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Agrigento – Bannare il dissenso? Caro Giovanni Crosta, la democrazia non funziona così. Vergognati

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Agrigento – Bannare il dissenso? Caro Giovanni Crosta, la democrazia non funziona così. Vergognati. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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Hanno fatto arrabbiare persino quelli di “Agrigento Punto e a Capo”. E stavolta il tema è tutt’altro che marginale: l’acqua. Far seccare di brutto un tipo come Aversa ce ne vuole. Un tipo particolare e non imitabile in tutto il mondo. Ve lo raccomando. Eppure si è incazzato.

Caro Giovanni Crosta, vice sindaco della città di Agrigento, c’è una cosa che dovrebbe essere chiara a chi ricopre un incarico pubblico: chi amministra non può pretendere di amministrare anche il dissenso.

Se davvero, come viene denunciato nel post pubblicato da “Agrigento Punto e a Capo”, un utente è stato bannato dopo avere espresso una posizione critica sull’emergenza idrica, la domanda è inevitabile: è questa la concezione del confronto democratico dell’amministrazione comunale?

Non si risponde a una critica con un ban. Si risponde con i fatti. Si risponde con le spiegazioni.
Si risponde con le soluzioni. E soprattutto, si risponde mettendoci la faccia. Il commento, peraltro, sollevava una questione talmente elementare da non comprendere perché possa dare fastidio: l’acqua è un bene primario e deve essere garantita a tutti, non soltanto ai cosiddetti “soggetti fragili”. Dov’è lo scandalo? Perché dovrebbe essere offensivo ricordare che dietro ogni rubinetto asciutto c’è una persona, una famiglia, un anziano, un lavoratore, un bambino?

L’acqua non è un privilegio. Non è una concessione dell’amministrazione di turno. Non è una ricompensa per chi rientra in una determinata categoria. È un diritto essenziale.

E allora, caro vice sindaco, se qualcuno scrive che l’acqua deve essere garantita a tutti, invece di premere il tasto “blocca”, sarebbe molto più dignitoso rispondere. Spiegare. Argomentare. Dimostrare. Perché un amministratore pubblico dovrebbe avere la forza di affrontare anche il commento più scomodo senza nascondersi dietro un ban.

Il ban può essere comodo. Il ban evita il confronto. Il ban elimina dalla propria vista chi dissente. Ma non elimina il problema.

A Maddalusa l’acqua continua a essere il problema. E mentre ci sono cittadini che aspettano risposte concrete, non è certo oscurando chi protesta che l’acqua tornerà dai rubinetti. Anzi, c’è qualcosa di profondamente sbagliato nel messaggio che passa: se applaudi, sei il benvenuto; se critichi, sei fuori.

Questa non è partecipazione. Questa non è apertura. Questa non è la politica del “prima viene la persona”.

E sia chiaro: non stiamo discutendo del diritto di un amministratore a moderare una propria pagina o un proprio spazio social in presenza di insulti, minacce o contenuti illeciti. Stiamo parlando di ben altro: della possibilità che un cittadino venga escluso semplicemente perché ha espresso una critica politica o amministrativa. Se è andata davvero così, è una scelta politicamente piccola.

Perché chi governa una città deve avere le spalle abbastanza larghe da sopportare anche le critiche che non gli piacciono. Caro Crosta, non basta parlare di democrazia quando si è davanti alle telecamere. La democrazia si vede soprattutto quando qualcuno ti contesta. Ed è proprio lì che si misura la statura di un amministratore. Perché bannare è facile. Rispondere è molto più difficile. E davanti a cittadini che chiedono semplicemente acqua, dignità e risposte, forse sarebbe arrivato il momento di smettere di bannare e cominciare ad amministrare.

Perché se un vice sindaco si sente minacciato da un commento che dice soltanto che l’acqua è un bene di tutti, il problema non è il commento. È la fragilità del potere davanti al dissenso.

E questa, francamente, è una cosa di cui ci si dovrebbe soltanto vergognare.

Riesci a vergognarti? No, forse no…

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Fonte: Sicilia24h

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