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Agrigento esclusa dai fondi regionali per le spiagge: una grave omissione

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Agrigento esclusa dai fondi regionali per le spiagge: una grave omissione. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Eventi.

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Cinque milioni dalla Regione a 81 Comuni per le spiagge libere: Agrigento è l’unica grande città rivierasca esclusa.

A poche settimane dall’apertura della stagione balneare, la Città dei Templi resta fuori dall’elenco dei Comuni che potranno contare sui fondi regionali per rendere le spiagge libere più attrezzate, sicure e accoglienti. La Regione Siciliana ha distribuito cinque milioni di euro tra ottantuno enti costieri, ma Agrigento non c’è: è l’unica realtà rivierasca della sua stessa provincia a non figurare tra i beneficiari. E a pesare non è una bocciatura, bensì qualcosa di amministrativamente più grave: la domanda, semplicemente, non risulta presentata.

Un’assenza che pesa più di una bocciatura

Quando un progetto viene respinto, resta almeno la traccia di un tentativo, di un’idea messa nero su bianco e sottoposta al giudizio della Regione. Nel caso del capoluogo agrigentino manca anche questo. Il decreto dell’Assessorato regionale del Territorio e dell’Ambiente (D.D.G. n. 964 dell’11 giugno 2026) fotografa una platea di ottantuno Comuni ammessi al riparto, frutto dell’avviso pubblico avviato in primavera con il decreto n. 597 dell’8 aprile. In quella lista, lunga e trasversale a tutta l’isola, il nome di Agrigento non compare. Una mancanza che, agli occhi dei cittadini, suona come la rinuncia preventiva a un’opportunità che altri hanno saputo cogliere senza particolari difficoltà.

Cinque milioni per ottantuno Comuni: cosa prevede il decreto

Il programma regionale, illustrato con toni soddisfatti dall’assessore al Territorio e all’Ambiente Giusi Savarino, è stato presentato come il primo investimento dell’attuale governo regionale sulla qualità dei servizi balneari. Le risorse sono destinate alla riqualificazione, alla valorizzazione e al potenziamento dei servizi sulle spiagge libere: aree gioco per i più piccoli, spazi dedicati agli animali domestici, docce, servizi igienici a basso impatto ambientale, passerelle per garantire l’accessibilità e torrette per il salvamento, con una chiara preferenza per i materiali ecosostenibili. Si tratta, in altre parole, esattamente di quegli interventi che trasformano un arenile trascurato in una spiaggia fruibile, e che fanno la differenza nella percezione di una località turistica.

La provincia incassa, il capoluogo resta a secco

Il contrasto con il resto del territorio agrigentino è netto. Lungo la costa provinciale i contributi sono arrivati con regolarità: a Porto Empedocle circa 170 mila euro, a Menfi oltre 111 mila, a Siculiana intorno ai 67 mila, a Licata 66 mila, a Palma di Montechiaro 61 mila, a Realmonte 57 mila, a Montallegro 35 mila, mentre anche Sciacca rientra tra gli enti finanziati. Comuni grandi e piccoli, amministrazioni di diverso colore politico e di diversa dimensione organizzativa: tutti, in un modo o nell’altro, hanno presentato l’istanza nei termini e si sono assicurati le risorse. Agrigento è l’unica eccezione di rilievo, l’unico capoluogo costiero a essersi auto-escluso da una misura pensata proprio per Comuni come il suo.

La ragione della mancata presentazione della domanda sarebbe dipesa dal fatto che “la procedura era troppo complessa” (sic|!).

Non è la prima volta: il caso della pulizia dei litorali

Il dato più preoccupante è che non si tratta di un episodio isolato. Poche settimane prima, lo stesso Assessorato aveva ripartito quasi un milione di euro per la pulizia del demanio marittimo: cinquantatré domande presentate, cinquantadue ammesse.  Nell’allegato diffuso lo scorso 10 giugno dall’assessorato regionale Territotio ed ambiente, che indica i Comuni che hanno presentato istanza,  non figura Agrigento.  

Il paradosso della Capitale italiana della Cultura

C’è un cortocircuito simbolico che rende la vicenda ancora più stridente. La città che nel 2025 ha indossato il titolo di Capitale italiana della Cultura, accendendo i riflettori nazionali sulla Valle dei Templi e sul proprio patrimonio, oggi non riesce a garantire ai propri arenili neppure i servizi essenziali finanziati da altri. Il racconto di una Agrigento proiettata sul futuro convive con l’immagine, assai meno presentabile, di tratti di costa segnati dall’incuria e da un possibile rischio igienico-sanitario alle porte dell’estate. Due narrazioni opposte della stessa città, che misurano la distanza tra l’evento straordinario e l’ordinaria amministrazione.

Opportunità a costo zero e il nodo della macchina comunale

Il punto che più alimenta il malcontento è la natura stessa di queste misure: contributi regionali, risorse che non gravano sui bilanci comunali e che chiedono in cambio soltanto un progetto presentato nei tempi. Un’opportunità sostanzialmente a costo zero per la collettività, persa non per scarsità di fondi ma per una difficoltà tutta interna alla macchina amministrativa. È qui che la vicenda smette di essere un semplice contrattempo burocratico e diventa il sintomo di una fragilità strutturale: la mancanza di una regia capace di monitorare i bandi, rispettare le scadenze e tradurre le occasioni in interventi concreti. Mentre ottantuno Comuni siciliani inaugurano la stagione all’insegna dei servizi e della cura del territorio, Agrigento si presenta all’estate con un’assenza che, più di tante polemiche, racconta da sola lo stato di salute della sua amministrazione.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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