Agrigento – Crosta denuncia una «campagna mediatica» e si presenta come vittima, ma non risponde sui lavori: mostri Scia, autorizzazioni e fatture degli interventi eseguiti sulla sua proprietà in questi ultimi anni. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo

Dal cancello al rifacimento del prospetto, dai muri esterni alle modifiche interne: chi ha autorizzato gli interventi eseguiti dal 2021 al 2026 sull’immobile di Zingarello? La vicenda non riguarda la vita privata del vicesindaco, ma la regolarità urbanistica di una proprietà sulla quale pende una pratica di sanatoria
L’avvocato Giovanni Crosta torna a parlare pubblicamente della casa di contrada Zingarello e accusa Report Sicilia di avere promosso contro di lui e contro la sua famiglia una «campagna mediatica di estrema violenza».
Parla di sofferenza, di intrusioni nella sfera privata, di attacchi politici e personali. Sostiene di non avere ancora compreso quale sia l’accusa formulata nei suoi confronti e ribadisce di avere ereditato l’immobile dopo la morte del padre, che lo avrebbe costruito quando lui aveva appena undici anni.
Ma, ancora una volta, Crosta non risponde alla domanda centrale sollevata dal nostro giornale: con quali titoli edilizi e paesaggistici sono stati realizzati i lavori che, dal confronto tra le immagini disponibili, appaiono eseguiti sull’immobile tra il 2021 e il 2026?
La questione non è chi abbia costruito la casa circa quarant’anni fa. Nessuno ha mai sostenuto che un bambino di undici anni potesse commissionare o dirigere un cantiere.
Il punto è un altro: oggi il proprietario dell’immobile è Giovanni Crosta. Ed è sul periodo successivo all’acquisizione della proprietà, non sulle responsabilità del padre, che il vicesindaco deve fornire spiegazioni precise e documentate.
Non basta dire «l’ho ereditata»
L’eredità può spiegare come Crosta sia diventato proprietario della casa. Non può però spiegare né giustificare gli interventi eventualmente eseguiti negli ultimi anni.
Le immagini storiche messe a confronto con quelle più recenti sembrerebbero documentare una trasformazione significativa dell’immobile e delle sue pertinenze: il cancello, la sistemazione degli spazi esterni, il rifacimento dei muri, le modifiche ad alcune murature interne, le finiture e il rifacimento del prospetto.
Non stiamo parlando, dunque, soltanto di una costruzione lasciata immutata per quarant’anni e ricevuta passivamente in eredità.
Stiamo parlando di opere apparentemente recenti, realizzate quando Crosta era già adulto e proprietario dell’immobile. Lavori dei quali bisogna conoscere committente, impresa esecutrice, data di realizzazione e, soprattutto, titoli autorizzativi.
Se Crosta sostiene che tutto sia regolare, può chiarirlo in pochi minuti pubblicando:
- la Cila, la Scia, il permesso di costruire o qualsiasi altro titolo presentato per gli interventi;
- l’eventuale autorizzazione paesaggistica;
- il nulla osta della Soprintendenza;
- le planimetrie precedenti e successive ai lavori;
- la comunicazione di apertura del cantiere;
- le fatture dell’impresa che avrebbe eseguito le opere;
- le dichiarazioni di conformità degli impianti;
- ogni provvedimento che consenta di intervenire su un immobile ancora interessato da una pratica di sanatoria.
In assenza di questi documenti, la domanda resta inevitabile: i lavori eseguiti dal 2021 al 2026 erano autorizzati oppure no?
Se manca il titolo, le opere recenti non possono essere attribuite al padre
Crosta afferma di non potere essere ritenuto responsabile delle azioni compiute da altri e ricorda che la pratica di sanatoria risalirebbe al 1985.
È un argomento che, però, non risponde alla contestazione riguardante gli interventi recenti.
Se fosse confermato che, durante il periodo della sua proprietà, sono stati rifatti il cancello, i muri esterni, alcune divisioni interne e l’intero prospetto, non sarebbe possibile continuare ad attribuire tutto al padre scomparso.
Le eventuali responsabilità amministrative relative alle opere più recenti devono essere accertate individuando il proprietario, il committente e l’impresa esecutrice.
E se tali interventi fossero stati realizzati senza il necessario titolo edilizio e senza l’autorizzazione paesaggistica, ci troveremmo davanti a nuove opere abusive, direttamente riconducibili a chi le ha ordinate o consentite.
Questa non è una sentenza emessa dal giornale. È precisamente ciò che devono verificare il Comune di Agrigento, la Soprintendenza e il Centro Anticrimine Natura dei Carabinieri, ai quali Report Sicilia ha già trasmesso un esposto formale.
Altro che «campagna mediatica»: sono domande fondate su atti e immagini
Crosta definisce il nostro lavoro una campagna denigratoria e sostiene che qualcuno voglia esasperare gli abitanti della zona A per alimentare la contrapposizione con l’Amministrazione comunale.
È un modo comodo per spostare l’attenzione.
Report Sicilia non ha chiesto conto a Crosta dei suoi rapporti familiari o della sua vita privata. Ha chiesto conto a un amministratore pubblico della situazione urbanistica e paesaggistica di un immobile del quale egli stesso ha riconosciuto la proprietà.
E lo ha fatto dopo avere acquisito documenti, immagini storiche, fotografie e riprese che pongono interrogativi precisi.
Crosta ricopre la carica di vicesindaco e dispone, tra le altre, delle deleghe alla Trasparenza e anticorruzione, agli Affari legali, alla Polizia municipale, al Patrimonio, ai Tributi e al Personale. Non è quindi un semplice cittadino trascinato arbitrariamente sulla scena pubblica.
È uno degli uomini più importanti dell’Amministrazione comunale. Proprio per questo ha un dovere di trasparenza maggiore, non minore.
La parola «rudere» non cancella il cantiere
Crosta continua a definire l’immobile un «rudere» e afferma che la casa non sarebbe abitata durante l’anno, pur ammettendo che venga utilizzata in alcune giornate di festa e che l’acqua venga trasportata con dei bidoni.
Anche questa ricostruzione non risolve la questione.
Un immobile con prospetti rifatti, muri sistemati, spazi esterni curati, cancello, arredi, vegetazione mantenuta e segni di frequentazione non può essere liquidato politicamente con una sola parola.
Chiamarlo «rudere» non sostituisce la documentazione edilizia. E dire che viene utilizzato soltanto occasionalmente non rende automaticamente regolari né la costruzione né i lavori successivi.
Rimangono inoltre senza risposta le domande sull’approvvigionamento idrico e sullo smaltimento delle acque reflue. Se nell’immobile si organizzano giornate di festa e l’acqua viene portata con i bidoni, dove vengono convogliati i reflui? Esiste un sistema autorizzato? È stato richiesto l’allaccio alla nuova rete fognaria? Esiste un’autorizzazione allo scarico?
Crosta mostri gli atti ai quali dice di volere rispondere
Nel suo intervento il vicesindaco dichiara: «Continuerò a rispondere con gli atti, con la trasparenza e con il lavoro degli uffici».
È esattamente quello che Report Sicilia gli sta chiedendo.
Mostri gli atti.
Mostri il titolo edilizio originario, la domanda di sanatoria completa, le planimetrie, il parere della Soprintendenza, le autorizzazioni relative ai lavori eseguiti negli ultimi anni, le fatture e la documentazione del cantiere.
Non basta pubblicare la schermata di una pratica ancora pendente. L’esistenza di una domanda di sanatoria non equivale al rilascio della sanatoria e non autorizza automaticamente nuovi interventi sull’immobile.
Occorre inoltre stabilire se la costruzione ricada, come emergerebbe dalla documentazione acquisita, a circa 96 metri dalla battigia e dunque all’interno della fascia dei 150 metri dal mare. Saranno gli uffici competenti a dover chiarire l’epoca delle opere, la normativa applicabile e l’eventuale insanabilità totale o parziale.
Il Comune non può controllare se stesso senza garanzie
La vicenda assume una gravità politica ancora maggiore perché alcuni degli uffici chiamati a effettuare gli accertamenti appartengono al Comune amministrato dallo stesso Crosta.
Il sindaco Michele Sodano e il Segretario generale devono garantire che ogni controllo venga eseguito in piena indipendenza, che il vicesindaco resti estraneo a qualsiasi interlocuzione relativa alla propria casa e che il fascicolo venga esaminato senza omissioni, ritardi o trattamenti privilegiati.
Bisogna accertare, opera per opera, che cosa sia stato realizzato tra il 2021 e il 2026, chi lo abbia commissionato e in forza di quale autorizzazione.
Se i titoli esistono, vengano pubblicati e Report Sicilia ne darà conto.
Se non esistono, il Comune dovrà contestare le opere abusive, individuare le responsabilità e adottare tutti i provvedimenti repressivi, sanzionatori e ripristinatori previsti dalla legge.
La trasparenza non è una persecuzione
Crosta può criticare il tono dei nostri articoli, annunciare querele e parlare di campagna mediatica. Non può però pretendere che le domande scompaiano.
La trasparenza non consiste nel chiedere ai cittadini di credere alla parola del vicesindaco. Consiste nel mettere i documenti a disposizione della città.
L’uomo pubblico ha il dovere di essere trasparente, soprattutto quando la vicenda interessa una sua proprietà e coinvolge uffici sui quali esercita un peso politico rilevante.
Report Sicilia non arretrerà davanti alla rappresentazione vittimistica di chi, invece di mostrare le autorizzazioni, continua a parlare genericamente di attacchi personali.
La risposta alla presunta «campagna mediatica» è semplicissima: Scia, autorizzazione paesaggistica, planimetrie, fatture e atti del fascicolo.
Il resto è propaganda.
E fino a quando quei documenti non saranno resi pubblici, resterà una domanda alla quale l’avvocato Giovanni Crosta, vicesindaco di Agrigento e proprietario dell’immobile, non ha ancora risposto: chi ha autorizzato tutti i lavori eseguiti sulla casa dal 2021 al 2026?
Leggi anche: Altre notizie su Sport
Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.














