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Agrigento – Caso Crosta, non una ma due proprietà omesse: Anche la casa di Cavaleri Magazzeni sarebbe abusiva, con il condono ancora pendente

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Agrigento – Caso Crosta, non una ma due proprietà omesse: Anche la casa di Cavaleri Magazzeni sarebbe abusiva, con il condono ancora pendente. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

Cosa sta succedendo

⏱️Tempo di lettura: 9 min

L’approfondimento di Report Sicilia parte dalla dichiarazione patrimoniale presentata al Comune e conduce a una nuova scoperta. Dopo Zingarello, dubbi anche sulla villa di 11,5 vani: esiste una concessione edilizia in sanatoria oppure soltanto una domanda ancora da definire?

ECCO I DOCUMENTI, PERCHE’ NOI FACCIAMO PARLARE LE CARTE

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CERTIFICATO CATASTALE DELLA ZONA

VISURA CATASTALE
VISURA CATASTALE

 

 

 

 

 

 

 

 

Il caso che coinvolge l’ex vicesindaco di Agrigento Giovanni Crosta si aggrava e assume contorni sempre più paradossali.

L’approfondimento di Report Sicilia è partito dalla dichiarazione patrimoniale presentata da Crosta al Comune di Agrigento all’atto dell’assunzione dell’incarico istituzionale.

Dal confronto tra quel documento e le risultanze catastali acquisite dalla nostra testata sarebbe emersa l’omessa indicazione della casa di contrada Zingarello, della quale Crosta risulta comproprietario dal 2015.

Ma non sarebbe l’unica proprietà immobiliare assente dalla dichiarazione.

Proseguendo l’esame della documentazione catastale, Report Sicilia ha scoperto che non comparirebbe neppure un’altra casa riconducibile all’ex vicesindaco: l’immobile di viale Cavaleri Magazzeni, identificato catastalmente al foglio 164, particella 810.

Secondo la documentazione acquisita, Crosta ne risulterebbe comproprietario per la quota di un mezzo. L’immobile è classificato nella categoria catastale A/7 e presenta una consistenza di ben 11,5 vani.

Non stiamo parlando, dunque, di un bene marginale o di una piccola pertinenza che potrebbe essere sfuggita durante la compilazione di un modulo. Stiamo parlando di una proprietà immobiliare di rilevante consistenza che, al pari della casa di Zingarello, non risulterebbe indicata nella dichiarazione patrimoniale depositata al Comune.

Per quale motivo?

Dall’omessa dichiarazione alla nuova scoperta

È stata proprio questa seconda presunta omissione a spingere Report Sicilia ad approfondire la situazione edilizia e urbanistica dell’immobile di viale Cavaleri Magazzeni.

Ed ecco la sorpresa.

Dai documenti acquisiti emergono elementi che rendono necessario verificare se anche questa casa sia stata realizzata, in tutto o in parte, senza i necessari titoli edilizi e se sia interessata da una pratica di condono.

La domanda decisiva è una sola: quella pratica si è conclusa con il rilascio di una concessione edilizia in sanatoria oppure risulta ancora pendente?

Report Sicilia ha acquisito anche un certificato di destinazione urbanistica relativo alla particella 810 del foglio 164. Dal documento emerge l’inquadramento urbanistico del terreno, sul quale vengono individuate diverse destinazioni previste dal Piano regolatore generale.

La particella risulta interessata, nelle percentuali indicate nel certificato, da aree classificate come verde privato, verde di salvaguardia ambientale, viabilità e riqualificazione ambientale della viabilità. Nel documento viene inoltre segnalata la presenza del cosiddetto vincolo “B Mancini”.

Una precisazione è indispensabile: il certificato di destinazione urbanistica, considerato isolatamente, non consente di affermare definitivamente che una costruzione sia abusiva né stabilisce automaticamente se una domanda di condono possa essere accolta.

Per accertare la regolarità dell’immobile occorre esaminare il fascicolo edilizio completo, il titolo originario, la data di costruzione, la consistenza delle opere, l’eventuale domanda di condono, i pareri richiesti e il provvedimento conclusivo adottato dal Comune.

Sono proprio questi gli atti che Crosta deve mostrare.

Una domanda di condono non è una sanatoria

Se per la casa di viale Cavaleri Magazzeni esiste soltanto una pratica di condono ancora pendente, l’immobile non può essere presentato come definitivamente regolarizzato.

La presentazione di una domanda di condono non equivale al rilascio della concessione edilizia in sanatoria. La prima è una richiesta rivolta all’amministrazione; la seconda è il provvedimento che, dopo la verifica di tutti i presupposti, definisce favorevolmente il procedimento.

La differenza è sostanziale.

Crosta deve quindi chiarire pubblicamente:

  • se esista una concessione edilizia in sanatoria;
  • quale sia la data del suo eventuale rilascio;
  • quali opere siano state sanate;
  • se la sanatoria riguardi l’intero immobile oppure soltanto alcune parti;
  • se vi siano porzioni ancora prive di titolo;
  • se esista, invece, soltanto una domanda di condono ancora in istruttoria.

Se la concessione esiste, Crosta la renda pubblica integralmente. Se non esiste, dica chiaramente che la pratica è ancora pendente e ne comunichi gli estremi.

Se il condono è pendente, sotto quale legge?

Qualora la domanda non fosse stata ancora definita, bisogna conoscere anche la normativa in base alla quale sarebbe stata presentata.

In Italia si sono succeduti tre principali condoni edilizi:

  • il primo condono, previsto dalla legge 47 del 1985 e recepito in Sicilia dalla legge regionale 37 del 1985, relativo alle opere ultimate entro il 1° ottobre 1983;
  • il secondo condono, disciplinato dall’articolo 39 della legge 724 del 1994, relativo alle opere ultimate entro il 31 dicembre 1993;
  • il terzo condono, previsto dall’articolo 32 del decreto-legge 269 del 2003, convertito nella legge 326 del 2003 e applicato in Sicilia attraverso l’articolo 24 della legge regionale 15 del 2004, relativo alle opere ultimate entro il 31 marzo 2003.

Sotto quale di queste normative sarebbe stata presentata la domanda riguardante la casa di viale Cavaleri Magazzeni?

Qual è il numero di protocollo?

Quando è stata depositata?

Quale data di ultimazione delle opere è stata dichiarata?

Quale consistenza aveva l’immobile al momento della domanda?

Quali opere sarebbero oggetto di condono?

Quali pareri sono stati richiesti in relazione ai vincoli gravanti sull’area?

E soprattutto: perché, dopo tanti anni, la pratica risulterebbe ancora pendente?

Non è sufficiente ripetere che una pratica è “in itinere”. Servono date, protocolli, planimetrie, pareri e provvedimenti.

Non una, ma due proprietà fuori dalla dichiarazione?

Il dato politicamente e amministrativamente più grave resta quello dal quale è partita l’intera verifica.

Secondo il confronto tra la dichiarazione patrimoniale depositata da Crosta e la documentazione acquisita da Report Sicilia, non risulterebbero indicate due proprietà:

  • la casa di contrada Zingarello;
  • la casa di viale Cavaleri Magazzeni, classificata A/7 e composta catastalmente da 11,5 vani.

Due proprietà immobiliari che presenterebbero entrambe questioni urbanistiche ancora da chiarire attraverso la produzione degli atti ufficiali.

Crosta deve spiegare perché non compaiano nella dichiarazione patrimoniale.

Si è trattato di un errore materiale ripetuto due volte? La dichiarazione è stata compilata in maniera incompleta? Esiste un documento integrativo mai pubblicato? Le quote di comproprietà sono state considerate, erroneamente, non soggette all’obbligo di dichiarazione? Oppure esiste un’altra spiegazione?

Sarà compito degli uffici competenti verificare la titolarità dei beni alla data della dichiarazione, la completezza di quanto depositato e l’eventuale rilevanza delle omissioni.

Report Sicilia non attribuisce autonomamente responsabilità penali e non emette sentenze. Pubblica però i documenti, evidenzia le incongruenze e pretende risposte da chi ha ricoperto un ruolo pubblico.

Il paradosso delle deleghe alla Trasparenza

La vicenda assume un significato ancora più delicato perché Crosta, durante la sua permanenza in Giunta, ha esercitato deleghe di particolare rilievo, tra le quali Trasparenza e anticorruzione, Affari legali, Polizia municipale, Patrimonio, Tributi e Personale.

Proprio il titolare della delega alla Trasparenza avrebbe presentato una dichiarazione patrimoniale nella quale non comparirebbero due proprietà immobiliari.

E proprio su questi due immobili emergerebbero questioni edilizie e urbanistiche che richiedono verifiche da parte degli uffici pubblici.

Il paradosso politico è evidente.

Non si può chiedere trasparenza ai cittadini, alle imprese e agli uffici comunali se poi non si offre la massima trasparenza sulla propria situazione patrimoniale e sugli immobili dei quali si risulta proprietari o comproprietari.

Il Comune che cosa ha controllato?

La responsabilità di fornire risposte non riguarda soltanto Crosta.

Anche il Comune di Agrigento deve chiarire come sia stata gestita la dichiarazione patrimoniale dell’ex vicesindaco.

Quale ufficio l’ha ricevuta?

È stato effettuato un controllo sulla sua completezza formale?

Dopo l’emersione delle due proprietà, è stata richiesta a Crosta una rettifica o un’integrazione?

Esiste una dichiarazione aggiornata che non è stata ancora pubblicata?

Il Comune deve inoltre comunicare lo stato delle pratiche edilizie relative ai due immobili.

Per la casa di Zingarello e per quella di viale Cavaleri Magazzeni devono essere indicati gli estremi dei titoli edilizi, delle eventuali domande di condono, delle concessioni in sanatoria, dei pareri, delle richieste di integrazione e dei provvedimenti conclusivi.

Se le pratiche sono ancora pendenti, bisogna conoscere la ragione per cui non siano state definite.

Se sono state concluse favorevolmente, il Comune e Crosta mostrino le concessioni.

Crosta mostri le carte

A questo punto Giovanni Crosta ha un solo modo per smentire Report Sicilia: pubblicare i documenti.

Per la casa di Zingarello mostri la concessione edilizia in sanatoria, gli eventuali pareri della Soprintendenza e tutti gli atti che dimostrerebbero la regolarità urbanistica e paesaggistica dell’immobile.

Per la casa di viale Cavaleri Magazzeni mostri il titolo edilizio originario e chiarisca se esista una concessione in sanatoria oppure soltanto una domanda di condono ancora pendente.

Se il condono riguarda soltanto una parte dell’edificio, Crosta indichi quale.

Se sono state realizzate opere successive, pubblichi i relativi titoli abilitativi.

Sono richieste documentali precise, non aggressioni personali.

Gli insulti non cancellano gli atti catastali

Crosta, il sindaco Michele Sodano e i loro “servizievoli amici” sul web possono continuare ad attaccare Report Sicilia e chi ha reso pubblici questi documenti.

Ma gli insulti non cancellano le risultanze catastali.

Le aggressioni sui social non integrano una dichiarazione patrimoniale incompleta.

Le querele annunciate non sostituiscono una concessione edilizia in sanatoria.

E definire “macchina del fango” un’inchiesta fondata sulle carte non modifica ciò che quelle carte riportano.

Report Sicilia continuerà a svolgere il proprio lavoro: acquisire documenti, confrontarli, pubblicarli e porre domande nell’interesse della collettività.

Adesso servono risposte

Il caso Crosta non riguarda ormai soltanto la casa di Zingarello.

L’approfondimento sulla dichiarazione patrimoniale ha fatto emergere anche la comproprietà della casa di 11,5 vani in viale Cavaleri Magazzeni. Un immobile che non comparirebbe nella dichiarazione depositata al Comune e sul quale deve essere chiarita l’esistenza e la sorte di un’eventuale pratica di condono.

Caro Crosta, la concessione edilizia in sanatoria esiste oppure no?

Se esiste, perché non viene pubblicata?

Se non esiste, da quanto tempo la domanda è pendente?

Sotto quale normativa è stata presentata?

Quali opere riguarda?

Perché due proprietà immobiliari non comparirebbero nella dichiarazione patrimoniale resa all’atto dell’insediamento?

Agrigento non ha bisogno di altri insulti o comunicati evasivi. Ha bisogno di risposte, protocolli, concessioni e documenti.

Questa volta le parole non bastano.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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