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Agrigento – Caro assessore, il cittadinon non beve diffide e chi indossa la fascia eredita il credito e, con esso, il debito.

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bonamorone

Max Weber sosteneva che l’amministrazione burocratica moderna fosse tecnicamente superiore a ogni altra forma organizzativa come la macchina lo è alla produzione manuale: precisione, univocità, continuità, riduzione degli attriti. E aggiungeva, nella conferenza sulla scienza come professione, che il disincantamento del mondo non significa che ciascuno conosca le condizioni della propria esistenza, ma che sappia di poterle conoscere: che non esistono più potenze imprevedibili, perché tutto è in linea di principio calcolabile. L’agrigentino che apre un rubinetto nell’agosto 2026 è la confutazione empirica di entrambe le proposizioni.

La razionalità formale e il rubinetto vuoto

Weber distingueva con nettezza la razionalità formale — la calcolabilità delle procedure — dalla razionalità materiale, cioè la capacità dell’esito di soddisfare bisogni sostanziali. Ad Agrigento le due grandezze si sono separate fino a perdersi di vista.

Il sistema formale funziona: ticket per le richieste di autobotte, tracciamento online dell’iter introdotto il 13 agosto, censimento delle utenze, obbligo di contrattualizzazione, penali per chi genera richieste improprie, sportelli aperti sei giorni su sette. Un apparato che sulla carta Weber avrebbe riconosciuto come esemplare. Il 16 agosto Teleacras documenta che, secondo le segnalazioni degli utenti del serbatoio Rupe Atenea, i turni di erogazione durano fino a dieci minuti: tempo insufficiente a riempire una cisterna ai piani alti, sufficiente però perché il sistema registri l’utenza come rifornita. Il verbale è perfetto. La cisterna è vuota. Non è inefficienza: è razionalità formale allo stato puro, un apparato che ha raggiunto la piena calcolabilità di se stesso e ha smesso di misurare l’unica variabile che conta.

Le competenze come labirinto

Il tipo ideale weberiano di burocrazia richiede competenze fisse, gerarchia ordinata, imputazione univoca. Il campo agrigentino offre l’esatto rovescio: il Comune, AICA, l’ATI idrico AG9, Siciliacque, il Dipartimento regionale di protezione civile, la Prefettura, gli autobottisti privati in agitazione. Ognuno competente per un segmento, nessuno per il risultato.

L’episodio più rivelatore è del 7 agosto. Il Comune di Agrigento notifica una diffida formale ad AICA, ipotizzando sanzioni e responsabilità penali ed erariali, e contemporaneamente le presta la propria autobotte. Ma AICA è la società consortile dei Comuni agrigentini, e il Comune di Agrigento ne è socio fondatore con la quota più alta, 3.008,40 euro. L’ente diffida un soggetto di cui è il primo azionista. Weber avrebbe chiamato questo il collasso della catena di imputazione: quando il titolare del potere e il destinatario della contestazione coincidono, la responsabilità non si distribuisce, evapora.

Nel frattempo la Regione finanzia sette autobotti su quattordici richieste, per 787.500 euro, con mesi di passaggi burocratici prima che un autista si metta al volante. Non è calcolabile nemmeno la misura del fallimento.

La mozione che non diventa atto

Qui la critica tocca direttamente l’amministrazione comunale. Il 15 luglio 2026 il Consiglio approva all’unanimità dei presenti una mozione che impegna sindaco e giunta ad attivare «con la massima urgenza» ogni iniziativa per garantire ai residenti di contrada Maddalusa i 50 litri pro capite al giorno previsti dalla legge regionale 19/2015. A un mese di distanza quella urgenza è ancora carta.

Weber distingueva l’etica della convinzione dall’etica della responsabilità: la prima misura il politico sulla purezza delle sue dichiarazioni, la seconda sulle conseguenze prevedibili del suo agire. Diffide, lettere al presidente della Regione, richieste di convocazione dell’assemblea dei sindaci sono tutti atti di denuncia: attribuiscono responsabilità altrove. Sono legittimi. Ma il residente di Maddalusa non beve attribuzioni.

Sotto il Municipio, non davanti ad AICA

L’8 agosto gli agrigentini manifestano davanti al palazzo comunale. ControCorrente obietta che il bersaglio giusto sarebbe AICA. Tecnicamente ineccepibile, sociologicamente irrilevante. Per Weber il potere poggia sulla credenza nella legittimità, e quella credenza non si è spostata: resta ancorata alla fascia tricolore. La dispersione tecnica delle competenze in consorzi e autorità d’ambito non ha portato con sé la dispersione della legittimazione. Chi indossa la fascia eredita il credito e, con esso, il debito.

Il disincanto rovesciato

Un B&B di piazza Pirandello, di fronte a Palazzo dei Giganti, ha perso otto prenotazioni per circa 1.200 euro. La parrocchia di Santa Rosa è senz’acqua dal 12 giugno. A luglio un parroco ha organizzato una raccolta solidale d’acqua. Dove l’apparato razionale-legale arretra, tornano le forme che l’apparato doveva sostituire: la carità, il vicinato, la fila, l’attesa.

La gabbia d’acciaio che Weber temeva era quella di un meccanismo che funziona troppo bene. Agrigento ne mostra una variante peggiore: una gabbia che trattiene senza funzionare. Specialisti senza spirito, e stavolta anche senz’acqua.

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Fonte: Report Sicilia

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