeno 200 opportunità di lavoro per giovani e meno giovani agrigentini.

Non cercavo un assessorato.

Non cercavo una consulenza.

Non cercavo una poltrona.

Cercavo di mettere a disposizione della città un progetto per creare economia e occupazione.

Tu hai scelto di non raccogliere quella disponibilità.

Hai scelto i tuoi collaboratori, i tuoi assessori e il tuo modello amministrativo.

È una tua prerogativa.

Ma devi anche assumerti la responsabilità politica delle scelte che compi.

E non permetterò mai che qualcuno possa sostenere che Giuseppe Di Rosa abbia voltato le spalle ad Agrigento.

Io ho fatto la mia parte prima delle elezioni.

L’ho fatta subito dopo, il 29 giugno.

L’ho fatta il 4 luglio, riconoscendoti pubblicamente un merito.

E continuo a farla oggi, studiando gli atti e denunciando ciò che ritengo sbagliato.

Adesso sei tu che devi spiegare alla città quali risultati intendi raggiungere.

Io avevo proposto due società di servizi per creare almeno 200 posti di lavoro. Tu continui a privilegiare le esternalizzazioni.

Io ti avevo offerto la mia collaborazione. Tu hai scelto di fare a meno di me.

Io volevo discutere un programma. Tu continui a parlare di squadra.

E allora, caro Michele, permettimi un’ultima domanda.

Se vuoi davvero fare squadra per Agrigento, perché hai deciso che a scegliere tutti i giocatori debba essere soltanto tu?

Ricordati che la partita non è tua.

La squadra non è tua.

Agrigento non è tua.

È di tutti gli agrigentini, anche di quelli che non hai scelto come top player.

E io continuerò a fare la mia parte, anche senza la tua convocazione.

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Fonte: Report Sicilia

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