Agrigento – Cgil contro i ritardi dell’Asp: dalle assunzioni alle progressioni bloccate. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Zenone di Elea, il filosofo dei paradossi, sosteneva che nessuno può raggiungere una meta: prima deve percorrerne la metà, poi la metà della metà restante, e così all’infinito. Aristotele gli rispose che lo spazio si attraversa camminando. Negli uffici dell’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento, a giudicare dalle carte, la disputa è ancora aperta. Gli operatori socio-sanitari stabilizzati a 24 ore settimanali sono passati a 30: esattamente metà della strada che li separa dalle 36 del tempo pieno. Il resto del percorso, per ora, è filosofia.
La lettera al commissario
È da qui che conviene leggere la lettera aperta che Cgil e Fp Cgil di Agrigento, con i segretari generali Alfonso Buscemi e Caterina Tusa, hanno indirizzato oggi al commissario straordinario dell’Asp, Alessandro Delle Donne. Il manager si è insediato il 10 agosto dopo le dimissioni del direttore generale Giuseppe Capodieci.
A oltre due mesi dall’insediamento, scrive il sindacato, mancano «segnali concreti» su problemi «noti da anni». L’elenco: riqualificazione degli ausiliari, part-time involontario, progressioni verticali ferme, uffici amministrativi sotto organico, piani dei fabbisogni lontani dai bisogni reali.
Abbiamo confrontato queste denunce con gli atti dell’Azienda. Il quadro che ne esce è meno vago del previsto e, per certi versi, più severo.
Mezzo tempo, mezza assistenza
Il part-time all’Asp non è una scelta dei lavoratori: è l’eredità delle stabilizzazioni dei precari, in buona parte reclutati negli anni del Covid. A dicembre 2024 l’Azienda ha firmato i contratti per 367 lavoratori, secondo i dati diffusi dalla Fials: 198 operatori socio-sanitari, 108 ausiliari specializzati, 61 assistenti amministrativi. Tutti a orario ridotto, 24 ore settimanali e in qualche caso 18. Il 24 novembre 2025 OSS e ausiliari part-time hanno manifestato con la Cisl Fp davanti alla Prefettura, chiedendo alla Regione di superare i tetti di spesa sul personale, indicati come il vero ostacolo al tempo pieno.
A gennaio 2026 è arrivata una mezza risposta: 195 OSS portati da 24 a 30 ore dal primo febbraio, senza trasformazione del rapporto di lavoro, come precisato dall’Azienda. Il Piano triennale del fabbisogno 2026-2028, adottato con la delibera n. 845 del 16 aprile 2026, spiega il resto. Per gli OSS la dotazione organica conta 315 posti, ma le persone in servizio al primo aprile sono 329, e il fabbisogno 2026 risulta negativo: meno 14. In nota, l’Azienda attribuisce il segno meno all’aumento delle ore, coperto da un «finanziamento temporaneo» regionale di 1,5 milioni di euro. Tradotto: più ore, ma su risorse a termine, e nessun posto in più in pianta.
Per gli ausiliari va peggio. Nel Piano il loro profilo è classificato «ad esaurimento»: 183 in servizio su 196 posti previsti. Eppure lo stesso documento indica in corso la stabilizzazione di altri 19 ausiliari, ancora una volta a 24 ore. Un mestiere destinato a scomparire, che si continua a rinnovare a metà orario.
La scala con pochi gradini
Qui entra la riqualificazione: per un ausiliario, la crescita passa dalla progressione verso l’area degli operatori socio-sanitari. La Cgil parla di progressioni «ferme per decenni». Non è del tutto esatto: con la delibera n. 1344 del primo luglio 2025 l’Asp ha bandito una selezione interna per 45 posti, la prima dopo vent’anni secondo la Fials. Ma i numeri spiegano la frustrazione: appena 8 posti da OSS, 11 da assistente amministrativo, 10 da collaboratore amministrativo, gli altri tra autisti di ambulanza e profili tecnici.
A giugno la Cisl Fp avvertiva che le procedure andavano chiuse entro il 30 giugno. A fine settembre una nota dell’Azienda spiegava che l’Asp «sta portando avanti» le progressioni verticali. Quindici mesi dopo la delibera, negli atti e nelle notizie consultati non abbiamo trovato traccia di una graduatoria definitiva.
Uffici a scartamento ridotto
La denuncia sui collaboratori amministrativi trova conferma nello stesso Piano dei fabbisogni. Al primo aprile 2026 ne risultavano in servizio 117 su 156 posti previsti: 39 caselle vuote, un quarto della dotazione. Mancavano anche 54 coadiutori amministrativi su 183 e 20 assistenti su 191. Sono gli uffici che scrivono delibere, liquidano fatture, istruiscono concorsi: se si inceppano loro, si inceppa tutto, comprese le assunzioni di medici e infermieri. Il Piano prevede 50 nuovi collaboratori nel triennio. Quanti siano già entrati, gli atti pubblicati non lo dicono.
Il piano c’è, i medici no
Sul punto dei fabbisogni, il commissario ha risposto in anticipo. In una nota del 25 settembre l’Asp ha rivendicato di aver «programmato il fabbisogno per il triennio 2026-2028» e annunciato il raddoppio dei posti di osservazione breve al Pronto soccorso di Agrigento, da quattro a otto, oltre al reclutamento per la Stroke Unit di Sciacca. Il Piano pubblicato in Amministrazione trasparente, però, è quello del 16 aprile, firmato dalla precedente direzione.
Le sue tabelle restano il documento più eloquente. Per la dirigenza medica la dotazione prevede 1.124 posti: al primo aprile ne erano coperti 682, con 442 vacanti. In medicina d’urgenza, cioè nei pronto soccorso, i medici in servizio erano 27 su 59: più di metà delle postazioni vuote. È la cifra che dà corpo alle denunce dell’estate, quando dal San Giovanni di Dio venivano segnalati pazienti in barella nei corridoi per giorni e a Sciacca l’Azienda ricorreva a ordini di servizio urgenti per coprire i turni.
Il Piano mette in conto 1.323 assunzioni nel triennio contro 295 cessazioni. Sulla carta, una rivoluzione. Nella pratica, la distanza tra pianificare e assumere è proprio quella che il sindacato chiede di colmare.
Cosa chiede la provincia
Per i cittadini, part-time e progressioni non sono questioni sindacali astratte. Un OSS a 24 ore è un turno in reparto da coprire con altri; un ufficio senza collaboratori è una gara che slitta, un concorso che non parte, un primario che non arriva. In una provincia di paesi interni e strade lente, dove il pronto soccorso è spesso l’unico presidio raggiungibile, l’organico non è una voce di bilancio: è il tempo di attesa davanti a un triage.
Delle Donne, nella nota di settembre, ha scritto che «nuove assunzioni e valorizzazione del personale già in servizio devono procedere insieme». È lo stesso principio della lettera della Cgil. Ora servono le date: quando si chiuderanno le progressioni, quando i part-time arriveranno a 36 ore, quanti amministrativi entreranno entro dicembre. Aristotele, del resto, aveva ragione: la meta si raggiunge camminando. All’Asp di Agrigento resta da allungare il passo.
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Fonte: Report Sicilia
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