Agrigento – AICA vuole chiudere l’acqua ai residenti di via Graceffo: L’Azienda rischia di essere sommersa dai contenziosi. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Attualità.
Cosa sta succedendo

Le prime memorie legali contestano l’applicazione dell’articolo 48 del D.P.R. 380/2001 alle utenze storiche. Coinvolte famiglie con anziani, bambini, persone fragili e disabili
AICA vuole procedere alla verifica della regolarità urbanistico-edilizia degli immobili serviti dalla rete idrica in via Graceffo, ad Agrigento, prospettando il mantenimento oppure la cessazione delle forniture.
Una decisione destinata ad aprire uno scontro legale di proporzioni rilevanti. Le prime risposte degli avvocati sono già arrivate e, se l’Azienda dovesse procedere con distacchi generalizzati, AICA rischierebbe di essere sommersa da ricorsi, richieste cautelari e domande di risarcimento dei danni.
Il punto sollevato dai legali è preciso: l’articolo 48 del D.P.R. 380/2001 può essere applicato automaticamente anche a utenze domestiche attive da oltre quarant’anni, relative a immobili costruiti prima del 1977 e a contratti stipulati prima del 17 marzo 1985?
Secondo le memorie trasmesse ad AICA, la risposta sarebbe negativa.
Il caso dell’anziana residente da oltre quarantacinque anni
Una delle memorie riguarda una donna di 85 anni che, secondo quanto rappresentato dai suoi difensori, abita stabilmente nell’immobile di via Graceffo da oltre quarantacinque anni.
La fornitura idrica sarebbe attiva da più di quarant’anni e deriverebbe da un contratto intestato originariamente al marito. Dopo il decesso dell’uomo, avvenuto nel 2011, il gestore avrebbe accettato e registrato la voltura in favore della moglie senza richiedere documentazione relativa alla regolarità urbanistica.
L’utenza, dunque, non sarebbe una nuova fornitura richiesta per realizzare o servire un’opera abusiva, ma un rapporto contrattuale storico, mantenuto nel tempo dai diversi gestori e regolarmente pagato.
I legali sottolineano inoltre le condizioni di fragilità della donna. La cessazione dell’acqua, sostengono, provocherebbe un pregiudizio immediato sotto il profilo sanitario, igienico e della dignità personale.
Nella memoria si avverte AICA che l’eventuale interruzione potrebbe determinare iniziative giudiziarie e richieste di risarcimento.
Altri quattordici utenti diffidano AICA
Non si tratta di un caso isolato.
Un secondo riscontro legale riguarda altri quattordici residenti di via Graceffo raggiunti dalle comunicazioni di avvio del procedimento datate 13 agosto 2026.
Anche in questo caso viene contestato il richiamo all’articolo 48 del Testo unico dell’edilizia. Secondo il legale, gli immobili sarebbero stati realizzati prima del 30 gennaio 1977 e sarebbero dotati da decenni dei tradizionali servizi a rete.
Gli utenti, inoltre, non starebbero chiedendo nuovi allacci: sarebbero titolari di contratti di somministrazione risalenti, nei quali AICA sarebbe subentrata ai precedenti gestori.
La diffida evidenzia un ulteriore elemento che non può essere ignorato: gli immobili interessati costituirebbero l’unica e principale abitazione delle famiglie coinvolte, composte anche da anziani, bambini e persone con disabilità.
Privarle totalmente dell’acqua significherebbe, secondo la contestazione presentata, rendere immediatamente inabitabili le abitazioni e compromettere diritti fondamentali come la salute, l’abitazione e la dignità della persona.
Utenze storiche e nuovi allacci non sono la stessa cosa
È questo il cuore della vicenda.
AICA non può trattare indistintamente situazioni profondamente differenti. Una cosa è una nuova richiesta di allaccio destinata a servire un immobile privo di titolo; altra cosa è una fornitura domestica attiva da più di quarant’anni, regolarmente pagata e destinata alla prima abitazione di una famiglia.
Le memorie difensive sostengono che il divieto previsto dall’articolo 48 non potrebbe essere applicato retroattivamente ai contratti già esistenti prima dell’entrata in vigore della disciplina introdotta dalla legge sul condono edilizio del 1985.
Si tratta della posizione dei legali, che dovrà essere valutata da AICA e, qualora il confronto dovesse spostarsi nelle aule giudiziarie, dai giudici competenti. Ma l’Azienda non può fingere che il problema non esista.
Ogni utenza presenta una storia contrattuale, una situazione urbanistica e condizioni familiari differenti. Prima di assumere qualsiasi decisione, AICA deve esaminare le memorie, verificare la data di attivazione dei contratti, valutare le eventuali volture e considerare la presenza di anziani, minori, disabili e persone fragili.
AICA rischia una valanga di cause
Procedere con distacchi automatici o collettivi potrebbe rappresentare un errore amministrativo ed economico enorme.
Ogni famiglia potrebbe presentare un ricorso urgente per impedire l’interruzione della fornitura. Potrebbero seguire richieste di sospensione dei provvedimenti, domande risarcitorie e ulteriori azioni connesse alle conseguenze sanitarie e abitative provocate dalla mancanza d’acqua.
AICA dovrebbe quindi difendere davanti ai giudici ogni singolo provvedimento, sostenendo costi legali e impegnando personale e risorse. Tutto questo graverebbe su un’Azienda che attraversa già una situazione finanziaria pesantissima.
E alla fine, ancora una volta, il conto rischierebbe di ricadere sui Comuni soci e quindi sui cittadini.
La presidente Danila Nobile e il Consiglio di amministrazione dovrebbero spiegare se sia stata effettuata una valutazione preventiva del rischio legale ed economico. Dovrebbero chiarire quanti procedimenti siano stati avviati, quanti utenti siano coinvolti e quale sia il costo potenziale di decine di contenziosi.
L’abusivismo non si combatte chiudendo i rubinetti
Contrastare l’abusivismo è necessario, ma bisogna farlo attraverso gli strumenti urbanistici previsti dalla legge e nei confronti di chi ha la competenza per intervenire.
Se un immobile deve essere demolito, gli organi competenti adottino ed eseguano i provvedimenti previsti. Non si può, invece, pensare di risolvere decenni di inerzia amministrativa chiudendo improvvisamente l’acqua a famiglie che vivono negli stessi luoghi da quarant’anni e che hanno sempre ricevuto e pagato regolarmente il servizio.
L’acqua non può diventare una sanzione sostitutiva né uno strumento per rendere inabitabile un immobile senza che siano state attentamente valutate tutte le circostanze.
Togliere l’acqua a un’anziana di 85 anni, a una famiglia con bambini o a una persona con disabilità non cancella un abuso edilizio. Produce, invece, una nuova emergenza sanitaria e sociale.
La presidente Nobile fermi i distacchi e risponda
La presidente di AICA, Danila Nobile, deve chiarire pubblicamente:
- quanti residenti di via Graceffo abbiano ricevuto l’avvio del procedimento;
- se siano previsti distacchi totali della fornitura;
- come vengano distinte le utenze storiche dai nuovi allacci;
- se siano state valutate le condizioni delle persone fragili;
- quale parere legale sostenga l’applicazione dell’articolo 48 a contratti anteriori al 1985;
- quale sia il rischio economico derivante dai ricorsi e dalle eventuali richieste di risarcimento.
Prima di chiudere anche un solo rubinetto, AICA dovrebbe fermarsi, esaminare ogni posizione e valutare attentamente le conseguenze.
In caso contrario, l’Azienda potrebbe ritrovarsi non soltanto davanti a un’emergenza umanitaria creata dalle proprie decisioni, ma anche sommersa da una valanga di contenziosi che finirebbero per pagare, ancora una volta, gli stessi cittadini ai quali oggi si minaccia di togliere l’acqua.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

