Agrigento – Controcorrente chiede le dimissioni di Crosta, ma non basta: La Vardera chieda scusa a Di Rosa e a Report Sicilia. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Controcorrente ha chiesto al vicesindaco Giovanni Crosta di fare un passo indietro. Una decisione inevitabile dopo che, secondo la stessa segreteria regionale del movimento, alcune dichiarazioni dell’amministratore non sarebbero risultate coerenti con quanto emerso successivamente.
Il movimento riconosce così la fondatezza della questione sollevata da Report Sicilia. Ma chiedere le dimissioni di Crosta non basta e non cancella gli attacchi rivolti nei giorni scorsi al giornale e al suo editore.
Ismaele La Vardera e Controcorrente devono chiedere pubblicamente scusa a Giuseppe Di Rosa e a Report Sicilia.
Il problema non è avere ereditato una casa abusiva
Controcorrente chiarisce opportunamente che il problema non consiste nell’avere ereditato dal padre una casa abusiva. Non esiste, infatti, alcun reato di abusivismo edilizio per eredità.
La questione riguarda semmai ciò che sarebbe stato dichiarato successivamente da Crosta per ridimensionare la vicenda e la mancata coerenza tra quelle affermazioni e gli elementi emersi.
La segreteria regionale sostiene di avere creduto in assoluta buona fede alla prima versione fornita dal vicesindaco e di avere assunto, per questa ragione, una posizione inizialmente cautelativa.
Ma le notizie diffuse successivamente avrebbero imposto una linea diversa e più rigorosa.
In particolare, Controcorrente contesta l’affermazione secondo la quale la casa sarebbe stata disabitata, quando poi è emerso che l’immobile è stato utilizzato, seppure in maniera occasionale e non continuativa.
Una circostanza considerata dallo stesso movimento poco consona «al principio della trasparenza e della verità dei fatti».
Ancora più pesante è un’altra affermazione della segreteria regionale:
«Se avessimo saputo in fase di candidatura di questa cosa, certamente avremmo rifiutato di candidarlo. Crosta non ci ha mai detto nulla».
Controcorrente ammette, dunque, che la conoscenza preventiva della vicenda avrebbe impedito la candidatura di Giovanni Crosta.
Mentre credevano a Crosta, attaccavano Report Sicilia
Controcorrente rivendica oggi la propria buona fede. Ma la cautela utilizzata nei confronti di Crosta non venne riservata né al giornale né a Giuseppe Di Rosa.
Dopo il primo articolo, Ismaele La Vardera si schierò pubblicamente con il proprio dirigente e scrisse:
«Grazie Giovanni, la chiarezza in questi casi è d’obbligo per chi come noi non fa sconti a nessuno. Anche questa volta gli agrigentini avranno conferme degli spalatori di fango seriali».
La pagina ufficiale di Controcorrente parlò invece di una «vera e propria campagna, quasi quotidiana, posta in essere da un editore politico cui ancora non va giù la sconfitta».
A Giuseppe Di Rosa venne infine rivolto un saluto dal tono irridente:
«Saluti all’editore/giornalista/politico, non sappiamo più come definirla».
Quelle parole non costituivano una risposta alle notizie pubblicate. Erano un attacco diretto alla credibilità professionale del giornale e alla persona di Giuseppe Di Rosa.
Con quei post, La Vardera e Controcorrente hanno esposto Report Sicilia alla gogna social, rendendolo attaccabile e contribuendo a creare un clima nel quale prima la testata e poi il suo editore sono stati pesantemente offesi.
Adesso lo stesso movimento riconosce che la vicenda esiste, che le dichiarazioni di Crosta avrebbero mostrato elementi di incoerenza e che il vicesindaco deve lasciare l’incarico.
Chi erano, allora, gli «spalatori di fango seriali»?
Report Sicilia aveva pubblicato una notizia, non una vendetta
La ricostruzione proposta da Controcorrente conferma che l’inchiesta non nasceva dal risentimento per una sconfitta elettorale.
Report Sicilia aveva scoperto e pubblicato una notizia di evidente interesse pubblico: un vicesindaco e dirigente politico era proprietario di un immobile interessato da una pratica di sanatoria pendente presso lo stesso Comune che contribuiva ad amministrare.
Il giornale ha poi confrontato le dichiarazioni pubbliche con fotografie, immagini storiche e altri elementi documentali. Non ha coinvolto la famiglia di Crosta e non ha mai sostenuto che l’eredità trasferisse automaticamente all’erede le eventuali responsabilità penali del costruttore.
Le domande riguardavano e riguardano l’opportunità politica, la trasparenza delle dichiarazioni, la situazione attuale dell’immobile e gli interventi apparentemente eseguiti negli ultimi anni.
Oggi Controcorrente dichiara di essersi posto una domanda semplice: che cosa avrebbe fatto se si fosse trovato all’opposizione?
La risposta del movimento è netta:
«Avremmo preteso esattamente quello che oggi stiamo chiedendo».
È la stessa domanda posta da giorni da Report Sicilia. Le regole valgono soltanto per gli avversari oppure anche per i propri amministratori?
La linea del rigore arriva, ma dopo gli insulti
Controcorrente sostiene di avere costruito la propria credibilità su scelte intransigenti che non possono valere per gli altri e non per i propri esponenti.
La posizione del movimento sarebbe stata già rappresentata al sindaco Michele Sodano, mentre la segreteria regionale resta in attesa del passo indietro di Crosta.
Prendiamo atto della decisione. È la scelta politicamente corretta e richiesta da Report Sicilia sin dall’inizio.
Ma cambiare posizione non significa cancellare ciò che è stato scritto.
Non basta riconoscere implicitamente che il giornale aveva ragione. Non basta chiedere le dimissioni di Crosta. Occorre riparare anche al danno prodotto dagli attacchi pubblici.
Le scuse devono avere la stessa chiarezza e la stessa evidenza riservate alle accuse.
Di Rosa: «Io ho chiesto scusa quando ho riconosciuto di avere sbagliato»
Sulla vicenda interviene direttamente Giuseppe Di Rosa, editore di Report Sicilia:
«Quando ho riconosciuto di essere andato sopra le righe nei confronti di Ismaele La Vardera, non ho cercato scuse o giustificazioni. Gli ho chiesto pubblicamente scusa. L’ho fatto con umiltà, perché chiedere scusa quando si comprende di avere sbagliato non è un gesto di debolezza: è un comportamento da persone intelligenti e perbene.
Oggi la situazione si è capovolta. La Vardera ci ha definiti “spalatori di fango seriali” e Controcorrente ha tentato di presentare la nostra inchiesta come la reazione di un editore che non avrebbe accettato la sconfitta elettorale. Quelle parole hanno reso attaccabili prima il giornale e poi me personalmente, esponendoci a offese pesantissime.
Adesso lo stesso movimento riconosce che le dichiarazioni di Crosta non sarebbero state coerenti con la realtà emersa, afferma che non lo avrebbe candidato se avesse conosciuto la vicenda e gli chiede di fare un passo indietro.
Questo significa che non stavamo spalando fango. Stavamo facendo giornalismo e, ancora una volta, i fatti ci hanno dato ragione.
Non chiediamo umiliazioni e non pretendiamo gesti di sottomissione. Chiediamo soltanto la stessa correttezza che io ho dimostrato quando ho riconosciuto di essere andato oltre. Ammettere un errore e chiedere scusa è un gesto da persone intelligenti e perbene.
Io ho saputo farlo. Adesso la parola passa a Controcorrente e a Ismaele La Vardera».
Adesso servono due parole: «chiediamo scusa»
Crosta dovrà decidere se accogliere la richiesta del proprio movimento. Il sindaco Sodano, in caso contrario, dovrà assumersi la responsabilità politica di mantenerlo o revocarlo.
Gli accertamenti amministrativi proseguiranno e saranno gli uffici competenti a stabilire la situazione dell’immobile.
Ma il rapporto tra La Vardera, Controcorrente, Giuseppe Di Rosa e Report Sicilia richiede una risposta immediata.
Chi ci ha definiti «spalatori di fango seriali» deve riconoscere pubblicamente di avere sbagliato. Chi ha ricondotto il nostro lavoro giornalistico a un risentimento elettorale deve ristabilire la verità.
Chiedere le dimissioni di Crosta non basta. Ammettere che avevamo ragione non basta.
Adesso tocca a Ismaele La Vardera e a Controcorrente dimostrare che trasparenza, correttezza e rispetto valgono anche quando devono pronunciare due parole semplici: chiediamo scusa.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

