Centrodestra in crisi: Davide Lo Presti diventa il nuovo punto di riferimento. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo

Ad Agrigento il centrodestra si presenta ancora una volta con il solito copione fatto di vertici, telefonate, dichiarazioni solenni e formule di circostanza, mentre la città resta in attesa di capire se dietro le parole esista davvero una proposta politica credibile. L’ultimo comunicato diffuso dopo il confronto tra i coordinatori regionali di Forza Italia, Mpa-Grande Sicilia e Udc, con il coinvolgimento telefonico del commissario regionale di Fratelli d’Italia, raccontava di una coalizione pronta a nascere nel nome del “senso delle istituzioni” e dell’“amore per Agrigento”. Sono espressioni nobili, che in un contesto normale dovrebbero rassicurare. Qui, invece, finiscono per suonare come l’ennesima copertura retorica di una situazione che appare ancora fragile, confusa e piena di contraddizioni.
Un primo dato politico saltava agli occhi nel comunicato: si parla di una coalizione che dovrebbe comprendere anche la Lega, ma nella dichiarazione non compariva la firma di alcun coordinatore leghista. Ed infatti in queste ora è pervenuto il comunicato della Lega: ““Ad Agrigento nella scelta del candidato a sindaco, la coalizione di Centrodestra deve mostrare non solo unità ma nella compagine non deve essere difforme dallo schema che sostiene il presidente della Regione. Non sarebbe accettabile che nella città dei Templi si ragionasse per compartimenti stagni e si lasciasse fuori un alleato qual è la Democrazia Cristiana – ha dichiarato Nino Germanà, segretario regionale della Lega in Sicilia – . Ribadiamo per chiarezza che alla riunione odierna tra i rappresentanti di Forza Italia, Grande Sicilia e Udc, la Lega non era presente poiché il commissario di Fratelli d’Italia Luca Sbardella era impossibilitato a partecipare per motivi di salute. Ma ciò è secondario rispetto alla priorità di essere uniti alle amministrative senza sbavature o continue fughe in avanti. Sulla scelta del candidato sindaco abbiamo già ribadito nelle sedi opportune che abbiamo personalità spendibili in grado di guidare con competenza e capacità Agrigento nei prossimi cinque anni, e su cui chiediamo un confronto franco”.
La Lega prende le distanze da questo schema politico, scegliendo di non sganciarsi dalla Democrazia Cristiana di Totò Cuffaro, con cui finora ha condiviso un percorso alternativo. Il centrodestra agrigentino si trova davanti all’ennesima fotografia di divisione interna, incapace di presentarsi agli elettori con una linea definita e una direzione comune.
Il ritorno di Davide Lo Presti e il segno di una politica senza ricambio
In questo scenario prende corpo anche il nome di Davide Lo Presti, che secondo ben informati sarebbe sostenuto da MPA dell’onorevole Roberto Di Mauro, come possibile candidato sindaco per un centrodestra, che però potrebbe presentarsi senza Lega e senza la Democrazia Cristiana. Una figura da qualche tempo un po’ lontana dalla vita politica cittadina. Il messaggio che arriva è netto: manca una classe dirigente nuova, solida e riconoscibile nel centro-destra.
Lo Presti non è un nome sconosciuto. È un avvocato, è stato consigliere comunale, è stato assessore allo sport nella giunta Zambuto. Ma è proprio la sua parabola pubblica a sollevare più di una perplessità. Dal 2012 a oggi il suo percorso è segnato da passaggi, collocazioni e adesioni diverse, in una sorta di lungo giro di valzer che racconta bene la volatilità di una parte della politica locale. Dalla candidatura nella lista Grande Sud, a sostegno di Salvatore Pennica, all’esperienza amministrativa nella giunta Zambuto, passando per Cantiere Popolare, il gruppo legato a Saverio Romano (allora esponente di “Popolari e Autonomisti“, che federava in sicilia Cantiere Popolare, Movimentoper l’autonomia e Idea Sicilia di Roberto Lagalla, a sostegno del governatore Nello Musumeci), fino al desiderio manifestato due anni dopo di candidarsi a sindaco con l’appoggio di “Ora Sicilia”, per arrivare poi all’adesione a Fratelli d’Italia nel 2022 e alla sintonia rivendicata con Franco Miccichè. Oggi, secondo le ricostruzioni che circolano, si troverebbe invece vicino alle posizioni di Di Mauro.
Non si tratta di demonizzare i cambi di percorso, che in politica possono anche esistere. Il punto è un altro: quando una candidatura viene costruita su un profilo che negli ultimi dodici anni ha cambiato più volte riferimento e collocazione, è inevitabile che emerga una domanda di fondo sulla coerenza politica e sulla credibilità del progetto. Agrigento ha davvero bisogno di un candidato che rappresenti una visione stabile e riconoscibile, oppure deve accontentarsi dell’ennesima soluzione trovata nei corridoi, utile solo a tenere insieme pezzi di partito che non riescono a trovare un accordo vero?
Le frasi che rivelano una candidatura ancora senza sostanza
Le recenti dichiarazioni dello stesso Lo Presti fotografano bene questa fase di sospensione. Alla domanda se la politica gli manchi, ha risposto di sì, precisando che oggi fa l’avvocato a tempo pieno. Alla domanda su una possibile candidatura a sindaco, ha lasciato aperto uno spiraglio, dicendo che in passato glielo hanno proposto e che anche di recente qualcuno ha avanzato l’idea, ma che al momento non c’è nulla di concreto. Siamo davanti ad un’ipotesi che prende forma dentro un centrodestra ancora impantanato nelle sue incertezze.
Ed è proprio questo il nodo politico più serio. A poche settimane da una sfida decisiva per la città, il centrodestra non offre una visione, non presenta una sintesi chiara, non mostra una leadership capace di tenere insieme alleati e sensibilità diverse. Si limita a rincorrere nomi, a testare equilibri, a misurare rapporti di forza. In altre parole, continua a fare politica come se il problema fosse sistemare i pezzi della coalizione, non dare ad Agrigento una proposta seria per il suo futuro.
Agrigento merita più di una manovra di palazzo
A forza di rinviare, di trattare, di mediare e di cercare soluzioni di ripiego, il centrodestra rischia di mandare agli agrigentini un messaggio molto chiaro e poco rassicurante: non ha ancora capito chi vuole essere e, soprattutto, non ha ancora deciso dove vuole portare Agrigento. E quando una coalizione arriva a questo punto, il richiamo all’amore per la città non basta più. Serve ben altro. Serve credibilità. Serve coerenza. Serve una classe dirigente vera. Tutto quello che, almeno per ora, in questa vicenda continua a non vedersi.
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Fonte: Report Sicilia
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