Agrigento – Caso Crosta, Sodano gli toglie solo la Polizia municipale: Resta Vicesindaco e conserva Trasparenza e anticorruzione. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

La determina numero 100 trasferisce soltanto la Polizia municipale a Dario Cipolla. Crosta conserva la carica di vicesindaco, Trasparenza e anticorruzione, Affari legali, Rapporti con il Consiglio e Protezione civile. E resta il nodo dell’atto di indirizzo sulle sanatorie firmato dallo stesso Crosta su carta intestata del sindaco. Sindaco, questa non è una soluzione: è una toppa
Il sindaco Michele Sodano pensa di avere tamponato il caso Crosta trasferendo la delega alla Polizia municipale e Sicurezza stradale dal vicesindaco Giovanni Crosta all’assessore Dario Cipolla.
Ma la determina sindacale numero 100 del 9 settembre 2026 Determina+Sindacale+2026-100, letta attentamente, racconta una realtà molto diversa.
Crosta non è stato rimosso dalla carica di vicesindaco. Conserva inoltre le deleghe agli Affari legali e generali, alla Trasparenza e anticorruzione, ai Rapporti con il Consiglio comunale e alla Protezione civile.
Non solo. Rimane ancora da chiarire il significato politico e istituzionale dell’atto di indirizzo per accelerare la definizione delle pratiche di condono e sanatoria, firmato dallo stesso Crosta e dall’assessora Maria Miccichè su carta intestata del sindaco.
Una materia nella quale il vicesindaco possiede un interesse personale diretto, essendo comproprietario di un immobile interessato da una pratica di sanatoria ancora da definire.
La domanda è dunque inevitabile: trasferire una sola delega può davvero eliminare il problema?
No. Può servire a comunicare che qualcosa è stato fatto, ma non risolve il conflitto politico e non offre ancora alla città tutte le garanzie necessarie.
Crosta resta vicesindaco
Il primo dato che non può essere nascosto dietro la rimodulazione delle deleghe è molto semplice: Giovanni Crosta resta vicesindaco di Agrigento.
Non è un particolare secondario.
Il vicesindaco non è un assessore qualsiasi. È la figura chiamata a sostituire il sindaco nei casi previsti dalla legge, assicurando la continuità delle funzioni dell’amministrazione. Il suo ruolo istituzionale, quindi, non si esaurisce nelle singole deleghe attribuitegli.
Togliere la Polizia municipale attenua una delle sovrapposizioni più evidenti, ma non cancella la posizione di vertice occupata da Crosta.
Se Sodano ritiene che il caso sia sufficientemente serio da richiedere la revoca della Polizia municipale, deve spiegare perché non sia abbastanza serio da rendere inopportuna almeno temporaneamente la permanenza di Crosta come vicesindaco.
La logica non può essere utilizzata soltanto a metà.
O esiste un problema di opportunità e di garanzia, e allora deve essere affrontato integralmente, oppure non esiste. Spostare una sola delega significa riconoscere il problema e, nello stesso momento, fingere di averlo risolto.
Trasparenza e anticorruzione: il paradosso continua
Ancora più incomprensibile è la decisione di lasciare a Crosta la delega alla Trasparenza e anticorruzione.
Parliamo dell’amministratore che, davanti alle prime notizie pubblicate da Report Sicilia, ha annunciato querele e parlato di una «macchina del fango». Ha sostenuto che l’immobile fosse un rudere, non abitato e senza utenza idrica.
Successivamente il giornale ha pubblicato fotografie, riprese e confronti tra immagini storiche e recenti che hanno posto dubbi concreti sulla prima ricostruzione e mostrato un utilizzo dell’immobile durante feste e ricorrenze. Sono inoltre emersi elementi compatibili con lavori eseguiti negli ultimi anni, la cui natura e regolarità dovranno essere accertate dagli uffici.
Persino Ismaele La Vardera, che inizialmente aveva espresso solidarietà a Crosta, ha riconosciuto che il lavoro di Report Sicilia ha messo in crisi la versione iniziale. Ha chiesto chiarimenti, ha inviato una PEC, ha interessato gli uffici regionali e infine ha espulso Crosta da Controcorrente.
Nonostante tutto questo, Sodano lascia a Crosta la Trasparenza e anticorruzione.
Sindaco, quale trasparenza può essere affidata a chi non ha ancora reso pubblica tutta la documentazione richiesta?
Dove sono i titoli relativi agli eventuali lavori recenti? Dove sono i pareri della Soprintendenza? Dove sono le fatture? Chi ha eseguito gli interventi? Quando sono stati conclusi? Su quali parti della costruzione sono stati effettuati?
E perché, secondo quanto riferito da La Vardera, Crosta non avrebbe ancora risposto alla PEC ricevuta dal suo stesso movimento?
Lasciargli la Trasparenza non rappresenta soltanto una scelta politicamente discutibile. Diventa il simbolo di un’amministrazione che sembra non comprendere la gravità della contraddizione.
L’atto di indirizzo sulle sanatorie firmato da Crosta
C’è poi il punto che la determina numero 100 ignora completamente.
Crosta ha firmato, insieme all’assessora competente Maria Miccichè, un atto di indirizzo finalizzato ad accelerare la definizione delle pratiche di condono e sanatoria edilizia.
Quell’atto reca l’intestazione del sindaco.
La circostanza non dimostra l’esistenza di interferenze illecite né consente di affermare che qualcuno abbia alterato documenti o condizionato l’esito di una pratica. Dimostra però che Crosta ha partecipato a un’iniziativa amministrativa riguardante una materia nella quale possiede un interesse personale evidente.
Il vicesindaco è infatti comproprietario di un immobile per il quale risulta pendente proprio una pratica di sanatoria.
Perché non si è astenuto?
Perché ha firmato un atto generale sull’accelerazione delle sanatorie mentre la sua posizione personale rientrava nella stessa materia?
Sodano ne era a conoscenza?
Ha autorizzato o condiviso quell’iniziativa, considerato che il documento è stato predisposto su carta intestata del sindaco?
Queste sono domande istituzionali. Non sono accuse penali e non possono essere liquidate come giustizialismo.
L’atto di indirizzo non prova che sia accaduto qualcosa di illecito. Prova però che il rischio di sovrapposizione tra funzione pubblica e interesse personale non è teorico. Si è già manifestato attraverso una firma apposta su un documento amministrativo.
Ed è proprio per questo che la permanenza di Crosta come vicesindaco non può essere considerata irrilevante.
La carta intestata del sindaco chiama in causa Sodano
L’utilizzo della carta intestata del sindaco rende la questione ancora più delicata.
Non basta sostenere che l’atto sia stato firmato materialmente da Crosta e Miccichè. Occorre chiarire se quel documento esprimesse un indirizzo condiviso dal sindaco, se Sodano ne fosse stato preventivamente informato e quale percorso amministrativo abbia seguito.
Il primo cittadino non può presentarsi come soggetto estraneo a un atto che porta l’intestazione del suo ufficio.
Se ne condivideva il contenuto, deve assumersi la responsabilità politica di avere consentito che un amministratore personalmente interessato a una sanatoria firmasse un indirizzo generale proprio su quella materia.
Se non ne era a conoscenza, deve spiegare come sia stato possibile utilizzare la carta intestata del sindaco senza un suo preventivo coinvolgimento.
In entrambi i casi serve una risposta.
La determina del 9 settembre non affronta questo nodo e non stabilisce alcuna misura specifica di astensione o separazione.
Affari legali lasciati a chi potrebbe essere coinvolto in contenziosi
A Crosta rimangono anche gli Affari legali e generali.
Un’altra delega che appare politicamente incompatibile con la situazione attuale.
Gli accertamenti sull’immobile potrebbero produrre richieste di accesso agli atti, provvedimenti amministrativi, opposizioni, ricorsi, interlocuzioni con la Soprintendenza e comunicazioni con altre autorità.
Non si afferma che Crosta abbia già interferito o possa automaticamente interferire con questi procedimenti. Si sostiene che un’amministrazione prudente e trasparente dovrebbe eliminare persino l’apparenza di una possibile sovrapposizione.
Crosta dovrebbe essere formalmente escluso da qualsiasi attività riguardante:
- l’immobile di contrada Zingarello;
- la pratica di sanatoria;
- gli eventuali titoli edilizi e paesaggistici;
- le verifiche sui lavori recenti;
- l’approvvigionamento idrico e lo smaltimento dei reflui;
- gli eventuali contenziosi;
- le richieste di accesso agli atti;
- le comunicazioni con Comune, Soprintendenza e autorità competenti.
La determina non prevede nulla di tutto questo.
E gli accertamenti chi li garantisce?
Sodano ha annunciato che l’amministrazione avrebbe già avviato i dovuti controlli sulla presunta attività edilizia recente.
Bene. Ma la città deve conoscere gli estremi del procedimento.
Quando sono stati disposti formalmente? Quale ufficio li sta conducendo? Chi è il responsabile? È stato assegnato un numero di protocollo? È previsto un sopralluogo? Sarà coinvolta la Soprintendenza? Verrà acquisito l’intero fascicolo della sanatoria?
Saranno confrontate le condizioni attuali con le fotografie storiche e con le planimetrie depositate? Verranno verificati i lavori apparentemente realizzati tra il 2021 e il 2026? Saranno richiesti titoli, autorizzazioni, fatture e documentazione dell’impresa?
E soprattutto: quali misure sono state adottate per assicurare che Crosta, rimasto vicesindaco e delegato agli Affari legali e alla Trasparenza, non abbia alcun ruolo diretto o indiretto nella verifica?
Non basta proclamare l’indipendenza degli accertamenti. Bisogna garantirla con atti formali.
Protezione civile e falesia: una battuta che rivela il paradosso
Crosta conserva anche la delega alla Protezione civile.
A questo punto sorge spontanea una domanda amaramente ironica: gli è stata lasciata perché l’immobile si trova a ridosso di un’area costiera e di una falesia che dovrà essere valutata sotto ogni profilo?
È una provocazione giornalistica, non una perizia tecnica sulla stabilità del sito. Ma fotografa il paradosso della decisione assunta.
La Protezione civile si fonda sulla prevenzione, sulla conoscenza dei rischi e sulla credibilità di chi deve tutelare il territorio.
Mentre sull’immobile del vicesindaco devono essere ancora chiarite la posizione urbanistica, la compatibilità paesaggistica, la distanza dalla costa e la natura dei lavori recenti, Sodano considera opportuno lasciargli proprio la Protezione civile.
Dai, sindaco, siamo seri.
Il vero passo necessario
La soluzione non consiste nello spostare una delega.
Il vero passo necessario è la rimozione di Crosta dalla funzione di vicesindaco almeno fino alla conclusione degli accertamenti, insieme alla revoca delle deleghe alla Trasparenza e anticorruzione e agli Affari legali e generali.
Occorre inoltre:
- formalizzare l’obbligo di astensione da qualsiasi procedimento collegato alla sua posizione;
- nominare un responsabile indipendente degli accertamenti;
- acquisire e conservare integralmente il fascicolo edilizio e la pratica di sanatoria;
- tracciare gli accessi alla documentazione;
- disporre un sopralluogo coordinato con gli organi competenti;
- rendere pubblici gli esiti delle verifiche;
- chiarire il percorso dell’atto di indirizzo sulle sanatorie e il motivo per cui Crosta lo abbia firmato su carta intestata del sindaco.
Queste sarebbero misure concrete. La determina numero 100, invece, appare come una risposta politica costruita per guadagnare tempo.
Una toppa ancora più piccola del buco
Il quadro finale è persino più contraddittorio di prima.
Crosta perde la Polizia municipale ma resta vicesindaco.
È sottoposto a verifiche, ma conserva Trasparenza e anticorruzione.
Potrebbe essere coinvolto in procedimenti e contenziosi, ma mantiene gli Affari legali e generali.
È comproprietario di un immobile oggetto di sanatoria e ha firmato un atto di indirizzo per accelerare le sanatorie su carta intestata del sindaco.
È stato espulso da Controcorrente, ma continua a rappresentare l’amministrazione nata grazie a Controcorrente.
Questa non è la soluzione del problema. È la sua certificazione.
Sodano deve scegliere se tutelare la credibilità delle istituzioni oppure tentare di conservare a ogni costo l’equilibrio della giunta.
Se gli accertamenti dimostreranno che i lavori recenti sono stati realizzati senza i titoli necessari, Crosta dovrà lasciare ogni incarico e gli uffici dovranno adottare tutti i provvedimenti previsti, comprese le eventuali comunicazioni all’autorità giudiziaria qualora emergano fatti penalmente rilevanti.
E a quel punto non basteranno più le scuse.
Anche Sodano dovrà assumersi la responsabilità politica di avere difeso Crosta, attaccato il giornale che aveva sollevato il caso e tentato di chiudere tutto togliendo una sola delega.
Sindaco, la Polizia municipale è stata trasferita. Il problema è rimasto interamente al suo posto, seduto sulla poltrona di vicesindaco.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

