Agrigento – Caso Crosta, La Vardera chiede alla Regione ciò che è già noto ed evita le domande decisive. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Prima gli attacchi a Report Sicilia, poi una richiesta ispettiva concentrata sulla pratica del 1985 e sull’inerzia del Comune. Nessun riferimento esplicito ai lavori più recenti, alla fascia dei 150 metri, ai titoli edilizi e al parere della Soprintendenza. Intanto AgrigentoNotizie utilizza la nostra inchiesta, ma cancella il nome della testata. Il Sistema Agrigento cambia gli attori principali, ma rimane attivo e conserva gli stessi metodi
Ismaele La Vardera sostiene di non volersi girare dall’altra parte davanti al caso dell’immobile abusivo riconducibile anche al vicesindaco di Agrigento Giovanni Crosta.
Per dimostrarlo ha annunciato di avere inviato, lo scorso 2 settembre(2 giorni fa e non 5 come dice La Vardera nelle interviste), una PEC al dirigente generale del Dipartimento regionale dell’Urbanistica e al Servizio di vigilanza urbanistica.
Letta integralmente la richiesta, però, resta una domanda fondamentale: che cosa vuole realmente accertare La Vardera?
Il leader di Controcorrente chiede alla Regione di verificare se nel 1985 sia stata presentata una domanda di sanatoria, quale sia il suo stato, quali atti abbia adottato il Comune di Agrigento, perché la pratica sarebbe rimasta pendente per oltre quarant’anni e quante altre istanze di condono si trovino nelle medesime condizioni.
Tutte domande legittime, ma in gran parte riferite a circostanze già note.
Che l’immobile sia stato originariamente realizzato senza un regolare titolo edilizio è stato ammesso pubblicamente dallo stesso Crosta. Che nel 1985 sarebbe stata presentata una domanda di sanatoria lo ha dichiarato ancora il vicesindaco. Che al Comune di Agrigento esista un enorme arretrato nella definizione delle pratiche di condono non rappresenta certamente una scoperta dell’ultima ora.
Allora cosa vuole dimostrare realmente La Vardera con questa PEC?
La Vardera non ha denunciato il suo vicesindaco
Occorre innanzitutto utilizzare le parole corrette.
La Vardera non ha denunciato Giovanni Crosta. Ha chiesto alla Regione di verificare l’esistenza e lo stato di una vecchia pratica amministrativa, precisando espressamente di non volere formulare alcun giudizio anticipato sulla posizione personale del vicesindaco.
Contemporaneamente, ai microfoni di AgrigentoNotizie, ha dichiarato: «Ho fiducia nell’operato del vice sindaco, però voglio vederci chiaro».
Non è una denuncia contro Crosta.
È una richiesta amministrativa formulata con ogni possibile cautela nei confronti di un dirigente di Controcorrente che ricopre il ruolo di vicesindaco e detiene, tra le altre, deleghe politicamente delicatissime come trasparenza, anticorruzione, patrimonio e Polizia municipale.
La PEC appare costruita soprattutto intorno all’eventuale inerzia del Comune di Agrigento e alla questione generale delle pratiche di condono rimaste inevase.
In questo modo, il soggetto principale dell’accertamento rischia di diventare il Comune, con i suoi ritardi quarantennali, e non la posizione urbanistico-edilizia attuale dell’immobile riconducibile anche a Crosta.
Una domanda di sanatoria non è una sanatoria
Presentare una domanda non significa avere ottenuto una sanatoria.
Se, come dichiara Crosta e come riprende La Vardera, la pratica risulta ancora pendente, significa che non sarebbe intervenuto un provvedimento conclusivo favorevole.
La domanda decisiva, dunque, non è soltanto se nel 1985 sia stata depositata un’istanza.
Bisogna accertare se l’immobile e le singole opere possano effettivamente essere sanati alla luce della loro collocazione, dei vincoli esistenti e della normativa applicabile.
Occorre stabilire quali parti siano state eventualmente regolarizzate, quali rimangano abusive e quali, per la loro posizione e natura, non possano ottenere alcuna sanatoria.
Su questi aspetti, nella PEC di La Vardera, non troviamo richieste altrettanto esplicite e puntuali.
Le domande decisive che La Vardera non pone
Perché La Vardera non chiede chiaramente alla Regione di accertare la distanza effettiva dell’immobile dalla battigia?
Perché non richiama espressamente la fascia dei 150 metri e le conseguenze che quella collocazione può determinare sulla sanabilità delle opere?
Perché non domanda di acquisire il parere della Soprintendenza e di verificare se esista un nulla osta riferibile all’immobile?
Perché non chiede di stabilire esattamente quali parti siano eventualmente sanate e quali risultino ancora abusive?
Soprattutto: perché nella richiesta ispettiva non compare alcun riferimento esplicito agli interventi che, sulla base delle immagini raccolte da Report Sicilia, sarebbero stati realizzati tra il 2021 e il 2026?
La vicenda non riguarda soltanto ciò che avrebbe costruito il padre di Crosta nei primi anni Ottanta.
Le fotografie, i filmati e i confronti temporali pubblicati dal nostro giornale pongono interrogativi anche su opere molto più recenti: pavimentazioni, recinzioni, scale, sistemazioni esterne e altre trasformazioni visibili confrontando le immagini dei diversi anni.
Per questi interventi esistono una SCIA, una CILA, un permesso di costruire o altri titoli abilitativi?
Quale impresa li avrebbe eseguiti?
Esistono fatture e documenti fiscali?
Con quale titolo si sarebbe intervenuti su un immobile per il quale lo stesso Crosta dichiara che la domanda di sanatoria sia ancora pendente?
Perché La Vardera non chiede alla Regione di verificare specificamente anche questi aspetti?
Sono queste le domande che potrebbero fare realmente chiarezza. Domandare soltanto se al Comune esista una pratica del 1985 significa limitarsi a verificare una circostanza già dichiarata pubblicamente dal vicesindaco.
Il “rudere” e le fotografie delle estati trascorse nell’immobile
Crosta ha rappresentato l’immobile come non abitato, privo di utenza idrica ed ereditato dal padre. Nel dibattito pubblico è stata restituita persino l’immagine di un semplice «rudere».
Le fotografie pubblicate da Report Sicilia raccontano però una realtà che appare differente: momenti conviviali e feste estive riferibili a più anni, sistemazioni esterne curate e un immobile concretamente utilizzato dalla famiglia.
Non basta sostenere che formalmente non si tratti di una residenza.
Bisogna verificare quale sia stato l’utilizzo reale dell’immobile, come sia stato approvvigionato d’acqua, dove confluiscano gli scarichi e se le opere realizzate negli ultimi anni fossero autorizzate.
Anche questi interrogativi sono assenti dalla PEC resa pubblica.
Eppure sono proprio tali elementi ad avere smentito la rappresentazione iniziale di un rudere disabitato sul quale l’attuale vicesindaco non avrebbe compiuto alcuna attività edilizia.
Prima la “macchina del fango”, adesso la verifica regionale
Mentre Report Sicilia pubblicava documenti, immagini e domande, la pagina ufficiale di Controcorrente rispondeva parlando di una «campagna, quasi quotidiana, posta in essere da un editore politico cui ancora non va giù la sconfitta».
Giovanni Crosta accusava il nostro giornale di avere attivato una «macchina del fango», sosteneva che fossero state diffuse informazioni false e diffamanti e annunciava una querela.
Nessuno, però, rispondeva nel merito alle domande poste da Report Sicilia.
Adesso La Vardera dichiara di avere appreso la vicenda dagli organi di stampa, avvia una verifica interna al proprio movimento e chiede alla Regione di intervenire.
È una contraddizione politica enorme.
Se Report Sicilia aveva pubblicato falsità, perché è stata chiesta una verifica regionale?
Se si trattava soltanto di una macchina del fango, perché La Vardera vuole adesso «vederci chiaro»?
Se la posizione di Crosta è realmente limpida, perché il deputato ha sentito il bisogno di rivolgersi a un soggetto terzo, «tecnicamente competente e imparziale»?
Se le notizie pubblicate hanno reso necessario un accertamento, perché Controcorrente non ritira gli attacchi rivolti al nostro giornale?
La risposta dovrebbe essere semplice: Ismaele La Vardera chieda scusa a Report Sicilia.
Lo faccia pubblicamente e pretenda che lo facciano anche il vicesindaco e la pagina ufficiale di Controcorrente. Chiedano scusa tutti coloro che hanno insultato il giornale senza riuscire a smentire uno solo degli elementi documentali pubblicati.
Non si può prima tentare di distruggere la credibilità di una testata e poi utilizzare le notizie prodotte da quella stessa testata per presentarsi davanti alle telecamere come garanti della trasparenza.
AgrigentoNotizie cancella Report Sicilia: un’omissione deontologicamente indegna
In questa vicenda esiste anche un comportamento giornalistico che non può essere liquidato come una semplice dimenticanza.
AgrigentoNotizie scrive: «Sul caso dell’immobile abusivo costruito a Zingarello a meno di 150 metri di distanza dalla battigia e di cui è in parte proprietario anche il vice sindaco di Agrigento, Giovanni Crosta, notizia che è stata pubblicata nei giorni scorsi da una testata giornalistica locale…».
Una «testata giornalistica locale».
Quella testata ha un nome: Report Sicilia.
È stato Report Sicilia a scoprire e sollevare il caso. È stato Report Sicilia a pubblicare fotografie, filmati, documenti e confronti temporali. È stato Report Sicilia a contestare la rappresentazione dell’immobile come semplice «rudere», a porre la questione della fascia dei 150 metri e a chiedere conto degli interventi realizzati negli ultimi anni.
È stato ancora Report Sicilia a trasmettere una PEC al Comune di Agrigento, al sindaco, al segretario generale, alla Soprintendenza e al Nucleo ambientale dei Carabinieri, chiedendo verifiche formali e mettendo a disposizione i collegamenti agli articoli e alle riprese.
Cancellare il nome della testata che ha svolto tutto questo lavoro non è soltanto scorretto. È un’omissione professionale meschina, deontologicamente indegna e incompatibile con il dovere di lealtà che dovrebbe distinguere il giornalismo dalla propaganda e dalla gestione delle convenienze.
AgrigentoNotizie può criticare Report Sicilia. Può contestarne le conclusioni, discutere il contenuto degli articoli e tentare di smentirli.
Ma deve avere l’onestà professionale di indicare chiaramente la fonte della notizia che sta riprendendo.
Non chiediamo complimenti. Chiediamo correttezza.
Definire Report Sicilia una generica «testata giornalistica locale» significa utilizzare il risultato del lavoro altrui e cancellare chi quel lavoro lo ha svolto, documentato e sostenuto pubblicamente, affrontando insulti, attacchi politici e minacce di querela.
Una condotta giornalistica squallida non diventa meno squallida soltanto perché viene nascosta dietro una formula apparentemente neutra.
Non crediamo alla dimenticanza.
Il nome di Report Sicilia è conosciuto da La Vardera, Crosta, Controcorrente, dal Comune e da tutti coloro che hanno seguito il caso. Lo conosce certamente anche AgrigentoNotizie.
La scelta di non scriverlo appare dunque precisa: utilizzare la notizia, intervistare il protagonista politico del momento e lasciare nell’ombra la testata che ha reso possibile quella stessa intervista.
Questo non è giornalismo leale. È il tentativo di appropriarsi di una vicenda scoperta da altri, arrivando quando il caso è ormai esploso per raccogliere le dichiarazioni del potente di turno.
C’è persino un’aggravante.
AgrigentoNotizie scrive che l’immobile sarebbe stato costruito a meno di 150 metri dalla battigia. Ma questo elemento non viene sviluppato nella PEC di La Vardera. È invece uno dei punti centrali dell’inchiesta condotta da Report Sicilia.
Si utilizza dunque il contenuto specifico del nostro lavoro, ma si evita accuratamente di spiegare da dove provenga.
Deontologicamente è un comportamento gravissimo. Professionalmente è una bassezza. Editorialmente è il segnale di un’informazione che rinuncia alla correttezza pur di non riconoscere che Report Sicilia è arrivato prima, ha posto le domande che nessun altro poneva e ha costretto la politica a rispondere.
Se questo è il modo di fare informazione ad Agrigento, allora il giornalismo non è soltanto malato: è morto e defunto.
Il dovere di non voltarsi dall’altra parte
Gli insegnamenti civili di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino restano ancora oggi drammaticamente attuali, soprattutto in Sicilia: la verità deve essere cercata e raccontata interamente, senza omissioni di convenienza, silenzi interessati o sudditanze davanti al potere.
Richiamare questi principi non significa proporre paragoni impropri tra vicende profondamente diverse. Significa ricordare che l’informazione perde la propria funzione quando rinuncia a porre domande, cancella chi le ha formulate per primo o si limita a reggere il microfono al politico senza evidenziarne le contraddizioni.
Il giornalismo non consiste nel riportare la dichiarazione di La Vardera secondo cui vorrebbe «vederci chiaro».
Consiste anche nel domandargli perché, dopo gli attacchi rivolti a Report Sicilia dalla pagina ufficiale del suo movimento, oggi utilizzi proprio le notizie del nostro giornale per presentarsi come garante della trasparenza.
Significa chiedergli perché la sua PEC non affronti espressamente i lavori più recenti.
Significa domandargli perché dichiari già di avere fiducia in Crosta prima di conoscere l’esito degli accertamenti.
Significa ricordargli che spedire una lettera non basta per dimostrare di non essersi girato dall’altra parte.
Il Sistema Agrigento cambia gli attori principali, ma rimane attivo
Noi un’idea ce la siamo già fatta: ad Agrigento non è cambiato nulla.
Il Sistema Agrigento ha cambiato alcuni dei suoi attori principali, ha adottato nuovi simboli, nuovi slogan e una comunicazione social più aggressiva. Ma è rimasto attivo e continua a funzionare secondo le vecchie regole.
Quando una questione riguarda un avversario, si invocano immediatamente dimissioni, ispezioni, Procura, Regione e ripristino della legalità.
Quando la stessa questione entra in casa propria, cominciano le cautele, la fiducia preventiva, le verifiche interne e le richieste amministrative concentrate sugli aspetti meno imbarazzanti.
La PEC di La Vardera sposta l’attenzione sulla pratica del 1985, sull’inerzia del Comune e sull’arretrato generale dei condoni. Ma non affronta esplicitamente la fascia dei 150 metri, il parere della Soprintendenza, le opere più recenti, i relativi titoli edilizi, l’impresa esecutrice, l’approvvigionamento idrico, gli scarichi e l’utilizzo concreto dell’immobile.
Chi ha scoperto e documentato il caso viene prima insultato dalla politica e poi cancellato dagli altri giornali.
Questo è il Sistema Agrigento: cambiano gli attori principali, ma il copione rimane lo stesso.
Le facce sono nuove. I metodi sono vecchi.
La Vardera integri la PEC e chieda scusa
Se La Vardera vuole davvero dimostrare che Controcorrente è diversa dalla vecchia politica, integri immediatamente la propria richiesta.
Chieda alla Regione, al Comune e alla Soprintendenza di verificare:
- la distanza esatta dell’immobile dalla battigia;
- la sanabilità effettiva delle singole opere;
- l’esistenza dei pareri e dei nulla osta necessari;
- gli interventi realizzati tra il 2021 e il 2026;
- i titoli edilizi relativi a tali lavori;
- l’identità dell’impresa esecutrice e la documentazione fiscale;
- l’approvvigionamento idrico;
- il sistema degli scarichi;
- l’utilizzo effettivo dell’immobile.
Renda poi pubblici tutti gli atti e le risposte ricevute.
E, prima di impartire lezioni di coerenza e trasparenza, chieda scusa a Report Sicilia, pretendendo che facciano altrettanto Crosta, la pagina ufficiale di Controcorrente e tutti coloro che hanno trasformato una vicenda urbanistica documentata in un’aggressione politica e personale contro il nostro giornale.
Chiaro, onorevole La Vardera?
L’arroganza non sostituisce i documenti. Gli insulti non cancellano i fatti. Le querele annunciate non rispondono alle domande. E una PEC costruita principalmente intorno a circostanze già note non basta a fare piena luce sulla vicenda.
Le autorità competenti stabiliranno la regolarità dell’immobile e le eventuali responsabilità amministrative.
Il dato politico e giornalistico, invece, è già chiarissimo: chi accusava Report Sicilia di produrre fango oggi chiede alla Regione di verificare il caso nato proprio grazie al lavoro di Report Sicilia.
Ad Agrigento sono cambiati alcuni degli attori principali. Il sistema, purtroppo, appare ancora pienamente attivo.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

