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Agrigento – Cittadinanze italiane “facili”, arrestato il titolare di un’agenzia: Interdizione per un’ispettrice della Polizia locale

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Agrigento – Cittadinanze italiane “facili”, arrestato il titolare di un’agenzia: Interdizione per un’ispettrice della Polizia locale. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Cronaca.

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Nuovo sviluppo nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Agrigento sul presunto sistema illecito che avrebbe consentito di accelerare le procedure per il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis a cittadini brasiliani.

La Squadra mobile di Agrigento ha eseguito la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di Giuseppe Giglione, 56 anni, di Raffadali, titolare di un’agenzia di disbrigo pratiche. È stata inoltre applicata una misura interdittiva a Maria Concetta Tallarita, 56 anni, ispettrice della Polizia locale di Porto Empedocle.

I provvedimenti arrivano al termine di un articolato confronto giudiziario iniziato dopo che il gip del Tribunale di Agrigento aveva rigettato le richieste cautelari avanzate dalla Procura, ritenendo insussistenti le esigenze necessarie per applicarle. L’ufficio inquirente aveva successivamente impugnato la decisione davanti al Tribunale del Riesame.

Per Giglione il Riesame aveva disposto la custodia cautelare in carcere, ma l’esecuzione della misura era rimasta sospesa in attesa della decisione della Corte di Cassazione. Dopo i successivi passaggi tra Riesame e Suprema Corte, il nuovo provvedimento è stato adesso eseguito dalla Polizia.

L’indagine, condotta dalla Squadra mobile e coordinata dalla Procura di Agrigento, coinvolge complessivamente 22 persone, accusate a vario titolo. Tra gli indagati figurano amministratori locali, dipendenti comunali, appartenenti alla Polizia locale, professionisti e titolari di agenzie private.

Secondo l’ipotesi accusatoria, ancora tutta da verificare nelle sedi processuali, in diversi Comuni della provincia – in particolare Camastra, Comitini e Porto Empedocle – alcune pratiche per il riconoscimento della cittadinanza italiana sarebbero state accelerate attraverso accordi corruttivi e l’intervento di pubblici ufficiali.

Al centro dell’inchiesta vi sono centinaia di richieste presentate da cittadini brasiliani che sostenevano di discendere da antenati italiani. Il principio dello ius sanguinis consente infatti il riconoscimento della cittadinanza a chi dimostri la propria discendenza da un cittadino italiano, indipendentemente dal luogo di nascita.

Gli investigatori stanno cercando di accertare se, dietro alcune di queste pratiche, vi fosse un sistema organizzato basato su residenze fittizie, controlli soltanto formali e procedure amministrative definite in tempi particolarmente rapidi. Le contestazioni formulate nell’inchiesta comprendono, a vario titolo, ipotesi di corruzione, falso, rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Le posizioni degli indagati restano differenti e dovranno essere valutate singolarmente. L’applicazione di una misura cautelare, inoltre, non equivale a una dichiarazione di colpevolezza: per tutte le persone coinvolte vale il principio costituzionale della presunzione di innocenza fino a una sentenza definitiva.

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Fonte: Report Sicilia

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