Agrigento – Casesa: “Il denaro pubblico appartiene alla collettività”. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Attualità.
Cosa sta succedendo

Riceviamo e pubblichiamo una nota dell’avvocato Antonino Casesa sulla responsabilità amministrativa e contabile come presidio di legalità, tutela dell’interesse pubblico e garanzia costituzionale. «Prendo spunto dai numerosi attestati di stima e riconoscimento rivolti alla dottoressa Paola Briguori, magistrato della Corte dei Conti e già unica donna ad aver ricoperto la carica di presidente dell’associazione magistrati della Corte dei Conti, per svolgere una riflessione su un tema che travalica la dimensione strettamente giuridica e investe direttamente il rapporto tra istituzioni, cittadini e gestione delle risorse pubbliche. La dottoressa Briguori rappresenta, per autorevolezza professionale e competenza, una delle voci più significative del panorama della giustizia contabile. Le sue osservazioni critiche alla legge n. 1 del 2026, di riforma della Corte dei Conti, meritano particolare attenzione, soprattutto nella parte in cui evidenziano il rischio che una riduzione dell’ambito della responsabilità amministrativa possa tradursi in un indebolimento concreto delle garanzie poste a tutela dell’erario».
«Il tema non è, evidentemente, quello — pienamente condivisibile — di impedire che amministratori e funzionari pubblici operino in un clima di costante timore dell’azione della magistratura contabile. La pubblica amministrazione deve poter decidere, assumere responsabilità e perseguire l’interesse generale senza essere paralizzata dalla cosiddetta “paura della firma”. Tuttavia, altra cosa è evitare forme di responsabilità eccessivamente estese o sproporzionate; altra cosa ancora è ridurre gli strumenti attraverso i quali l’ordinamento consente di accertare e sanzionare condotte gravemente colpose che abbiano arrecato un danno alle finanze pubbliche. È proprio in questo spazio che si colloca il nodo dello scudo erariale. Il denaro pubblico non appartiene all’amministratore, al dirigente o al funzionario che lo gestisce, ma alla collettività».
«Ogni euro speso in modo inefficiente, ogni risorsa dispersa, ogni danno non recuperato si traduce, direttamente o indirettamente, in un aggravio per la fiscalità generale e, quindi, per i cittadini. Per tale ragione, la responsabilità amministrativo-contabile non può essere considerata una mera forma di responsabilità del dipendente pubblico. Essa costituisce uno degli strumenti fondamentali attraverso cui l’ordinamento tutela il patrimonio pubblico e, con esso, l’interesse generale della comunità. Quando una condotta gravemente colposa determina un danno erariale e non è possibile ottenere un adeguato ristoro, il problema non si esaurisce. Il costo viene semplicemente trasferito da chi ha causato il danno all’intera collettività. È questo il nodo politico e costituzionale che dovrebbe essere posto al centro del dibattito. L’articolo 97 della Costituzione impone alla pubblica amministrazione di assicurare il buon andamento e l’imparzialità».
« »Il buon andamento non può essere inteso esclusivamente come rapidità decisionale o capacità di spesa delle risorse disponibili. Una pubblica amministrazione funziona correttamente quando decide con tempestività, ma anche quando utilizza le risorse pubbliche secondo criteri di legalità, economicità, efficienza e responsabilità. La responsabilità, dunque, non è il contrario dell’efficienza amministrativa. Ne costituisce una componente essenziale. Un sistema in cui chi decide non risponde, neppure nei casi di grave colpa, delle conseguenze delle proprie azioni rischia di produrre un effetto distorsivo: incentivare comportamenti meno prudenti proprio nella gestione di risorse che appartengono a tutti. È certamente necessario affrontare il problema della cosiddetta “paura della firma”».
«Un amministratore pubblico chiamato a scegliere tra diverse soluzioni possibili, nell’ambito della discrezionalità amministrativa, non può essere esposto a un rischio personale sproporzionato per il solo fatto di aver adottato una decisione successivamente rivelatasi non ottimale. Il diritto amministrativo e contabile deve distinguere con chiarezza l’errore incolpevole dalla grave negligenza, la scelta discrezionale dalla violazione manifesta dei doveri, il rischio fisiologico dell’azione amministrativa dalla condotta imprudente o irresponsabile. Proprio perché tale distinzione è necessaria, occorre evitare che la risposta alla paura della firma si traduca in una sostanziale deresponsabilizzazione».
«La soluzione non può consistere nell’eliminazione del presidio di responsabilità, ma nel renderlo più preciso, equilibrato e selettivo. Colpire l’errore incolpevole non è giustizia. Al contrario, lasciare prive di conseguenze condotte gravemente colpose che determinano danni significativi all’erario non è sinonimo di efficienza amministrativa. In questo contesto, la Corte dei conti non può essere considerata un ostacolo all’azione amministrativa. Essa svolge una funzione di garanzia nell’interesse della Repubblica. Il controllo sulla gestione delle risorse pubbliche e l’accertamento delle responsabilità contabili rappresentano strumenti attraverso i quali il principio di legalità trova concreta attuazione nella gestione della cosa pubblica».
«Per tale ragione, l’indipendenza della magistratura contabile assume una rilevanza che non può essere circoscritta ai rapporti tra poteri dello Stato. Si tratta di una questione che riguarda direttamente i cittadini. L’indebolimento dei meccanismi di controllo sulla spesa pubblica non comporta soltanto una modifica degli equilibri istituzionali, ma incide sul livello di tutela che l’ordinamento garantisce alla collettività nell’utilizzo delle risorse pubbliche. La questione assume particolare rilievo in una fase in cui le amministrazioni pubbliche sono chiamate a gestire ingenti risorse destinate a infrastrutture, servizi, transizione digitale, sanità, ambiente e sviluppo territoriale. Ogni grande investimento pubblico comporta un corrispondente livello di responsabilità».
«Se il sistema riduce eccessivamente la possibilità di recuperare le somme derivanti da condotte gravemente colpose, si rischia di determinare una distorsione evidente: i benefici delle decisioni ricadono su chi le assume, mentre i costi degli errori vengono trasferiti sulla collettività. Non è questo il modello di responsabilità coerente con una moderna democrazia. Il cittadino contribuente ha diritto non solo a servizi efficienti, ma anche alla garanzia che le risorse pubbliche siano gestite secondo criteri di responsabilità e che, in presenza di danni gravi imputabili a condotte censurabili, l’ordinamento disponga di strumenti effettivi di reazione. Il dibattito sulla riforma della Corte dei conti non può essere ridotto a una contrapposizione tra chi intende “sanzionare” gli amministratori e chi mira a “liberarli” dalla paura della firma».
«La questione è un’altra: individuare un equilibrio tra autonomia decisionale della pubblica amministrazione e responsabilità nella gestione delle risorse pubbliche. Si tratta di un equilibrio complesso, ma imprescindibile. La Costituzione non tutela soltanto chi esercita funzioni pubbliche, ma anche i cittadini rispetto all’esercizio del potere amministrativo. Il principio di buon andamento, la tutela degli equilibri finanziari e il principio di responsabilità nella gestione della cosa pubblica devono essere letti in modo sistemico e coerente. In questa prospettiva, la difesa dell’autonomia e dell’indipendenza delle Procure della Corte dei conti non rappresenta una rivendicazione corporativa della magistratura contabile. È, piuttosto, la difesa di un presidio di legalità nell’interesse generale».
«Concludendo questa mia riflessione, riconosco l’importanza di interventi di magistrati autorevoli come Paola Briguori che contribuiscono a mantenere aperto un confronto che non può essere eluso. La riforma della Corte dei conti deve essere valutata non solo dalla prospettiva di chi assume decisioni amministrative, ma anche da quella del cittadino che, attraverso il pagamento delle imposte, finanzia l’attività dello Stato e degli enti pubblici. Una pubblica amministrazione capace di decidere è indispensabile. Una pubblica amministrazione priva di responsabilità effettiva è, invece, incompatibile con i principi dello Stato di diritto. Il punto di equilibrio risiede nella capacità dell’ordinamento di garantire decisioni coraggiose, controlli indipendenti e responsabilità effettive».
«Per questo motivo, chi scrive ritiene necessario sostenere l’indipendenza della Corte dei conti e delle sue Procure territoriali, non in contrapposizione alla pubblica amministrazione, ma a tutela di una pubblica amministrazione più efficiente e responsabile: quella che decide, programma, realizza e spende consapevole che la gestione delle risorse collettive comporta il dovere di risponderne. Perché il danno erariale non è un concetto astratto. È un danno che, in ultima analisi, qualcuno sopporta concretamente. E troppo spesso, quel soggetto è il contribuente».
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Fonte: AgrigentoOggi
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