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Scoperto un bordello gestito da agrigentini nel cuore della città

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Agrigento sta toccando uno dei punti più bassi della sua storia politica recente, e non serve più usare mezze parole per dirlo. Quello che si sta consumando sotto gli occhi di tutti non è una normale competizione elettorale: è una degenerazione totale del senso stesso della politica.

Candidati che spuntano a raffica, spesso senza alcuna statura, senza un’idea di città, senza nemmeno il pudore di nascondere improvvisazione e opportunismo. Liste improvvisate, simboli usati e abbandonati come figurine, alleanze costruite su convenienze personali e disfatte nel giro di poche ore. Non c’è visione, non c’è serietà, non c’è rispetto.

E la cosa più grave è che nessuno si salva. Nessuno. Non i partiti tradizionali, incapaci di tenere insieme una linea e divorati da faide interne. Non i movimenti che predicavano cambiamento e oggi si perdono in ambiguità e calcoli. Non i singoli candidati, molti dei quali sembrano più interessati a esistere politicamente che a governare davvero.

Sinistra spaccata, Destra peggio ancora, 5 stelle promuovono ma senza usare il proprio simbolo, Gentile che scende in campo con la Lega e non si è capito il perchè, l’ottantenne Sodano che vuole concorrere da solo per seminare zizzania convinto che il popolo agrigentino è tutto con lui. E quando il “satirico” dopo anni di battaglie per il lieto fine (la candidatura) scende in campo, subito si mette da parte e rinuncia. Adesso altri 5 anni di satira azzanna sindaci. Conte e la Schlein che fanno le prove per una guerra fra pochi intimi e abbastanza azzoppati.

È un circo. Un caos rumoroso, inconcludente, sterile. E mentre si litiga per posizioni, simboli e candidature, Agrigento resta lì, ferma, abbandonata, schiacciata dai suoi problemi reali che nessuno sembra avere il coraggio o la capacità di affrontare seriamente.

Ma il colpo più duro, forse, non arriva nemmeno da questa classe politica disastrosa. Arriva da una cittadinanza che continua a oscillare tra indignazione e inerzia. Si protesta, si critica, si denuncia — e poi tutto resta uguale. Sempre gli stessi meccanismi, sempre lo stesso degrado, sempre la stessa rassegnazione travestita da impotenza.

La verità è brutale: questo spettacolo indecente è lo specchio di un sistema che si autoalimenta. Una politica mediocre che prospera in un contesto che non riesce — o non vuole — spezzare il ciclo.

Agrigento non è solo vittima. Rischia di diventare complice di questo disastro.

E se non ci sarà uno scatto, una presa di coscienza vera, collettiva, radicale, allora questo non è il punto più basso. È solo l’inizio della caduta.

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Fonte: Sicilia24h

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