Al momento stai visualizzando Agrigento – AICA, debiti milionari e conti pignorati: chi salverà l’azienda?

Agrigento – AICA, debiti milionari e conti pignorati: chi salverà l’azienda?

  • Autore dell'articolo:
  • Categoria dell'articolo:Sport
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

Agrigento – AICA, debiti milionari e conti pignorati: chi salverà l’azienda?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

Cosa sta succedendo

⏱️Tempo di lettura: 16 min

Il presidente Schifani e l'ad Aica Danila Nobile

Due fatti nello stesso giorno

Il 13 ottobre l’Assemblea dei Sindaci di AICA, l’Azienda Idrica Comuni Agrigentini, ha esaminato il bilancio 2025, chiuso con un utile di 51.351 euro. Lo stesso giorno la presidente Danila Nobile ha confermato a Report Sicilia che un conto corrente dell’azienda era stato bloccato da un pignoramento. Secondo la presidente il creditore non vanta alcun credito verso AICA. Vanta un credito verso Voltano S.p.A., la società da cui AICA avrebbe ricevuto «la sola gestione delle reti idriche», senza acquisirne né crediti né debiti. L’azienda ha presentato opposizione al decreto e al pignoramento e attende il giudice. Gli stipendi del personale risultano pagati. Il vincolo riguarda un solo conto.

Presi da soli, i due fatti si prestano a letture opposte: da un lato un’azienda che chiude in attivo, dall’altro un’azienda con i conti sotto esecuzione. Letti insieme, e confrontati con i documenti pubblici degli ultimi due anni, mostrano un quadro più preciso. Il bilancio di AICA misura la competenza, cioè ricavi e costi maturati. Le esecuzioni dei creditori colpiscono la cassa, cioè il denaro disponibile oggi. In AICA le due grandezze sono lontane, e la distanza è il vero problema finanziario dell’azienda.

1. Il nodo Voltano: che cosa ha ricevuto davvero AICA

Una requisizione, non un’acquisizione

Per capire perché un creditore di Voltano bussi ai conti di AICA bisogna risalire al luglio 2024, nel pieno della crisi idrica. Il 6 luglio 2024 il prefetto di Agrigento Filippo Romano ha requisito con ordinanza le reti in uso a Voltano S.p.A. e le ha affidate in uso temporaneo ad AICA, quale gestore del servizio idrico integrato, «fino alla cessazione dello stato di emergenza». L’ordinanza stabiliva che le spese di gestione e manutenzione fossero a carico di AICA, senza oneri per Voltano. La motivazione era la necessità di concentrare la distribuzione in un unico gestore durante l’emergenza. La chiusura delle reti Voltano, legata alla riduzione delle forniture di Siciliacque per morosità della società, ostacolava anche il rifornimento con autobotti.

La distinzione giuridica è netta. Una requisizione in uso è un atto autoritativo temporaneo: trasferisce la disponibilità di un bene per un’urgenza pubblica, non la proprietà né l’azienda. Non è una cessione d’azienda. Solo la cessione d’azienda, in base all’art. 2560 del codice civile, rende l’acquirente responsabile dei debiti dell’azienda ceduta che risultano dai libri contabili obbligatori. Se il passaggio è avvenuto soltanto in forza dell’ordinanza prefettizia, la posizione espressa dalla presidente Nobile poggia su una base solida. AICA ha in uso delle reti, non è subentrata nei rapporti debitori di Voltano.

Le tre strade per cui un creditore di Voltano può arrivare ad AICA

Il punto che resta da chiarire è il titolo su cui si regge il pignoramento. Senza leggere gli atti non si può stabilire quale strada abbia seguito il creditore. Le ipotesi tecnicamente possibili sono tre, e hanno conseguenze molto diverse.

  1. La tesi della successione. Il creditore sostiene che AICA sia subentrata a Voltano, per esempio perché ne gestisce di fatto le utenze, ne incassa le tariffe o ne impiega personale e mezzi. Avrebbe quindi ottenuto un decreto ingiuntivo direttamente contro AICA. È la lettura più coerente con le parole della presidente, che parla di opposizione «al decreto». In questo caso la partita si gioca sulla differenza fra requisizione e trasferimento d’azienda, e AICA ha buoni argomenti.
  2. Il pignoramento presso terzi. Il creditore pignora i crediti che Voltano vanta verso Per esempio, l’art. 835 del codice civile riconosce al proprietario di un bene requisito una giusta indennità; un credito simile potrebbe derivare anche dalle tariffe incassate sulle utenze ex Voltano. AICA sarebbe allora «terzo pignorato», obbligata a dichiarare e accantonare le somme dovute a Voltano, non debitrice in proprio. Il blocco di un conto di AICA, però, si concilia male con questo schema. Perciò, se così fosse, l’opposizione dovrebbe contestare soprattutto l’estensione del vincolo.
  3. Un regime transitorio previsto da atti dell’ATI. Delibere o convenzioni dell’Assemblea Territoriale Idrica potrebbero aver disciplinato il passaggio delle gestioni consortili (Voltano, Tre Sorgenti) in modo diverso da quanto si ricava dall’ordinanza. Nel gennaio 2024 la Consulta di AICA contestava al piano tariffario ATI del novembre 2022 di aver dato per assorbiti i consorzi Voltano e Tre Sorgenti, quando non lo erano.

 Una domanda in più: lo stato di emergenza è ancora in vigore?

L’ordinanza del 2024 vale «fino alla cessazione dello stato di emergenza». Se l’emergenza fosse cessata senza proroga, il titolo con cui AICA gestisce le reti Voltano andrebbe ridefinito con un atto dell’ATI o con una convenzione. Diversamente la situazione resterebbe in una zona grigia, e proprio lì un creditore può costruire la tesi del subentro di fatto. È una verifica che l’azienda e la Prefettura possono chiudere con un solo documento.

Che cosa succede, in pratica, mentre si attende il giudice

Nel pignoramento presso terzi la banca deve trattenere le somme entro l’importo del credito precettato aumentato della metà (art. 546 c.p.c.). L’opposizione non libera automaticamente il conto. Serve un provvedimento di sospensione: dell’esecuzione, se si contesta il diritto di procedere, oppure della provvisoria esecutorietà del decreto, se questa era stata concessa. Quanto pesi il blocco dipende quindi da tre dati che oggi non sono pubblici: l’importo, la data di notifica, la data dell’udienza. Per un’azienda che, secondo quanto riferito, a ottobre aveva disponibilità molto limitate, un vincolo anche modesto può decidere quali fornitori vengono pagati nel mese.

2. PagoPA e conto postale: una scelta che precede il caso Voltano

Uno degli interrogativi sollevati riguarda l’invito a pagare con PagoPA, con incassi che confluirebbero su un rapporto postale. Gli atti pubblici di AICA permettono di datare la scelta. Il 19 novembre 2025 l’azienda ha comunicato agli utenti che il vecchio IBAN presso la Banca di Credito Cooperativo Agrigentino non era più valido. Da quel momento i pagamenti dovevano passare dal circuito PagoPA. La disposizione è quindi di quasi un anno anteriore all’azione del creditore di Voltano. Segue invece il pignoramento di Siciliacque del 28 luglio 2025, che aveva bloccato i conti correnti aziendali.

Due chiarimenti servono a evitare letture sbagliate. Primo: PagoPA è il canale ordinario degli incassi delle pubbliche amministrazioni, e indirizzare lì gli utenti è legittimo. Secondo: un conto postale non è al riparo dai creditori. Le somme di un debitore sono pignorabili presso qualunque intermediario, quindi convogliare gli incassi su un rapporto diverso non sottrae nulla alle esecuzioni. La domanda giusta, dunque, non è se AICA stia «nascondendo» la cassa. È come AICA organizzi la tesoreria: quanti conti ha, su quali transitano gli incassi tariffari e quali pagamenti hanno la priorità. Sono informazioni che un’azienda sotto esecuzioni ricorrenti dovrebbe rendere note ai soci.

3. Il bilancio 2025: un utile contabile, una perdita di cassa

Il peso degli interessi di mora

In Assemblea l’assessore del Comune di Agrigento Giuseppe Riccobene ha messo in fila alcuni numeri, riportati da Report Sicilia. Nel bilancio 2025 risultano circa 1.045.000 euro di interessi di mora su crediti scaduti. Senza quella posta, l’esercizio chiuderebbe con una perdita di quasi un milione di euro (esattamente −993.649 euro). Gli interessi di mora valgono circa venti volte l’utile.

Iscrivere per competenza gli interessi maturati sui ritardi degli utenti non è di per sé irregolare. Il principio contabile sui crediti (OIC 15) chiede però che il valore iscritto sia quello di presumibile realizzo. Interessi maturati su crediti vecchi e difficili da incassare vanno svalutati quanto il capitale cui si riferiscono. La domanda tecnica è dunque una sola: con quale percentuale di incasso storico AICA ha stimato quegli interessi?

Crediti in aumento, fondo esiguo

I crediti da riscuotere sono stati indicati in circa 55 milioni di euro, in crescita di circa 16 milioni sull’anno precedente. Il fondo svalutazione crediti è di circa 3,4 milioni, pari al 6,2% dei crediti. Per un gestore del Mezzogiorno, con utenze in parte ancora a forfait e turnazioni che rendono difficile staccare i morosi, è una copertura che va spiegata. Il metodo tariffario ARERA, infatti, riconosce al Sud un costo della morosità sensibilmente più alto che al Nord, nell’ordine di qualche punto percentuale del fatturato per ogni anno di emissione. Il valore esatto va verificato sulla delibera tariffaria vigente. Un fondo che copre il 6% di uno stock accumulato in più esercizi può risultare sottodimensionato.

Un raffronto grossolano dà la misura del fenomeno. Rapportati al valore della produzione 2024 (46,6 milioni, ultimo dato pubblicato), 55 milioni di crediti equivalgono a oltre 14 mesi di fatturato non incassato. Il dato va preso con cautela, perché i crediti comprendono anche partite verso i Comuni e verso altri enti. Ma indica che una parte rilevante dei ricavi esiste solo sulla carta.

Una quota di questi crediti è dovuta dai soci stessi. Nel 2025 si stimavano circa 6,5 milioni di euro di bollette comunali non pagate dai Comuni soci. In Assemblea il sindaco di Favara ha chiesto di sapere quali Comuni siano in regola e quali no. È un dato che l’azienda possiede e che i Consigli comunali hanno diritto di conoscere, Comune per Comune.

768 giorni per pagare: l’asimmetria delle more

Il secondo numero è il tempo medio di pagamento dei fornitori nel 2025: 768 giorni. La governance aziendale ha richiamato miglioramenti successivi. Ma il dato riferito all’esercizio è circa tredici volte il termine massimo di 60 giorni previsto dalla disciplina europea sui ritardi di pagamento della pubblica amministrazione (d.lgs. 231/2002). Va anche chiarito se si tratti del tempo medio totale o dell’«indicatore di tempestività» previsto dall’art. 33 del d.lgs. 33/2013. L’indicatore misura il ritardo medio oltre la scadenza, ponderato per importo, e va pubblicato ogni trimestre insieme all’ammontare dei debiti e al numero delle imprese creditrici.

Qui emerge un’asimmetria che il bilancio non rende evidente. AICA iscrive fra i ricavi le more che matura sui propri utenti. I suoi fornitori, però, hanno diritto per legge a interessi moratori pari al tasso BCE maggiorato di 8 punti, oggi intorno al 10% annuo. Su debiti verso fornitori indicati in Assemblea in circa 67 milioni, il tetto teorico è dell’ordine di 6-7 milioni l’anno. È un massimo, non una stima, perché molti creditori non agiscono. Ma il contenzioso con Siciliacque e i pignoramenti ricorrenti dimostrano che alcuni lo fanno. Riccobene ha richiamato accantonamenti per rischi e contenziosi, tra cui una possibile sanzione ARERA. Va verificato se fra questi fondi figurino anche gli interessi passivi di mora.

Un patrimonio netto ancora negativo

Le relazioni di mandato del Comune di Agrigento riportano per AICA un patrimonio netto negativo di 1.283.134 euro nel 2021 e di 458.779 euro nel 2024. Il bilancio 2025 aggiunge 51.351 euro di utile. In assenza di ripiani o versamenti dei soci nel corso dell’anno, il patrimonio resterebbe negativo intorno a −407 mila euro. È una nostra stima, da verificare sullo stato patrimoniale approvato. Un patrimonio netto negativo è, nella prassi professionale, il primo segnale di allerta sulla continuità aziendale. La relazione del collegio dei revisori sul 2025 dovrebbe dire se e con quali riserve l’hanno valutata.

Figura. (a) Risultato d’esercizio di AICA 2021-2025; l’ultima colonna mostra il 2025 al netto di circa 1,045 milioni di interessi di mora. (b) Crediti, fondo svalutazione e debiti verso fornitori 2025 come riferiti in Assemblea.

4. Siciliacque: il creditore che misura la crisi

Il pignoramento del creditore di Voltano è l’ultimo di una serie. Il creditore principale di AICA è Siciliacque, la società che vende acqua all’ingrosso con gli acquedotti sovrambito. Le tappe documentate:

  • 30 aprile 2024. Il Tribunale di Palermo emette un decreto ingiuntivo contro AICA per 18.961.184,37 euro. AICA propone opposizione.
  • 28 dicembre 2024. Un’ordinanza concede l’esecuzione provvisoria parziale per 2.280.721,73 euro. Siciliacque pignora i crediti di AICA verso trenta Comuni.
  • 28 luglio 2025. Nuovo pignoramento presso terzi; i conti correnti aziendali vengono bloccati. Il 22 agosto AICA annuncia un accordo che consente di sbloccarli e di pagare gli stipendi ai 283 dipendenti.
  • Novembre 2025. La Regione dispone un’anticipazione di 10 milioni ad AICA. La commissione Bilancio dell’ARS aveva approvato 20 milioni (10 nel 2026 e 10 nel 2027), da restituire in dieci anni.
  • 3 gennaio 2026. Dopo una nuova ordinanza del Tribunale, AICA dichiara che, se l’importo risulterà dovuto, lo pagherà con le risorse regionali.
  • Giugno 2026. La giunta regionale stanzia un altro milione per AICA, per i costi di approvvigionamento estivi, e un milione all’ATI per sostituire i contatori obsoleti.
  • Agosto 2026. In una lettera di 17 pagine al deputato regionale Ismaele La Vardera, pubblicata da Report Sicilia, Siciliacque scrive che il suo credito verso AICA aveva raggiunto circa 23,3 milioni di euro. Dopo la prima tranche regionale si sarebbe ridotto a circa 16,1 milioni.
  • 18 settembre 2026. Il Tribunale di Palermo ingiunge ad AICA il pagamento di 11.501.441,94 euro di capitale, provvisoriamente esecutivo. Siciliacque aveva chiesto 12.444.815,47 euro. Il giudice ha escluso gli interessi di mora maturati da settembre 2021 e ha detratto 743.373,53 euro già versati nel corso del giudizio.

Due osservazioni. La prima: la difesa di AICA ha ottenuto risultati parziali (esclusione delle more, riduzione della pretesa), ma resta un debito esecutivo superiore agli 11 milioni. La seconda: l’anticipazione regionale non cancella il debito, lo trasforma. AICA ha cambiato creditore, dalla Siciliacque alla Regione, e dovrà restituire le somme in dieci anni con la tariffa. Se i 20 milioni saranno erogati per intero, si tratta di circa 2 milioni l’anno di rimborsi, cioè quaranta volte l’utile 2025. La relazione sui flussi di cassa 2026-2028, approvata dall’Assemblea il 30 dicembre 2025, dovrebbe mostrare come quelle rate stiano insieme ai pagamenti correnti. Non risulta pubblicata.

Perché il debito con Siciliacque si riforma

Il debito verso il grossista non è un incidente: deriva dalla struttura del servizio. Sia i sindaci di AICA, nel novembre 2025, sia Siciliacque, nella lettera dell’agosto 2026, indicano perdite di rete vicine o superiori al 60%. Con perdite del 60%, su 100 metri cubi acquistati all’ingrosso ne arrivano agli utenti, e possono essere fatturati, circa 40. Ogni metro cubo venduto costa ad AICA due metri cubi e mezzo comprati. Il costo dell’acqua persa è pagato in tariffa da chi paga, oppure finisce in debito verso Siciliacque. Il milione regionale per i contatori va nella direzione giusta. Ma finché la rete distrutta non sarà rifatta, ogni stagione secca riprodurrà la stessa dinamica.

5. I Comuni soci: proprietari, debitori e garanti di fatto

AICA è un’azienda speciale consortile con personalità giuridica: i suoi debiti non diventano automaticamente debiti dei Comuni. Quando però le perdite vengono ripianate, il conto arriva ai soci in proporzione alle quote. È già successo: per le perdite 2021 e 2022 ai Comuni è stato chiesto un ripiano complessivo di circa 4,34 milioni, di cui 659.042,87 euro al Comune di Agrigento.

Sulla quota di Agrigento circolano due cifre diverse. Il 15,04% compare nelle relazioni di mandato. Il 15,38% risulta dal calcolo sulle quote nominali pubblicate da AICA (3.008,40 euro su 19.564,40).  

Ci sono poi due rischi che riducono le entrate tariffarie. Ci sono Comuni che non hanno ancora conferito reti e impianti, fra cui i Comuni «salvaguardati». E c’è la richiesta di Palma di Montechiaro di proseguire la gestione autonoma, contro cui il Comune di Agrigento ha minacciato di rivolgersi alla Corte dei conti. Un gestore unico che sostiene costi fissi d’ambito senza incassare le tariffe delle reti più redditizie vede peggiorare il proprio equilibrio. Infine i revisori del Comune di Agrigento, nell’aprile 2026, hanno indicato come inevaso l’adempimento sul controllo analogo su AICA. Il socio con la quota maggiore non dispone ancora di uno strumento strutturato per vigilare sull’azienda di cui è proprietario.

6. Perché i creditori pignorano, invece di trattare

C’è una ragione di sistema per cui AICA subisce esecuzioni individuali a ripetizione. Secondo l’orientamento prevalente, un’azienda speciale è un ente pubblico economico e, in quanto ente pubblico, non è soggetta alle procedure concorsuali ordinarie. I creditori non possono chiederne la liquidazione giudiziale, e ciascuno cerca di soddisfarsi per conto proprio. Ne nasce una corsa al conto corrente, in cui chi notifica per primo blocca la cassa che serve a tutti, compresi gli altri fornitori e i lavoratori. Del resto le tutele di impignorabilità previste per gli enti locali dall’art. 159 del Testo unico non si estendono automaticamente alle loro aziende.

Per questo la risposta non può essere solo difensiva, un’opposizione per ogni pignoramento. Serve un piano di risanamento con quattro elementi: un censimento completo dei debiti scaduti, accordi di rientro con i creditori principali, una tesoreria pianificata e l’impegno formale dei soci sul ripiano delle perdite e sul pagamento delle proprie bollette. La relazione sui flussi di cassa 2026-2028 e il Piano industriale 2025-2035 approvati a dicembre sono i documenti in cui questo piano dovrebbe già esistere. Renderli pubblici, insieme ai numeri, varrebbe più di qualunque rassicurazione.

7. Le domande che hanno una risposta documentale

Sul pignoramento Voltano

  1. Data di notifica, importo precettato e somme effettivamente vincolate sul conto.
  2. Natura del titolo: decreto ingiuntivo contro AICA come presunta successora, oppure pignoramento presso terzi di crediti di Voltano verso AICA.
  3. Testo dell’opposizione, data dell’udienza ed eventuale istanza di sospensione.
  4. Ordinanza prefettizia del 6 luglio 2024, sue proroghe ed eventuale indennità di requisizione dovuta a Voltano.
  5. Verbale di consegna delle reti, elenco delle utenze ex Voltano gestite e chi ne incassa le tariffe.
  6. Eventuali crediti di AICA verso Voltano e Acque del Voltano.

Sul bilancio 2025

  1. Nota integrativa: anzianità dei crediti per fascia, criteri del fondo svalutazione, metodo di stima degli interessi di mora attivi.
  2. Crediti verso i Comuni soci, Comune per Comune.
  3. Debiti scaduti verso fornitori, interessi passivi di mora e fondi rischi (incluso il rischio di sanzione ARERA).
  4. Indicatori trimestrali di tempestività dei pagamenti e ammontare dei debiti pubblicati ai sensi dell’art. 33 d.lgs. 33/2013.
  5. Rendiconto finanziario, relazione del collegio dei revisori e giudizio sulla continuità aziendale.

Sulla sostenibilità finanziaria

  1. Relazione sui flussi di cassa 2026-2028 e piano di restituzione dell’anticipazione regionale.
  2. Piano di pagamento dell’ordinanza Siciliacque del 18 settembre 2026, con indicazione delle risorse (regionali, aziendali, dei soci).
  3. Prospetto ufficiale delle quote di partecipazione e degli eventuali ripiani deliberati.

Conclusione: prima misurare, poi rassicurare

Il pignoramento di oggi può davvero riguardare un debito che non appartiene ad AICA. Gli atti noti, a partire dalla requisizione prefettizia, rendono plausibile la posizione dell’azienda, e sarà il giudice a dirlo. Ma il caso Voltano non è un’anomalia isolata: è il sintomo di una fragilità che lo rende possibile. Un’azienda con patrimonio netto negativo, crediti che crescono più degli incassi, fornitori pagati dopo due anni e un grossista che si fa pagare in tribunale non ha margini di cassa per assorbire neppure una pretesa infondata. L’utile di 51 mila euro è un risultato contabile che si regge su interessi ancora da incassare. La continuità del servizio dipende da altro: dalla cassa, dal recupero dei crediti, dalla riduzione delle perdite di rete e da soci che paghino e controllino.

Difendere la gestione pubblica dell’acqua significa anche questo: pubblicare i numeri prima che li scriva un ufficiale giudiziario.

Leggi anche: Altre notizie su Sport

Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

Lascia un commento