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Agrigento – Fuggono dal caos degli aeroporti, ma si ferma anche la nave: l’odissea degli agrigentini

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Cosa sta succedendo

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L’odissea dei siciliani in partenza e dei turisti in arrivo nell’Isola non si ferma agli aeroporti. Il caos provocato dall’attività dell’Etna e dalla prolungata chiusura dello scalo di Catania sta producendo un effetto domino che coinvolge Palermo, Trapani, autobus, autonoleggi e adesso anche i collegamenti marittimi.

A raccontarlo sono le esperienze di chi, alla vigilia di Ferragosto, sta cercando semplicemente di raggiungere la propria destinazione.

Agrigentini rinunciano all’aereo e scelgono la nave. Ma la partenza viene cancellata

È il caso di un gruppo di agrigentini diretto in Puglia per trascorrere le vacanze di Ferragosto. Il programma prevedeva la partenza in aereo da Catania, ma davanti all’incertezza determinata dalla chiusura di Fontanarossa hanno deciso di cambiare completamente itinerario.

Rinunciato al volo, la scelta è caduta sulla nave da Palermo a Napoli, nel tentativo di recuperare tempo e mettere al sicuro almeno una parte della vacanza.

Ma una volta arrivati a Palermo è arrivata l’amara sorpresa.

La partenza della nave GNV prevista nella serata di ieri è stata annullata per un problema tecnico legato all’aria condizionata. È la stessa compagnia a comunicarlo ai passeggeri con un messaggio inviato poco dopo la mezzanotte.

GNV ha disposto la riprotezione sulla GNV Sirio, con partenza da Palermo alle 10.30 di oggi, 14 agosto, e presentazione al check-in alle 8.30. Ai viaggiatori è stato garantito il soggiorno a bordo oppure, in alternativa, il rimborso dell’hotel per la notte. Previsto anche il rimborso del viaggio per chi avesse deciso di rinunciare alla soluzione alternativa.

La nave sostitutiva è arrivata a Palermo ed è partita questa mattina, consentendo finalmente ai passeggeri di proseguire il viaggio. Ma per gli agrigentini diretti in Puglia significa comunque accumulare un ulteriore ritardo dopo avere già modificato completamente il programma originario a causa della crisi del trasporto aereo.

Catania bloccata dall’Etna e la pressione si sposta sugli altri aeroporti

Alla base di tutto c’è la situazione dello scalo di Catania-Fontanarossa, condizionata da giorni dall’attività eruttiva dell’Etna e dalla cenere vulcanica. La sospensione dei voli ha provocato centinaia di cancellazioni e dirottamenti, scaricando una parte consistente del traffico sugli altri aeroporti siciliani. Secondo le ricostruzioni diffuse nelle ultime ore, circa 700 voli sono saltati in sei giorni e oltre 250 sono stati dirottati su altri scali.

Ed è proprio qui che emerge l’altro problema: atterrare in Sicilia non significa necessariamente avere risolto il viaggio.

Da Bologna a Catania passando per Trapani: «Arrangiatevi»

Emblematica la testimonianza pubblicata sui social da una passeggera partita da Bologna alle 12.30 e diretta a Catania. A causa della chiusura dello scalo etneo, il volo viene dirottato su Trapani.

Fin qui l’imprevisto è legato all’Etna. Il problema, secondo il racconto della viaggiatrice, comincia dopo.

La passeggera sostiene che il giorno precedente le sarebbe stato assicurato telefonicamente che sarebbero stati organizzati autobus per trasferire i viaggiatori da Trapani a Catania. Una volta atterrata, però, racconta di non avere trovato il servizio atteso.

La soluzione prospettata dalla compagnia sarebbe stata quella di organizzarsi autonomamente e chiedere successivamente un «ragionevole rimborso».

A quel punto inizia la ricerca di un’alternativa. Secondo quanto raccontato nel post, un’auto a noleggio per un solo giorno sarebbe stata proposta a 1.450 euro, mentre per un transfer privato Trapani-Catania sarebbero stati richiesti 700-800 euro.

I passeggeri decidono così di fare da soli: prendono un autobus Trapani-Palermo, ma arrivati nel capoluogo siciliano si ritrovano nuovamente alla ricerca di un collegamento utile verso Catania.

Alla fine compare un autobus di una compagnia privata diretto verso la città etnea e i viaggiatori riescono a salire e proseguire.

«La cosa che mi fa arrabbiare non è l’eruzione dell’Etna», scrive la passeggera. Il punto, sostiene, è «la totale assenza di assistenza».

L’effetto domino alla vigilia di Ferragosto

La chiusura di Catania sta mettendo sotto pressione l’intero sistema regionale. Palermo e Trapani stanno assorbendo una parte dei voli dirottati, mentre la Regione ha potenziato alcuni collegamenti ferroviari e su gomma per fronteggiare l’aumento della domanda.

Ma le testimonianze delle ultime ore raccontano quanto possa diventare complicato ricostruire autonomamente un viaggio quando salta uno degli anelli della catena.

L’Etna, naturalmente, non si può fermare e la sicurezza del traffico aereo viene prima di qualsiasi altra esigenza. Il problema che emerge in queste ore è un altro: la capacità del sistema dei trasporti siciliano di reagire quando un evento tutt’altro che sconosciuto mette fuori gioco il principale aeroporto della Sicilia orientale.

E così, alla vigilia di Ferragosto, l’odissea comincia in aeroporto, continua sugli autobus e può finire perfino al porto.

Il paradosso degli agrigentini diretti in Puglia lo racconta meglio di qualsiasi statistica: hanno rinunciato all’aereo per evitare i disagi provocati dalla chiusura di Catania e hanno scelto la nave pensando di mettere al sicuro la partenza. Poi si è fermata anche quella.

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Fonte: AgrigentoOggi

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