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Sicilia in crisi per i carburanti: ad Agrigento il gasolio supera i 2 euro

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Sicilia in crisi per i carburanti: ad Agrigento il gasolio supera i 2 euro. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

Cosa sta succedendo

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Una guerra a 7.000 chilometri di distanza colpisce le tasche degli agrigentini. Mentre l’Iran e gli USA siglano una tregua precaria, benzina e diesel continuano a salire. Scioperi degli autotrasportatori in arrivo: rischio scaffali vuoti nei supermercati

Il conto della guerra in Medio Oriente lo stanno pagando gli automobilisti siciliani, e in particolare quelli della provincia di Agrigento.  I prezzi dei carburanti nell’isola continuano a salire senza sosta, con il gasolio stabilmente sopra i 2 euro al litro e la benzina che sfiora gli 1,80 euro.

Ad Agrigento città, secondo le rilevazioni del fine settimana pasquale, la benzina in modalità self-service ha raggiunto quota 1,789 euro al litro, mentre il gasolio è arrivato a 2,159 euro. Ma sono le medie provinciali a raccontare la vera portata dell’emergenza: secondo i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la provincia di Agrigento registra prezzi tra i più alti della Sicilia, con il gasolio mediamente a 2,124 euro al litro.

Il paradosso delle accise: lo sconto che non si vede

Il governo Meloni ha tentato di arginare l’emergenza con un taglio delle accise di 24,4 centesimi al litro, inizialmente in scadenza l’8 aprile e ora prorogato fino al 1° maggio. Una misura che, secondo il Codacons, si è rivelata sostanzialmente inefficace.

“Il dato di oggi è gravissimo soprattutto per il segnale che manda al Paese”, ha dichiarato Francesco Tanasi, segretario nazionale del Codacons. “Se benzina e gasolio continuano a salire perfino a Pasqua, vuol dire che la misura varata dal Governo non sta fermando affatto la corsa dei prezzi”.

Il problema è strutturale: senza il taglio delle accise, il gasolio avrebbe raggiunto o superato i 2,33 euro al litro in rete ordinaria e 2,39 euro in autostrada. Ma l’aumento delle quotazioni internazionali ha di fatto divorato lo sconto fiscale, rendendo invisibile ai consumatori l’intervento del governo.

A complicare ulteriormente la situazione, l’ultima legge di bilancio ha proceduto a un riallineamento delle accise che ha comportato un aumento di 4,05 centesimi al litro sul gasolio, in vigore dal 1° gennaio 2026. Una scelta che oggi pesa drammaticamente su autotrasportatori e imprese.

L’isola nell’emergenza: quando la geografia diventa svantaggio

Per la Sicilia, la crisi dei carburanti ha una dimensione ancora più critica. Come regione insulare, l’isola dipende quasi totalmente dal trasporto su gomma per l’approvvigionamento delle merci: l‘88% dei beni alimentari viaggia su tir, e il trasporto marittimo verso la Sicilia assorbe ulteriori costi logistici legati al prezzo del carburante navale.

“Se il gasolio sale, sale tutto quello che viaggia su gomma o su nave”, spiega un’analisi di BlogSicilia. “E quasi tutto ciò che arriva in Sicilia fa uno o entrambi questi tragitti”.

Il costo dei traghettamenti è già lievitato in maniera significativa, nonostante il decreto legge 33/2026 abbia tentato di intervenire sugli aumenti. Ma sul costo degli imbarchi, secondo il Comitato Trasportatori Siciliani, “nulla è stato fatto”, con cifre “lievitate di importi importanti sempre a causa del caro-gasolio”.

Lo sciopero che può affamare l’isola

La situazione sta raggiungendo un punto di non ritorno. Trasportounito ha proclamato un fermo nazionale dei tir dal 20 al 25 aprile, ma per la Sicilia la mobilitazione partirà ancora prima: martedì 14 aprile.

“Non avendo avuto spiragli concreti dal Governo e in assenza di convocazione non ci rimane che fermarci nei nostri piazzali”, ha dichiarato il Comitato Trasportatori Siciliani in una nota drammatica. “Non proseguendo la nostra normale attività di carico e scarico semirimorchi dalle navi e considerando che serviamo la Grande Distribuzione Alimentare, nel giro di 3 giorni i supermercati della Sicilia si troveranno con gli scaffali vuoti“.

I porti interessati al congelamento delle attività saranno quelli di Catania, Palermo, Messina e Termini Imerese. Una paralisi che rischia di trasformare l’emergenza carburanti in un’emergenza alimentare.

Agrigento: tra turismo pasquale e bollette energetiche

Per la provincia di Agrigento la crisi arriva in un momento particolarmente delicato. Il turismo   rappresenta una delle principali voci di reddito per il territorio, risente pesantemente dell’aumento dei costi di trasporto.

Secondo l’associazione Assoutenti, spostarsi in auto durante le festività di Pasqua ha determinato un salasso a carico delle famiglie. “Per alcune tratte la spesa per i rifornimenti di gasolio, tra andata e ritorno, arriva a superare addirittura i 300 euro“, spiega il presidente Gabriele Melluso. “Ad esempio per andare da Torino a Palermo il costo medio del viaggio in auto raggiunge i 370 euro”, senza considerare i pedaggi autostradali.

Ma l’impatto non si limita al turismo. Le imprese agricole della provincia, fortemente dipendenti dal gasolio per i macchinari, vedono erodere i margini di redditività. Il governo ha previsto un credito d’imposta del 28% per le imprese agricole e gli autotrasportatori, utilizzabile in compensazione entro il 31 dicembre 2026, ma gli operatori del settore ritengono la misura insufficiente rispetto alla portata dell’emergenza.

Prospettive: tra speranza diplomatica e realismo economico

Per gli automobilisti agrigentini, come per tutti i siciliani, le prossime settimane saranno decisive. Se i colloqui di Islamabad dovessero fallire, lo scenario peggiore ipotizzato da alcuni analisti – gasolio a 3 euro al litro – potrebbe concretizzarsi rapidamente.

Nel frattempo, il Codacons ha annunciato la volontà di “promuovere la mobilitazione degli automobilisti in tutta Italia per difendere il diritto alla mobilità e il potere d’acquisto delle famiglie” in assenza di interventi più efficaci da parte del governo.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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