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Agrigento – Congetture e confutazioni a Zingarello. Caso Crosta alla prova di Karl Popper

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Agrigento – Congetture e confutazioni a Zingarello. Caso Crosta alla prova di Karl Popper. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

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Agrigento non ha bisogno di sapere se Crosta sia buono o cattivo. Ha bisogno di istituzioni capaci di metterlo alla prova, e di sopportarne l’esito.

Il caso del vicesindaco di Agrigento letto con Popper: asserzioni da smentire, fonti, istituzioni e il diniego della Soprintendenza.

«Non esistono fonti ultime della conoscenza». Karl Popper lo scriveva in *Congetture e confutazioni*, aggiungendo che ogni fonte è benvenuta e che nessuna è esentata dall’esame critico. Frase da affiggere, in questi giorni, nella stanza della giunta di Piazza Pirandello.

I fatti, per quanto accertati

Il vicesindaco Giovanni Crosta ha coereditato con altri familiari una casa in contrada Zingarello, in un’area costiera vincolata, costruita dal padre quando lui aveva undici anni. Sull’immobile, riferisce lo stesso Crosta, pende dal 1985 una domanda di sanatoria. Il caso, sollevato da Report Sicilia, ha spaccato Controcorrente: il leader Ismaele La Vardera ha chiesto le dimissioni, il sindaco Michele Sodano ha respinto la richiesta, togliendogli con la determina n. 100 del 9 settembre la sola delega alla Polizia municipale. Il 10 settembre, secondo più testate, la Soprintendenza avrebbe negato la sanatoria, pare per carenze documentali.

Asserzioni che si possono smentire

Popper insegnava che un’affermazione vale per ciò che rischia: dice qualcosa sul mondo solo se indica le condizioni della propria smentita. Il caso Crosta ne è un grappolo. Secondo Controcorrente, il vicesindaco aveva descritto la casa come disabitata, salvo poi emergere un uso saltuario nelle festività. Report Sicilia ha scritto che l’immobile è servito dalla condotta idrica; Crosta replica che l’acqua è staccata da undici anni. Tesi incompatibili, e proprio per questo preziose: esistono un registro delle utenze e un fascicolo, e le opere si possono datare rispetto al vincolo costiero della legge regionale 78 del 1976. Il controllo è possibile. Chi lo rinvia sceglie il rumore.

Poi ci sono le ritirate. Se dalla casa disabitata si passa alla casa che nessun provvedimento vieta di usare, la tesi si salva, ma perché dice meno. Popper chiamava questi salvataggi stratagemmi convenzionalistici: la teoria resta in piedi, a prezzo del suo contenuto.

La domanda sbagliata: chi lo dice?

Il sindaco ha attaccato un ex candidato sindaco e la sua «surreale testata giornalistica»; sui social si è discusso più del giornalista che della casa; Crosta denuncia una «campagna mediatica di estrema violenza». Popper avrebbe riconosciuto il vizio: chiedersi da dove venga un’affermazione anziché come la si possa controllare. Un avversario può dire il vero, un alleato il falso. L’origine di una tesi non ne decide la sorte; la decidono i test. È Crosta stesso a indicare il metodo giusto: «sono gli atti a parlare». Purché parlino in pubblico. E purché la regola valga, simmetricamente, per chi scrive: pubblicare i documenti, accettare la smentita.

 Non chi governa, ma come si limita il danno

Sodano difende l’integrità del suo vice, al quale a oggi non risultano contestati reati. Ma nella *Società aperta* Popper spiegava che la domanda platonica – chi deve governare? – è mal posta. Quella giusta riguarda le istituzioni: come organizzarle perché anche un governante inadeguato non possa fare troppo danno. La Vardera, parlando della Polizia municipale, l’ha tradotto in formula: non si può essere insieme controllore e controllato. Il punto non è se Crosta sia una brava persona, ma se sia saggio che conservi Trasparenza, Anticorruzione e Affari legali mentre spetta al Comune che amministra chiudere la sua pratica, con un possibile ricorso al Tar sullo sfondo. La revoca della Polizia municipale è ingegneria gradualistica, popperiana nel metodo: una correzione piccola e reversibile. Ma una riforma parziale si giudica dai conflitti che lascia aperti.

Il test della simmetria

La frase più popperiana della vicenda l’ha scritta Controcorrente: «cosa avremmo fatto noi se fossimo stati all’opposizione?». È il criterio della coerenza universale, nessuna eccezione per i propri. Ma il metodo conta quanto il principio. Il sindaco aveva invocato i probiviri prima di conclusioni affrettate; La Vardera lamenta Pec rimaste senza risposta. Ma un’espulsione annunciata in video («per me sei fuori dal partito») somiglia più a un verdetto che a un controllo.

Corroborazione, non verità

Il diniego della Soprintendenza, se confermato negli atti, non è una verifica ma una corroborazione. Rafforza l’ipotesi dell’irregolarità senza chiudere la partita: per ora pesa un difetto di documenti, più che un giudizio di merito. Restano i test decisivi: l’epoca delle opere, gli accertamenti sulla «presunta attività edilizia recente» annunciati dallo stesso Comune, il capitolo dell’acqua.

Popper definiva democratico il regime in cui ci si può liberare dei governanti senza spargimento di sangue. Si potrebbe aggiungere: quello in cui si correggono gli errori senza linciaggi e senza assoluzioni preventive. Agrigento non ha bisogno di sapere se Crosta sia buono o cattivo. Ha bisogno di istituzioni capaci di metterlo alla prova, e di sopportarne l’esito.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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