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Agrigento – Domande da stadio e silenzi di Palazzo: chi difende la stampa?

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Agrigento – Domande da stadio e silenzi di Palazzo: chi difende la stampa?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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Domenico Vecchio contestato dal pubblico alla conferenza stampa di Sodano. Il clima ostile verso i giornalisti e il silenzio delle istituzioni.

Il tumulto dell’assemblea

Nell’Atene classica l’araldo apriva l’assemblea con una domanda rivolta a tutti: chi vuole prendere la parola? Era la promessa dell’isegoria, l’uguale diritto di parola di ogni cittadino. Ma Platone, nel Protagora, racconta anche l’altra faccia di quella democrazia: quando a parlare era qualcuno che la platea non riteneva all’altezza, i cittadini ridevano e rumoreggiavano finché l’oratore non desisteva o non veniva portato via dagli arcieri. I Greci avevano un nome per quel frastuono, thórybos. Non confutava nulla: copriva.

Il foyer del Pirandello

Qualcosa di simile è andato in scena venerdì nel foyer del Teatro Pirandello, durante la conferenza stampa con cui il sindaco Michele Sodano ha illustrato la relazione sui primi cento giorni di mandato. Una parte del pubblico ha accompagnato con applausi diverse risposte del primo cittadino, tanto che gli stessi giornalisti hanno chiesto di smettere: una conferenza stampa non è un comizio. Quando il collega Domenico Vecchio, direttore di AgrigentoOggi, ha fatto notare che quel tifo non era ammissibile, una signora presente in sala gli ha ribattuto che era lui a fare «domande da stadio».

Il sindaco, secondo quanto riferito, ha permesso la legittimità della presenza del pubblico. Una parola chiara a tutela del giornalista, però, non è arrivata in sala e, per quanto ci risulta mentre scriviamo, non è arrivata dopo. Eppure chi convoca una conferenza stampa è il padrone di casa, e i giornalisti sono suoi ospiti: non per cortesia, ma per funzione.

Dalla bacheca alla sala

L’episodio non nasce nel vuoto. Da mesi, sui social, ogni segnalazione diventa il pretesto per processare chi la firma: la foto di una discarica abusiva in una strada cittadina, il racconto dei rubinetti a secco a Maddalusa, la domanda rivolta a un assessore su una scelta qualunque. Il cronista che riferisce un fatto viene trattato da avversario politico, e la critica, legittima e anzi preziosa, scivola troppo spesso nell’insulto, nel dileggio, talvolta nell’intimidazione. Ora quel linguaggio ha varcato la soglia di un incontro istituzionale.

Una garanzia di tutti

Va detto con chiarezza: la maggioranza degli agrigentini continua a chiedere alla stampa di fare il proprio mestiere, e lo ha dimostrato con amministrazioni di ogni colore, quando i giornali locali hanno messo in fila inadempienze, ritardi e promesse mancate. Nessuno pretende applausi per i giornalisti. Si chiede soltanto che le domande vengano giudicate dalle risposte che ricevono, non dal gradimento della platea.

L’articolo 21 della Costituzione non protegge i cronisti per privilegio di categoria: protegge il diritto dei cittadini di sapere. Per questo la serenità del lavoro giornalistico non è un affare privato delle redazioni. Riguarda le istituzioni, che hanno il dovere di presidiarla, a cominciare da chi, avendo promesso trasparenza e partecipazione, organizza gli incontri con la stampa e ne fissa le regole.

Il silenzio del padrone di casa

Nessuno chiede al sindaco di condividere le domande che gli vengono rivolte. Gli si chiede di garantire che possano essere poste senza un coro in sottofondo e senza che chi le pone diventi il bersaglio della sala. Per zittire una voce, oggi, non servono gli arcieri: bastano un applauso al momento giusto e un silenzio subito dopo. Agrigento non ha bisogno né di una claque né di un tribunale social. Ha bisogno di domande, e di risposte.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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