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Michelino Sodano alla guida di Agrigento: un nuovo inizio per la città

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Ad Agrigento le epoche finiscono spesso senza rumore. Nessun crollo, nessuna rivoluzione: al massimo una candidatura, qualche comunicato e il solito coro di “questa volta è diverso”.

La discesa in campo dell’avvocato Gerlando Alonge viene raccontata come la fine di un ciclo lungo oltre cinquant’anni. Mezzo secolo. Un tempo sufficiente per costruire, distruggere e – soprattutto – lasciare tutto più o meno com’era. Perché il vero talento della politica agrigentina non è cambiare le cose, ma cambiare le facce lasciando intatto il copione.

E nel nuovo atto entra Michele Sodano, Michelino per chi lo conosce. Giovane, motivato, probabilmente ancora convinto che bastino idee, buona volontà e qualche notte insonne per rimettere in piedi una città che da anni sembra vivere in una perenne emergenza programmata.

Spoiler: non basta.

Perché amministrare Agrigento non è governare una città. È tentare di dare un senso a un sistema che il senso lo ha perso da tempo, se mai lo ha avuto. È come cercare di rimettere in linea un treno mentre i binari cambiano direzione sotto i piedi.

Chi c’è passato prima lo sa. Franco Miccichè, persona perbene, e già questo dovrebbe far riflettere, ha provato a fare il sindaco in mezzo a una tempesta perfetta: pochi strumenti, troppe pretese e una macchina amministrativa che definire “complicata” è un esercizio di ottimismo.

Risultato? Il copione di sempre: entusiasmo iniziale, realtà che presenta il conto, e infine il lento logoramento. Non personale, ma sistemico. Perché ad Agrigento il problema non è chi governa. È quello che si trova davanti.

E allora sì, Alonge è una persona perbene. E probabilmente avrebbe fatto la stessa fine. Perché qui la “fine” non è un fallimento individuale: è quasi una prassi amministrativa.

Ora tocca a Michelino.

A lui gli auguri non bastano, ma sono tutto quello che si può offrire senza mentire. Buon lavoro, davvero. Perché serviranno pazienza, resistenza e una certa dose di incoscienza. E magari anche una qualità rara da queste parti: la capacità di sorprendere.

Anche se, diciamolo senza troppi giri di parole, ad Agrigento la vera sorpresa non sarebbe il cambiamento.

Sarebbe che qualcosa, per una volta, funzioni.

N.B. Michelì, in passato credo che non ci siamo amati. Ora sarai il mio prossimo sindaco e ti chiedo davvero con il cuore la seguente: “Ama questa città con tutte le tue forze a aiutala a risollevarsi. Buon lavoro…”

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Fonte: Sicilia24h

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