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Agrigento – Controcorrente, l’ipocrisia del “nessun accordo”: Elvira dei miracoli colpisce ancora e si arrampica (con Svettini) sugli specchi

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Agrigento – Controcorrente, l’ipocrisia del “nessun accordo”: Elvira dei miracoli colpisce ancora e si arrampica (con Svettini) sugli specchi. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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Controcorrente, la politica degli equivoci: Mangione e Svettini, basta chiamare “istituzionale” ciò che politico appare C’è una parola che in politica dovrebbe avere ancora un significato: coerenza. E proprio sulla coerenza, dopo quello che è accaduto in Consiglio comunale ad Agrigento, sarebbe interessante aprire una discussione con Elvira Mangione e Alessandro Svettini.

Perché qui nessuno contesta il diritto di Controcorrente a stare nelle commissioni consiliari. Nessuno mette in discussione il diritto della minoranza a essere rappresentata. E nessuno sostiene che ogni voto coincidente tra consiglieri di schieramenti diversi debba automaticamente trasformarsi in un’alleanza politica.

Il problema è un altro. Il problema è che, quando cinque consiglieri di Fratelli d’Italia, cinque dell’area di maggioranza e altri quattro voti riconducibili a Lega e Democrazia Cristiana fanno registrare per sei volte consecutive lo stesso risultato, 14 voti, diventa quantomeno legittimo chiedere spiegazioni. È esattamente ciò che è accaduto il 24 settembre.

E allora non basta indignarsi contro chi fa domande. Non basta accusare il centrodestra di “farsi la guerra”. Non basta tirare fuori la solita foglia di fico della “rappresentanza istituzionale”. Perché la politica vive anche di segnali, di comportamenti, di convergenze e soprattutto di responsabilità. Mangione e Svettini dicono: nessun accordo con il centrodestra. Benissimo.

Ma allora spieghino agli agrigentini perché, davanti a un passaggio politicamente delicatissimo come la costituzione delle commissioni, si sia determinata una convergenza così larga e ripetuta. Non è un reato votare insieme. Non è nemmeno uno scandalo. Ma è politicamente infantile pretendere che i cittadini siano obbligati a considerare ogni convergenza come una semplice coincidenza amministrativa. E qui arriviamo alla parte più curiosa. Controcorrente sostiene di essere “contro il centrodestra”, ma contemporaneamente afferma che collaborerà anche con “pezzi del centrodestra” quando ci saranno proposte ritenute utili alla città.

Dunque, quale sarebbe la differenza?

Quando conviene è collaborazione istituzionale. Quando lo fanno gli altri diventa accordo politico. Quando il voto produce un risultato favorevole a Controcorrente è normale dialettica consiliare. Quando qualcuno evidenzia la convergenza, invece, è perché “si fa la guerra tra loro”. È una spiegazione che convince poco. E soprattutto appare contraddittoria. Perché la politica non può pretendere di avere due pesi e due misure: uno per i propri voti e uno per quelli degli altri.

La vera domanda, allora, non è se Mangione e Svettini abbiano sottoscritto un accordo scritto con il centrodestra. Non lo sappiamo e non lo affermiamo. La vera domanda è molto più semplice: qual è la linea politica di Controcorrente? Quella annunciata in campagna elettorale? Quella di opposizione al centrodestra? Quella della collaborazione “finanche” con pezzi del centrodestra?

Oppure quella, ancora più comoda, secondo la quale ogni volta che arriva un voto favorevole si parla di normale attività istituzionale e ogni volta che qualcuno pone interrogativi si grida alla strumentalizzazione? Perché se questa è la nuova politica, allora siamo davanti alla vecchia politica con un nome diverso.

E c’è un altro elemento che non può essere ignorato. Controcorrente è nata politicamente attorno a Michele Sodano e alla candidatura sostenuta anche da Ismaele La Vardera. Elvira Mangione e Alessandro Svettini sono stati candidati nella lista Controcorrente alle amministrative del 2026. Proprio per questo sarebbe auspicabile una maggiore chiarezza, non una maggiore aggressività verso chi pone domande. Perché definire “non conoscenza della macchina amministrativa” ogni lettura politica sgradita è un modo piuttosto curioso di affrontare il confronto pubblico. La politica seria non teme le domande. Le affronta. E soprattutto non pretende di spiegare agli altri come devono interpretare ciò che vedono.

Quanto al riferimento a Cuffaro e ai rapporti politici che vengono evocati nel dibattito, anche qui occorre distinguere tra fatti e interpretazioni: se esistono convergenze, rapporti o interlocuzioni politiche documentabili, vanno raccontati con nomi, date e atti. Non servono insinuazioni.

Ma proprio per questo Mangione e Svettini dovrebbero capire che la trasparenza non consiste nel dire “non c’è alcun accordo” e chiudere la porta.

La trasparenza consiste nello spiegare. Spiegare perché. Spiegare con chi. Spiegare su cosa. Spiegare quale prospettiva politica abbia Controcorrente. Perché gli agrigentini non hanno bisogno di lezioni di galateo istituzionale. Hanno bisogno di capire chi sta con chi. E soprattutto hanno il diritto di sapere se quello che è stato raccontato in campagna elettorale continua a valere anche oggi. Il resto sono parole.

E le parole, senza coerenza politica, diventano soltanto fumo. Mangione e Svettini possono continuare a dire che non esiste alcun accordo. È legittimo. Ma la politica, fortunatamente, non si giudica soltanto dai comunicati. Si giudica anche dai voti. E quei 14 voti, ripetuti per sei volte, sono lì. Non li ha inventati nessuno. Sono agli atti del Consiglio comunale.

Adesso, invece di arrabbiarsi con chi li racconta, sarebbe molto più serio spiegare agli agrigentini che cosa significano.

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Fonte: Sicilia24h

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