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Agrigento – Da Paternò al Toro: la storia di Claudio Finocchiaro, allenatore del Torino Women Under 15

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Agrigento – Da Paternò al Toro: la storia di Claudio Finocchiaro, allenatore del Torino Women Under 15. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

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Ci racconti i tuoi primi passi nel mondo del calcio?

“Tutto è iniziato all’età di 17 anni, quando giocavo ancora nella Juniores Regionale del Paternò. In quel periodo ho iniziato ad allenare una piccola squadra, la Vigor Etnea, dove ho conosciuto i miei amici Mario Spoto, Enzo Filica e Luciano Cavallaro e ho avuto modo di gestire il mio primo gruppo di ragazzi, nati fra il 2001 ed il 2003. Questa associazione sportiva mi è rimasta nel cuore e rappresenta il primo input in assoluto che mi ha spinto ad intraprendere questo percorso: mi rendeva felice andare al campo e provare a migliorare i miei giocatori, sia dal punto di vista calcistico che sotto l’aspetto umano. Un’altra avventura che ricordo con piacere è l’esperienza alla Fenice Belpassese, dove ho trovato una società sanissima e persone eccezionali.”

Quando hai deciso esattamente che da grande avresti fatto l’allenatore?

“Probabilmente ho preso questa decisione durante il periodo della pandemia: il lockdown mi ha aiutato a capire che volevo provare a fare questo lavoro, quindi ho iniziato a mandare dei curricula dalla Sicilia e poi sono partito per Milano. Sono stato contattato dal Cimiano, una storica squadra giovanile lombarda affiliata al Milan, che allora disputava il Campionato Elite, e sono rimasto alla guida di una delle loro selezioni giovanili per quattro anni. Lì ho avuto la fortuna di allenare un gruppo di ragazzi fantastici, con i quali ho vinto anche un campionato regionale. Terminata l’esperienza col Cimiano, mi sono trasferito per motivi personali in Piemonte, dove ho trovato un accordo con il Mirafiori. Da lì è arrivata la chiamata del Torino Femminile…”

Hai avuto qualche dubbio a passare dal calcio maschile a quello femminile?

“Ammetto che inizialmente ero un po’ scettico. Però, nello stesso tempo, ero orgoglioso di essere stato contattato da una delle società più importanti d’Italia e avevo voglia di buttarmi in una situazione completamente nuova per me. Dopo circa un anno sono contentissimo della scelta che ho fatto e ho rinnovato il mio contratto alla guida dell’Under 15 Femminile del Torino lo scorso giugno: spero che questa stagione sia ancora più bella di quella che ho vissuto l’anno scorso!”

Quanto ti è stata utile l’esperienza in Lombardia?

“E’ stata cruciale per la mia crescita professionale e si è rivelata la miglior decisione che potessi prendere per il mio percorso in questo mondo. Il calcio in Lombardia è vissuto nella giusta maniera: vengono fatti investimenti sia in termini economici che in termini di tempo, le strutture sono efficienti e funzionali e c’è molta attenzione alla crescita personale dei ragazzi, anche e soprattutto per quanto riguarda la loro vita al di fuori del campo di allenamento.”

Qual è la tua visione del calcio?

“Per me il calcio è principalmente emozione. E con ciò non voglio fare un discorso romantico, bensì pratico e realista: questo sport per me è emozione in quanto comporta fatica, procura gioia e dolore ed unisce la gente, annullando le distanze tra persone che magari non si stanno neanche simpatiche. E’ per questo motivo che credo fortemente che non si possa fare calcio senza un minimo di emozione. Ciò vale per gli allenatori così come per i giocatori, i dirigenti e soprattutto i tifosi: siamo tutti trascinati all’interno di qualcosa che va oltre il risultato finale, oltre la fede calcistica e oltre il fatto di vincere o perdere in un certo modo. Ovviamente, ci sono mille sfaccettature ed ognuno ha i suoi gusti tattici, le proprie idee di gioco e le proprie preferenze di sistema, ma senza emozione non si va da nessuna parte.”

Adesso alleni l’Under 15 femminile del Torino, una squadra storica calcio italiano. Ci racconti cosa significa far parte del mondo Toro?

“Entrare a far parte del del Torino è stata un’emozione incredibile, paragonabile soltanto a quando ho ottenuto il patentino di allenatore UEFA B. Dopo tanti anni, e soprattutto dopo tanti sacrifici, essere arrivato in una società così importante lo considero un primo grande traguardo della mia giovane carriera. L’anno scorso ho vissuto una stagione incredibile, e quest’anno si è alzato il livello: ci sono molte più pressioni e avverto anche più responsabilità, ma vivo bene tutto questo e non vedo l’ora di mettermi alla prova ancora una volta.”

Quali sono le principali differenze tra calcio maschile e calcio femminile?

Se mettiamo da parte l’aspetto atletico, legato alle caratteristiche anatomiche del corpo maschile e di quello femminile, non ho riscontrato molte differenze sotto l’aspetto tecnico e tattico. Le ragazze della mia Under 15 hanno tutte una buona tecnica di base e, per quanto riguarda la tattica, essendo questo il loro primo anno di calcio a 11, si sono adattate benissimo sia alle dimensioni del campo che alla mia proposta di gioco. Per quanto riguarda la mentalità, posso dire con assoluta certezza che ho trovato nelle ragazze un carattere per certi versi anche superiore a quello che ho visto nel calcio maschile, con grande predisposizione al sacrificio e uno spiccato spirito di squadra. Va detto però che, a differenza del calcio maschile, ho soltanto un anno di esperienza nel calcio femminile, ragion per cui potrò fare dei paragoni più attendibili soltanto fra qualche anno.

E quali invece i principali punti in comune?

Direi semplicemente la voglia di giocare a calcio e l’amore per questo sport: l’ambizione che ho visto negli occhi dei ragazzi che ho allenato l’ho ritrovata esattamente identica nelle ragazze del Torino.

A che punto è il calcio femminile in Italia?

“Purtroppo siamo ancora abbastanza indietro rispetto agli altri Paesi europei. Uno dei motivi principali è essenzialmente economico: la quota di investimento che la Federazione prevede di impiegare per il calcio femminile è ancora troppo bassa rispetto a quella prevista, ad esempio, da Inghilterra e Germania. Nonostante ciò, il movimento in Italia è comunque in fase di crescita e negli ultimi anni molta gente si è avvicinata al calcio femminile. Molto si deve agli ottimi risultati della Nazionale di categoria, che ha visto le Azzurre ben figurare nei tornei che hanno disputato, ma anche alla maggiore visibilità che le società stanno dando alle ragazze in vista degli appuntamenti più importanti, come ad esempio la finale della Coppa Italia Women o le partite di cartello della Serie A femminile. Si tratta ovviamente di ottimi risultati, ma si può fare ancora meglio: con ulteriori investimenti il movimento può crescere ancora di più.”

Quanto è importante la gestione del gruppo per un allenatore?  E quanto, invece, la componente tattica?

“Credo fortemente che un allenatore preparato debba considerare tutti i fattori di questo sport e debba essere bravo a trasmettere le sue conoscenze alla propria squadra. Se le tue giocatrici si convincono che quello che gli proponi- sia in termini di tattica che dal punto di vista tecnico e atletico- sia la giusta via da intraprendere, allora hai fatto la metà del tuo lavoro e tutte daranno il 120% per raggiungere gli obiettivi che vi siete prefissati insieme. Altrettanto importante per un allenatore è l’empatia che si crea con la propria squadra. Come ho già detto in precedenza, il calcio è uno sport che non può essere praticato senza emozione, ragion per cui è fondamentale costruire un rapporto umano con i componenti della propria squadra. Un buon allenatore deve saper gestire contemporaneamente i momenti positivi e quelli negativi. Deve riconoscere e valorizzare i miglioramenti di chi sta giocando con regolarità e con buoni risultati e, nello stesso tempo, deve saper comprendere chi sta trovando meno spazio o ritorna da un infortunio e, soprattutto, deve stare vicino a chi sta vivendo momenti difficili fuori dal rettangolo di gioco.”

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?
“Non mi pongo limiti e sto vivendo questa esperienza senza alcun tipo di paura. Al momento il mio obiettivo è far diventare quello dell’allenatore il lavoro definitivo della mia vita. Per arrivare a questo punto, cerco di fare sempre meglio rispetto a quanto non abbia fatto il giorno prima e so che questa mentalità mi porterà necessariamente a migliorare, stagione dopo stagione. E’ ovvio che il mio sogno sia quello di arrivare un giorno nelle migliori categorie possibili, vivere l’atmosfera delle partite importanti e allenare giocatori o giocatrici di altissimo livello. Tuttavia, non vedo questo percorso soltanto come un traguardo da tagliare fra non so quanti anni. L’importante è sapere di aver fatto tutto al massimo delle mie possibilità e continuare ad allenare fino a quando non sarò troppo vecchio per sedermi sulla mia panchina.”

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Fonte: Sicilia On Press

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