Agrigento – Caso Armao-Vella, “soldi in contanti” nei titoli: Ma le eventuali tangenti si pagano con bonifico?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo

Non abbiamo letto gli atti della Procura e non esprimiamo giudizi sulle responsabilità. Leggendo certa stampa, però, ci interroghiamo sulle parole utilizzate e sull’effetto che producono nei lettori.
L’inchiesta sulle autorizzazioni ambientali che coinvolge, tra gli altri, Gaetano Armao e l’imprenditore agrigentino Sergio Vella merita attenzione e approfondimento. Ma anche il modo in cui viene raccontata merita qualche domanda.
In alcuni titoli compare in particolare l’espressione “soldi in contanti”, accostata alla corruzione e alle pratiche che sarebbero state “pilotate”.
Una domanda provocatoria sorge spontanea: avete mai sentito parlare di eventuali tangenti pagate con bonifico, magari con tanto di causale “mazzetta” e piena tracciabilità?
L’ironia serve a mettere a fuoco una scelta giornalistica: che cosa aggiunge, nel titolo, l’enfasi sul contante? Quale informazione concreta offre al lettore e quale immagine, invece, gli suggerisce?
Naturalmente, eventuali pagamenti illeciti possono anche essere nascosti dietro operazioni tracciabili, compensi o incarichi apparentemente regolari. E il contante può essere un dettaglio rilevante nella ricostruzione di un’accusa. Ma il denaro contante, da solo, non dimostra una tangente. Bisogna conoscere il motivo del pagamento, i destinatari e l’eventuale contropartita.
È proprio qui che iniziano i nostri dubbi sul racconto di certa stampa.
Non abbiamo letto il documento della Procura. Non possiamo quindi valutare gli elementi raccolti, ricostruire le singole contestazioni o anticipare le risposte delle persone coinvolte. Questa mancanza di conoscenza impone prudenza anche a noi.
Possiamo però osservare ciò che leggiamo: titoli nei quali parole forti, nomi e fotografie vengono accostati in modo da costruire immediatamente una rappresentazione della vicenda. E possiamo domandarci se la natura ancora da verificare delle accuse emerga con la stessa forza.
Perché un lettore che incontra insieme “corruzione”, “contanti” e “pratiche da pilotare” può ricavarne l’impressione di trovarsi davanti a responsabilità già accertate. Un’impressione che il testo dell’articolo dovrebbe evitare, distinguendo chiaramente le contestazioni dai fatti dimostrati.
Il dettaglio dei contanti è documentato? È una circostanza riferita dall’accusa? Quali elementi la sostengono? Quale significato le viene attribuito? Sono queste le informazioni che aiutano a capire.
L’enfasi, invece, rischia di lasciare al lettore soprattutto un’immagine: quella della mazzetta già consegnata e della colpevolezza già stabilita.
Non sosteniamo che l’inchiesta sia infondata. Non abbiamo gli elementi per dirlo, esattamente come non abbiamo gli elementi per pronunciare condanne. La nostra critica riguarda il linguaggio della cronaca e la necessità di rendere riconoscibile il confine tra accusa e accertamento.
Le indagini devono andare avanti e ogni eventuale responsabilità deve essere chiarita. Nel frattempo, anche chi informa ha una responsabilità: scegliere parole precise e spiegare che cosa si sa, chi lo sostiene e che cosa resta da verificare.
Il contante può essere un elemento della notizia. La colpevolezza non può essere una suggestione affidata al titolo.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

