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Agrigento, il cambiamento trionfa: ora la sfida della governance

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Michele Sodano nuovo sindaco con oltre il 70 per cento.

Un risultato che nasce dal desiderio di novità e dall’autodistruzione del centrodestra.

Ma la domanda vera comincia ora.
Ad Agrigento ha vinto il cambiamento, e ha vinto di larga misura.

Michele Sodano, sostenuto dal campo largo e dal movimento Controcorrente di Ismaele La Vardera, conquista il municipio della città dei Templi con oltre il 70 per cento al ballottaggio, lasciando il candidato del centrodestra Dino Alonge poco sopra il 28.

In un’unica città capoluogo siciliana chiamata alle urne quest’anno, il segnale è netto e merita di essere letto senza tifoserie, perché racconta tre cose insieme: un’onda, un crollo e un’incognita.

L’onda, anzitutto. Sodano ha saputo prendersi per intero l’area progressista e ha capitalizzato un momento d’oro in cui il desiderio di cambiamento, ad Agrigento, non era mai stato così alto.

Dopo una consiliatura segnata dal mezzo fallimento di Agrigento Capitale italiana della Cultura 2025, la voglia di voltare pagina era palpabile, e chi prometteva di voltarla ha raccolto tutto. Poi il crollo.

Diciamolo con franchezza: il vero suicidio del centrodestra è stato il modo in cui si è presentato all’appuntamento.

Le scelte del centro destra, anche diviso, non ha mai acceso un entusiasmo capace di reggere l’urto, e intorno alla coalizione si è aperta una stagione difficile.

Quasi tutti i principali riferimenti del centrodestra agrigentino, in questi mesi, sono stati a vario titolo coinvolti in vicende giudiziarie. Per tutti vale, ovviamente, la presunzione di innocenza.

Ma sul piano squisitamente politico, presentarsi agli elettori con una parte così larga della propria classe dirigente sotto la lente di ingrandimento della magistratura è un peso che nessuna campagna elettorale può sostenere.

E qui arriva l’incognita, che è poi la parte più interessante.

Chiamiamolo effetto Iena. La forza di La Vardera, e del modello che porta a Palazzo dei Giganti, è stata costruita sulla denuncia, sul blitz, sul linguaggio diretto della piazza e dei social.

Funziona, perché intercetta un malcontento legittimo e ovvio: quando i servizi non funzionano, indignarsi è facile ed è giusto. Ma c’è una differenza enorme, e oggi va detta con chiarezza, tra denunciare un disservizio in un video e far camminare la macchina comunale.

Governare Agrigento vuol dire gestire i rifiuti, approvare i bilanci nei tempi, far partire davvero i cantieri, trattare ogni giorno con una dirigenza che ha i suoi tempi e le sue resistenze, rispondere a una città che presenta un esposto al giorno, tenere insieme un consiglio comunale che sarà tutt’altro che addomesticato.

Non si fa in diretta, si fa negli uffici, sulle carte, nelle delibere che nessuno applaude. Serve competenza, serve pazienza, serve conoscere gli atti: qualità che chi ha costruito la propria fortuna sull’indignazione non ha ancora avuto modo di dimostrare.
Il rischio, per chi ha vinto cavalcando l’attesa, è la stessa distanza che separa la promessa dalla realizzazione, lo slogan dal provvedimento. È la parabola di tante parole d’ordine che hanno acceso le campagne e si sono spente alla prova dei fatti: promesse che mobilitano e poi si schiantano contro la durezza dell’amministrare. Vincere è stato il momento facile. Adesso comincia la parte in cui non bastano i like.

La strada spianata di Ismaele La Vardera 

C’è poi una conseguenza che va oltre i confini della città. Con il bis di Agrigento e Bronte, due roccaforti storicamente ostili al campo progressista e oggi entrambe conquistate, Ismaele La Vardera ha ormai la strada spianata per pretendere di essere il candidato del campo alternativo alla presidenza della Regione.

I numeri gli danno ragione: Controcorrente si conferma la locomotiva di una coalizione che, nelle urne, ha dimostrato di saper vincere anche dove sembrava impossibile. Lo sfratto annunciato al governo Schifani, da qui al 2027, non è più soltanto uno slogan.

Per questo, da osservatori e non da tifosi, l’augurio è semplice e impegnativo: che Agrigento abbia trovato davvero il cambiamento che ha votato, e non soltanto un cambio di linguaggio.

La fiducia, ad Agrigento come ovunque, si concede in cabina elettorale ma si conferma sui risultati. Il consenso enorme di questi giorni è insieme un capitale e una trappola: legittima tutto oggi, pretenderà tutto domani. Da adesso gli alibi sono finiti: chi denunciava ora dovrà rispondere, e la città potrà giudicare non le parole, ma i fatti.

A Michele Sodano e alla sua nuova squadra vanno, sinceri, gli auguri di buon lavoro della nostra redazione. Ad Agrigento il cambiamento ha oggi un volto e una data: adesso ha bisogno di diventare buon governo.

L’articolo Agrigento, vince il cambiamento. Ora la prova del governo proviene da Sicilia ON Press.

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Fonte: Sicilia On Press

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