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Agrigento – Caso Crosta, arriva il diniego della Soprintendenza: Ora dimissioni o revoca

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Agrigento – Caso Crosta, arriva il diniego della Soprintendenza: Ora dimissioni o revoca. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

Cosa sta succedendo

⏱️Tempo di lettura: 9 min

Secondo quanto risulta a Report Sicilia, la PEC è già stata trasmessa al Comune di Agrigento. La sanatoria dell’immobile di Zingarello subisce una battuta d’arresto decisiva. Adesso Sodano non può limitarsi a togliere la Polizia municipale: Crosta resta vicesindaco e conserva Trasparenza, anticorruzione e Affari legali

Tanto tuonò che piovve.

Secondo quanto risulta a Report Sicilia, la Soprintendenza di Agrigento avrebbe già trasmesso al Comune, attraverso PEC, il provvedimento negativo relativo alla pratica di sanatoria dell’immobile di contrada Zingarello del quale il vicesindaco Giovanni Crosta è comproprietario insieme alla sorella.

La notizia, qualora confermata dalla protocollazione e dal contenuto integrale dell’atto, cambia radicalmente lo scenario.

Non siamo più soltanto davanti alle fotografie, alle immagini storiche, alle dichiarazioni contraddittorie e alle domande poste dal nostro giornale. Esisterebbe adesso un provvedimento formale dell’autorità preposta alla tutela paesaggistica che nega il proprio assenso alla sanatoria.

Il Comune deve quindi rendere immediatamente pubblico l’atto, comunicarne il numero di protocollo e spiegare quali conseguenze amministrative produrrà sulla pratica ancora pendente.

Ma sul piano politico una conseguenza appare già inevitabile: Crosta non può continuare a restare vicesindaco come se nulla fosse.

O si dimette spontaneamente oppure Michele Sodano deve revocarlo.

Non basta più togliere una delega

Soltanto poche ore prima, Sodano aveva cercato di tamponare la crisi trasferendo a Dario Cipolla la delega alla Polizia municipale e Sicurezza stradale.

La determina sindacale numero 100 del 9 settembre ha però lasciato a Crosta:

  • la carica di vicesindaco;
  • Trasparenza e anticorruzione;
  • Affari legali e generali;
  • Rapporti con il Consiglio comunale;
  • Protezione civile.

Una soluzione già insufficiente prima della notizia proveniente dalla Soprintendenza. Adesso diventa politicamente insostenibile.

Il sindaco non può continuare a rappresentare il caso come una semplice polemica giornalistica o come una questione riguardante esclusivamente una casa ereditata.

L’eredità non è mai stata il centro dell’inchiesta di Report Sicilia. Il nodo riguarda la possibilità di sanare l’immobile, le dichiarazioni iniziali sul suo utilizzo, i lavori apparentemente effettuati negli ultimi anni e la permanenza di Crosta in un ruolo istituzionale capace di incrociare gli accertamenti.

Il diniego della Soprintendenza, se confermato nel suo contenuto, rende ancora più urgente la separazione completa tra Crosta e l’amministrazione chiamata a definire la pratica e ad adottare gli eventuali provvedimenti conseguenti.

Il Comune deve pubblicare immediatamente la PEC

Report Sicilia chiede al Comune di Agrigento di non tenere il documento chiuso negli uffici.

La città deve conoscere:

  • la data di ricezione della PEC;
  • il numero di protocollo assegnato;
  • il contenuto integrale del provvedimento;
  • le motivazioni del diniego;
  • le porzioni dell’immobile alle quali si riferisce;
  • gli effetti sulla domanda di sanatoria;
  • il termine e l’autorità davanti alla quale il provvedimento può essere impugnato;
  • gli atti che il Comune dovrà adottare per concludere il procedimento.

Occorre inoltre distinguere con precisione il provvedimento della Soprintendenza dalla determinazione finale di competenza comunale.

Se quello trasmesso è un parere paesaggistico negativo vincolante o un diniego endoprocedimentale, il Comune dovrà recepirlo e definire formalmente la domanda di sanatoria. Se invece l’atto contiene ulteriori prescrizioni o riguarda soltanto alcune opere, dovrà essere spiegato con la stessa chiarezza.

Non servono indiscrezioni rassicuranti. Servono il documento e gli atti conseguenti.

La strada del ricorso e il conflitto con il Comune

Crosta e la sorella avranno naturalmente il diritto di valutare, con i propri legali, l’impugnazione del provvedimento davanti al giudice amministrativo.

Non spetta al giornale stabilire preventivamente se un ricorso debba essere presentato necessariamente da entrambi i comproprietari o possa essere proposto, in determinate condizioni, anche da uno soltanto. La giurisprudenza sulla legittimazione dei comproprietari in materia edilizia presenta infatti distinzioni legate alla natura dell’atto e alla concreta posizione di ciascun interessato.

Il punto politico è un altro.

Se Crosta impugnasse un atto destinato a essere recepito o difeso dal Comune di Agrigento, si aprirebbe una situazione nella quale il vicesindaco sarebbe parte di un contenzioso collegato a un procedimento amministrativo gestito dallo stesso ente che egli contribuisce ad amministrare.

A quel punto non basterebbe un generico obbligo di astensione.

Dovrebbe essere verificata formalmente anche l’eventuale sussistenza di una causa di incompatibilità derivante dalla lite pendente con il Comune, tenendo conto della normativa siciliana applicabile agli amministratori locali, delle condizioni concrete del giudizio e delle eventuali eccezioni previste dalla legge.

Non è corretto dichiarare oggi che l’incompatibilità scatterebbe automaticamente. È però certo che un simile contenzioso renderebbe la permanenza politica di Crosta ancora più problematica e imporrebbe una valutazione formale da parte del Segretario generale e degli organi competenti.

In ogni caso, prima ancora dell’eventuale incompatibilità giuridica, esisterebbe un’incompatibilità politica evidente: non si può rappresentare il Comune e contemporaneamente contestare in giudizio gli atti con i quali lo stesso Comune definisce la propria pratica edilizia.

Crosta ha firmato l’indirizzo sulle sanatorie

La vicenda diventa ancora più grave se collegata all’atto di indirizzo per accelerare la definizione delle pratiche di condono e sanatoria.

Quel documento è stato firmato da Crosta insieme all’assessora Maria Miccichè ed è stato predisposto su carta intestata del sindaco.

Crosta ha quindi partecipato a un’iniziativa amministrativa generale riguardante la stessa materia nella quale aveva un interesse personale, essendo comproprietario di un immobile con una pratica ancora pendente.

L’atto di indirizzo non dimostra che siano state compiute interferenze illecite e non consente di affermare che il fascicolo personale di Crosta abbia ricevuto un trattamento di favore.

Dimostra però che il vicesindaco non ritenne di astenersi spontaneamente da una materia che lo riguardava direttamente.

Adesso quella scelta assume un peso ancora maggiore.

Se la Soprintendenza aveva già istruito o stava definendo un orientamento negativo, quando è stato firmato l’atto di indirizzo? Crosta conosceva lo stato della propria pratica? Il sindaco era informato? Perché il documento fu redatto su carta intestata del primo cittadino? Quali uffici ricevettero quell’indirizzo e quali attività furono successivamente avviate?

Sono domande che richiedono risposte documentate.

Il vero punto decisivo sono i lavori recenti

Il diniego alla sanatoria riguarda la regolarizzabilità dell’immobile o delle opere oggetto della vecchia domanda. Ma la questione più delicata rimane quella degli interventi apparentemente eseguiti nell’ultimo quinquennio.

Report Sicilia ha pubblicato confronti fotografici dai quali sembrerebbero emergere trasformazioni al prospetto, alle recinzioni, ai cancelli, agli spazi esterni e ad altre parti della costruzione.

Il Comune ha annunciato controlli sulla «presunta attività edilizia recente». Adesso quegli accertamenti devono essere svolti senza ulteriori ritardi e con assoluta indipendenza.

Gli uffici dovranno stabilire:

  • quali opere siano state realmente eseguite;
  • quando siano iniziate e terminate;
  • chi le abbia commissionate;
  • chi le abbia materialmente realizzate;
  • se esistano fatture, contratti e documenti fiscali;
  • se fossero necessari titoli edilizi;
  • se fosse necessaria l’autorizzazione paesaggistica;
  • se i lavori abbiano interessato parti legittime o porzioni ancora abusive;
  • se fosse possibile intervenire su un immobile con sanatoria pendente e oggi destinatario di un diniego della Soprintendenza.

Questi interventi non possono essere confusi con l’abuso originario ereditato.

Se fossero stati eseguiti dopo l’acquisizione della proprietà, le eventuali responsabilità dovrebbero essere ricercate tra chi li ha commissionati, autorizzati o realizzati.

L’eredità può spiegare la provenienza della costruzione. Non può spiegare lavori compiuti decenni dopo.

L’eventuale trasmissione alla Procura

Se gli accertamenti dovessero rilevare soltanto irregolarità amministrative, il Comune dovrà adottare i relativi provvedimenti repressivi, sanzionatori o ripristinatori.

Se invece i pubblici ufficiali incaricati delle verifiche acquisissero una notizia di reato perseguibile d’ufficio, scatterebbe l’obbligo previsto dall’articolo 331 del Codice di procedura penale di trasmettere senza ritardo una denuncia al pubblico ministero o a un ufficiale di polizia giudiziaria.

Questo passaggio deve essere formulato con precisione.

Non è il giornale a poter dichiarare oggi che Crosta e la sorella saranno denunciati per costruzione abusiva. Saranno gli accertamenti a stabilire se le opere esistono, se richiedevano autorizzazioni, chi le abbia commissionate e quali soggetti possano esserne responsabili.

Ma se venissero confermati interventi edilizi penalmente rilevanti realizzati senza titolo, il Comune non potrebbe limitarsi a una gestione interna del caso. Dovrebbe trasmettere gli atti all’autorità giudiziaria, alla quale spetterebbe individuare le eventuali responsabilità personali.

Ed è proprio questa prospettiva a rendere ancora più inopportuna la permanenza di Crosta come vicesindaco e titolare degli Affari legali, della Trasparenza e dell’anticorruzione.

Trasparenza a Crosta: il paradosso diventa insostenibile

Sodano ha tolto a Crosta la Polizia municipale ma gli ha lasciato la Trasparenza e anticorruzione.

Adesso il Comune avrebbe ricevuto il diniego della Soprintendenza sulla pratica di sanatoria dell’immobile del vicesindaco.

È ancora sostenibile quella delega?

Può occuparsi di Trasparenza chi deve rendere pubblici i documenti della propria posizione?

Può conservare gli Affari legali chi potrebbe valutare un ricorso collegato a un procedimento gestito dal Comune?

Può restare vicesindaco chi potrebbe trovarsi contrapposto all’ente davanti al Tar?

Non si tratta di anticipare una condanna. Si tratta di proteggere l’amministrazione, gli uffici e lo stesso Crosta da una sovrapposizione ormai ingestibile.

La rinuncia alla sola Polizia municipale era già insufficiente. Dopo il diniego della Soprintendenza appare definitivamente superata dai fatti.

Sodano adesso non ha più alibi

Il sindaco ha difeso Crosta, ha ridimensionato il caso e ha contestato il lavoro di Report Sicilia.

Successivamente, quando le pubblicazioni del giornale hanno determinato l’intervento di La Vardera e la crisi di Controcorrente, ha annunciato controlli e trasferito una sola delega.

Adesso arriva il diniego della Soprintendenza.

Quante altre conferme servono prima che Sodano prenda una decisione?

Il sindaco deve acquisire formalmente il provvedimento, pubblicarlo, disporre la conclusione del procedimento comunale, garantire l’indipendenza degli accertamenti sui lavori recenti e revocare Crosta dalla funzione di vicesindaco.

Crosta può scegliere di dimettersi spontaneamente, tutelando la propria posizione nelle sedi competenti. Se non lo farà, dovrà essere Sodano a metterlo fuori dalla giunta.

Non esiste più una terza strada fatta di piccole rimodulazioni, deleghe spostate e comunicati rassicuranti.

Report Sicilia aveva posto le domande giuste

Per giorni Report Sicilia è stato accusato di avere alimentato una macchina del fango.

Oggi, invece, gli elementi emersi hanno già prodotto:

  • la presa di posizione di Controcorrente;
  • la PEC inviata da La Vardera agli uffici regionali;
  • l’espulsione politica di Crosta;
  • l’avvio dei controlli comunali;
  • il trasferimento della Polizia municipale;
  • e, secondo quanto appreso, il diniego della Soprintendenza trasmesso al Comune.

Il giornale non ha emesso sentenze. Ha pubblicato documenti, immagini e domande. E quelle domande hanno costretto le istituzioni ad agire.

Chi ha insultato Report Sicilia e Giuseppe Di Rosa dovrebbe prenderne atto.

La verità non si cancella con i social, non viene fermata dagli annunci di querela e non può essere coperta spostando una delega.

Tanto tuonò che piovve.

La Soprintendenza avrebbe detto no alla sanatoria. Adesso la parola passa al Comune, ma la scelta politica spetta immediatamente al sindaco.

Crosta o si dimette oppure Sodano deve revocarlo. Ogni ulteriore rinvio non sarebbe più prudenza: sarebbe la scelta consapevole di mantenere al vertice dell’amministrazione un conflitto ormai impossibile da ignorare.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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