Agrigento – Favara 2021, l’anatomia di un voto. E la lezione che pesa sul 2027. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo
Favara nel 2021 ha eletto un sindaco con il 64,76% al ballottaggio e gli ha consegnato un consiglio comunale in cui le sue liste contavano 3 seggi su 24. Tutto il resto, i cinque anni di governo cittadino e la campagna elettorale che si è aperta in queste settimane, discende da quel paradosso. Vale la pena rileggerlo con i numeri alla mano, sezione per sezione, prima che la primavera del 2027 riscriva la mappa.
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Un uomo, non una coalizione
Al primo turno del 10 e 11 ottobre 2021 Antonio Palumbo ottenne 7.541 voti (37,34%), Salvatore Montaperto 6.970 (34,51%), Giuseppe Infurna circa 5.700 (28%). Sul versante delle liste la gerarchia era rovesciata: le sette liste di Montaperto raccoglievano 10.294 voti, il 51,9%; le cinque di Infurna 6.468, il 32,6%; le tre di Palumbo appena 3.075, il 15,5%.
Tra i 7.541 voti del candidato Palumbo e i 3.075 delle sue liste ci sono 4.466 elettori che hanno scelto il sindaco senza scegliere un consigliere, o scegliendolo altrove. Nessun altro ha avuto uno scarto simile: per Montaperto le liste hanno superato il candidato di oltre 3.300 voti, per Infurna di quasi 800. Favara ha votato un uomo, non una coalizione. È la prima chiave di lettura, e vale ancora.
Un centrodestra che valeva l’84% e ha perso
Sommando le due coalizioni di centrodestra si arriva a 16.762 voti su 19.837, l’84,5% dell’elettorato organizzato. Il centrosinistra di Palumbo, con PD, Favara per i Beni Comuni e L’Altra Favara, era fermo al 15,5%. Il 2021 è stato prima di tutto il voto di un centrodestra spaccato in due che ha perso il municipio avendo i cinque sesti dei voti di lista.
#diventeràbellissima (2.069) e DC (2.035) erano separate da 34 voti; le prime otto stavano tutte tra il 6,7% e il 10,4%. I partiti nazionali, FdI, FI, PD, UdC e Lega messi insieme, valevano 6.094 voti, meno di un terzo del totale: il resto lo facevano civiche, liste personali e sigle di area regionale. E 2.199 voti, l’11%, finirono a tre liste sotto lo sbarramento del 5%, senza produrre un solo eletto. Due di quelle tre erano nel centrodestra.
I seggi persi per pochi voti
Dei 24 seggi, 23 furono ripartiti con il metodo d’Hondt tra le 12 liste sopra lo sbarramento e uno andò di diritto a Montaperto come candidato sconfitto al ballottaggio. Risultato: 13 seggi alle liste di Montaperto (14 con lui), 7 a quelle di Infurna, 3 a quelle di Palumbo.
La soglia del 5% valeva 992 voti: la Lega si fermò a 820, Fab…Aria Nuova a 778, L’Altra Favara a 601. Il confine tra uno e due seggi fu ancora più sottile: l’ultimo seggio andò a Onda & Cambiare Passo con un quoziente di 635, il primo escluso fu il PD con 575,5. Al PD mancarono 120 voti per il secondo seggio, a Facciamo Squadra 164, a Forza Italia 238. Sono cifre inferiori al bottino di un solo buon candidato. Oltre un certo livello non conta quanti voti prende la coalizione, ma come sono distribuiti tra le liste che la compongono: tre liste da duemila voti eleggono più consiglieri di sei liste da mille.
Il premio di maggioranza: difficile, e deciso da pochi voti
Nei comuni siciliani sopra i 15.000 abitanti la regola è l’art. 4, comma 6, della legge regionale 35/1997. Il premio vale il 60% dei seggi, a Favara almeno 14 su 24, e si ottiene per due strade. Al primo turno servono tre condizioni insieme: il sindaco eletto subito con oltre il 40%, le sue liste ad almeno il 40% dei voti validi, nessun’altra coalizione sopra il 50%. Al ballottaggio la condizione è una sola: che nessun’altra lista o gruppo di liste abbia superato il 50% dei voti validi al primo turno. Per chi vince al secondo turno non esiste una soglia minima per le proprie liste.
È difficile, per come vota Favara. Nel 2021 nessun candidato si avvicinò al 40% e nessuna lista superò le percentuali per arrivare al 40% dei voti di lista serve una coalizione di cinque o sei liste medie che resti unita, e insieme un candidato che chiuda la partita al primo turno. Nelle ultime tre tornate, 2011, 2016 e 2021, il sindaco è stato sempre deciso al ballottaggio.
Eppure il premio si gioca su margini minimi. Palumbo, eletto al ballottaggio, avrebbe avuto diritto al 60% dei seggi con le sue tre liste al 15,5%, se il fronte Montaperto non avesse superato il 50% dei voti di lista. Lo superò: 10.294 voti su 19.837, soglia 9.919, scarto 376. Trecentosettantasei elettori hanno deciso se il sindaco avrebbe governato con 14 consiglieri o con 3. Il paradosso è completo: il fronte Montaperto ha perso il municipio perché il centrodestra era diviso, e ha tenuto il consiglio perché era troppo forte. Un centrodestra con un solo candidato, sommando il 34,5% e il 28% del primo turno, avrebbe vinto subito, con il premio e 14 seggi.
Vincere con il 15%, governare con il 12,5%
Al ballottaggio del 24 e 25 ottobre Palumbo prese 8.558 voti, il 64,76%. Guadagnò circa mille voti, Montaperto ne perse oltre duemila, l’affluenza crollò di dodici punti: gli elettori di Infurna in larga parte non andarono a votare o votarono Palumbo. Il centrodestra diviso al primo turno non si ricompose al secondo, e questo decise il sindaco. Non decise il consiglio, dove Palumbo si trovò con 3 consiglieri su 24 davanti a 14 eletti del fronte Montaperto e 7 del fronte Infurna.
I cinque anni successivi hanno smentito la carta. L’amministrazione è arrivata a fine mandato con maggioranze variabili costruite in aula con consiglieri eletti nel centrodestra. Il consiglio uscito dalle urne con 21 consiglieri di centrodestra su 24 chiude il mandato con una parte di quel centrodestra schierata con il sindaco di centrosinistra. Seconda lezione: a Favara l’appartenenza di lista è debole, i consiglieri rispondono al proprio pacchetto di voti più che al simbolo, e una coalizione numericamente dominante può non essere una maggioranza politica.
Verso la primavera 2027
Si vota nella primavera del 2027, dopo la proroga tecnica del mandato. Palumbo ha annunciato la ricandidatura. Sette sigle di centrodestra, Fratelli d’Italia, UdC, DC, Autonomisti, Forza Italia, Lega Sud chiama Nord e i Socialisti e Riformisti di Giuseppe Lentini, hanno annunciato un fronte unico e un tavolo sul programma, ma non hanno ancora un candidato. I numeri del 2021 dicono quattro cose a entrambi.
Il centrodestra unito non esiste ancora, esistono i voti del centrodestra del 2021. Il centrodestra non parte dall’84%: parte da zero e deve ricostruire la somma candidato per candidato.
La terza lezione. A Favara si vince con il candidato sindaco. Un fronte di sette partiti che annuncia il programma prima del nome rischia l’errore speculare a quello del 2021: allora due candidati e nessuna unità, oggi l’unità e nessun candidato. Serve una figura capace di raccogliere voto disgiunto, non solo di sommare liste.
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La quarta lezione riguarda Palumbo. Il suo punto di forza è che ad oggi è l’unico candidato ed ha già iniziato la campagna elettorale, il suo punto debole è lo stesso del 2021: le liste. Se vincesse al primo turno, il premio gli richiederebbe liste al 40%, lontanissime dal 15,5%; se vincesse al ballottaggio, gli basterebbe che il centrodestra unito restasse sotto il 50%. Il suo percorso è quindi obbligato, e l’operazione di aggregare consiglieri eletti nel centrodestra serve esattamente a questo. Per il centrodestra il calcolo è speculare: superare il 50% delle liste blinda il consiglio in ogni scenario, ma senza un candidato che vinca si torna al 2021, con un’altra anatra zoppa e altri cinque anni di maggioranze cercate in aula.
La partita del 2027 non si gioca sui simboli ma su tre variabili: il nome del candidato del centrodestra, la capacità di Palumbo di costruire liste forti (molto improbabile), la disciplina con cui ciascuna coalizione distribuirà i propri candidati tra poche liste forti. Nel 2021 nessuno dei due fronti ha fatto bene tutte queste cose.
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Fonte: Sicilia On Press
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