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Agrigento 2025, il professor Seddio chiede trasparenza per la città

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Agrigento 2025, il professor Seddio chiede trasparenza per la città. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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Non è un attacco politico, ma una riflessione dura, lucida e profondamente culturale quella affidata dal professor Pasquale Seddio a un lungo intervento sul destino di Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025 e, soprattutto, sul silenzio che oggi avvolge ciò che avrebbe dovuto rappresentare la più grande occasione di rilancio per la città dei Templi.

Un intervento che arriva mentre la città è nel pieno della campagna elettorale e mentre, paradossalmente, proprio il tema di Agrigento 2025 sembra essere scomparso dal dibattito pubblico.

Seddio parte da una domanda semplice ma devastante:

“Dopo 5 anni di governo cittadino e una Capitale italiana della cultura iscritta nel palmarès della città dei Templi, i cervelli agrigentini sono ancora in fuga o semplicemente in movimento?”

Una riflessione che colpisce il cuore del problema: cosa ha lasciato realmente Agrigento 2025 alla città?

“Su Agrigento 2025 vige un silenzio complice”

Secondo il professore, ciò che è accaduto negli ultimi quattro anni “non è un segreto”, eppure attorno alla gestione di Agrigento Capitale Italiana della Cultura si sarebbe creata una sorta di “cecità elettiva”.

Parole pesanti, che descrivono una città dove – secondo Seddio – molti preferirebbero “non vedere” pur di non sentirsi corresponsabili rispetto a ciò che è accaduto e rispetto a ciò che invece avrebbe dovuto essere realizzato.

Il professore parla apertamente di:

“omertà collettiva e interessata”

che non riguarderebbe soltanto la città ma anche molti dei protagonisti dell’esperienza di Agrigento 2025.

La relazione finale già pronta ma ancora non pubblica

Il passaggio forse più delicato riguarda la relazione finale della Fondazione Agrigento 2025.

Secondo quanto scrive Seddio, la valutazione conclusiva sarebbe già nella disponibilità della Fondazione, ma non sarebbe stata ancora presentata pubblicamente.

Un elemento che apre interrogativi politici e amministrativi enormi, soprattutto alla luce del fatto che – sempre secondo il professore – si starebbe tentando di “guadagnare tempo”, nella speranza che il Consiglio comunale attuale o quello futuro proceda rapidamente verso la liquidazione della Fondazione senza prima rendere pubblici risultati, impatti ed esiti dell’intera operazione culturale.

Un’accusa indiretta ma chiarissima.

“La valutazione è cultura”

Il cuore dell’intervento di Seddio è però un altro: il concetto stesso di valutazione pubblica.

Per il professore, la valutazione non è un atto burocratico, ma un processo democratico e culturale.

“La valutazione è cultura: cultura del dato, del confronto sociale trasparente, della ricostruzione corretta dei legami tra fenomeni, del miglioramento a partire dall’analisi dei problemi e dei risultati”.

Una frase che assume un significato ancora più forte in una città dove, negli ultimi mesi, il tema dei milioni di euro investiti per Agrigento 2025 è diventato quasi un tabù.

Seddio sottolinea inoltre come i dati “non parlino da soli” e come vadano spiegati, contestualizzati e interpretati, perché i dati sono “prodotti sociali” e, proprio per questo, devono poter essere discussi pubblicamente.

Il nodo politico e culturale

L’intervento del professore riapre inevitabilmente una questione che in questi mesi Report Sicilia ha sollevato più volte: cosa resterà realmente alla città dopo Agrigento Capitale Italiana della Cultura?

Infrastrutture?
Occupazione stabile?
Turismo destagionalizzato?
Servizi?
Rigenerazione urbana?
Opportunità per i giovani?

Oppure soltanto eventi, passerelle, consulenze, finanziamenti distribuiti e una lunga scia di interrogativi mai chiariti fino in fondo?

Domande che oggi tornano con forza proprio attraverso le parole di uno dei principali osservatori del progetto culturale agrigentino.

L’attesa della città

Seddio conclude mantenendo un tono istituzionale e fiducioso, auspicando che la Fondazione presenti pubblicamente alla città e ai portatori d’interesse la valutazione d’impatto già consegnata.

Ma il suo intervento lascia una sensazione precisa: ad Agrigento, più che la chiusura di un’esperienza culturale, si sta tentando di chiudere rapidamente una stagione politica e amministrativa senza affrontare davvero il bilancio pubblico di ciò che è stato fatto.

E forse è proprio questo il punto più scomodo sollevato dal professore: senza trasparenza, senza confronto pubblico e senza una valutazione reale degli impatti, Agrigento 2025 rischia di trasformarsi da occasione storica a enorme occasione mancata.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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