Agrigento, il PNRR è finito. Quindici milioni sono già usciti dalla porta, ventotto restano senza prova. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo

Il fatto nuovo: si perde in gara, non in cantiere
Per quattro anni il racconto del PNRR nei comuni è stato un racconto di cantieri: ruspe, gru, nastri tagliati, cronoprogrammi. La vicenda di Agrigento dice che il punto di rottura è stato un altro, e molto meno fotogenico: la gara d’appalto.
Il 24 luglio 2026, a ventiquattro giorni dalla scadenza generale per l’ultimazione dei lavori PNRR, un decreto del Ministero dell’Interno d’intesa con il Ministero dell’Economia ha chiuso definitivamente la partita per una serie di interventi di rigenerazione urbana in tutta Italia: 113 milioni di euro cancellati a livello nazionale, 44 dei quali in Sicilia, su progetti di otto comuni. Nell’elenco siciliano, dopo i 20 milioni di Palermo, la voce più pesante è agrigentina: riqualificazione del quartiere Santa Croce, 10 milioni di euro.
È il progetto singolo più grande dell’intero portafoglio PNRR del Comune di Agrigento. Nella ricognizione comunale risultava ancora alla fase di progetto di fattibilità tecnico-economica; nel monitoraggio regionale delle gare il fascicolo compariva nel primo semestre 2025; in nessuna fonte compare un’aggiudicazione definitiva, né un verbale di consegna dei lavori. Secondo la lettura politica del provvedimento data all’Assemblea regionale siciliana dal deputato del Movimento 5 Stelle Davide Varrica, il definanziamento discende da una norma del 2024 che colpisce proprio le amministrazioni che non erano arrivate ad aggiudicare l’appalto.
Tradotto in termini finanziari: il denaro non si è perso perché un’impresa ha rallentato. Si è perso perché la procedura non è mai arrivata al punto in cui un’impresa avrebbe potuto rallentare.
E Santa Croce, ad Agrigento, è stata persa due volte. Il 19 marzo 2026, con decreto del dirigente generale, la Regione Siciliana aveva già revocato al Comune un secondo finanziamento sullo stesso quartiere: 4,9 milioni del Piano nazionale complementare, programma “Sicuro, verde e sociale”, per l’edilizia residenziale pubblica, con ordine di recupero dell’anticipazione di 735.000 euro. La Sicilia ha collegato il provvedimento a un appalto ritenuto irregolare e a rilievi della Guardia di finanza.
La delibera ANAC: «un’opera mai realizzata»
Con la delibera n. 294 del 21 luglio 2026 l’ANAC ha rivolto al Comune di Agrigento un richiamo formale e ha trasmesso gli atti alla Procura regionale della Corte dei conti, quantificando un danno erariale superiore a 5 milioni di euro. Il comunicato pubblicato sul sito dell’Autorità il 29 luglio 2026 sintetizza il caso in un titolo che non lascia margini interpretativi: 4,9 milioni assegnati per un’opera mai realizzata.
Gli addebiti ricostruiti dall’Autorità delineano una catena di scelte amministrative, non un ritardo:
– il finanziamento era stato concesso per la riqualificazione di immobili di proprietà comunale; il Comune avrebbe trasformato l’intervento in un’operazione di esproprio con demolizione e ricostruzione riguardante in prevalenza edifici privati, senza informarne la Regione — ciò che l’ANAC qualifica come sviamento della causa del finanziamento;
– la gara è stata bandita senza la disponibilità delle aree e senza avviare tempestivamente le procedure di esproprio;
– l’affidamento è avvenuto con procedura negoziata, con un’unica offerta e uno sconto simbolico;
– non è stato nominato il direttore dei lavori;
– alla data dell’accertamento il cantiere non era mai partito.
Su questo quadro l’Autorità parla di gravi irregolarità amministrativo-contabili e di complessiva malagestione. La Corte dei conti dovrà ora stabilire se e in che misura vi sia responsabilità: il danno è contestato , non accertato, e la distinzione va tenuta ferma. Ma il dato amministrativo è definitivo: i soldi sono tornati indietro, l’anticipazione va restituita, l’opera non esiste.
– L’analisi economico-finanziaria: un portafoglio che non ha mai raggiunto la fase di spesa
Abbiamo ricostruito il perimetro completo — 31 codici unici di progetto, dalla tabella PNRR pubblicata dal Comune e dalle schede OpenCUP — e lo abbimo riclassificato per stato al 16 settembre 2026.
Stato del portafoglio PNRR del Comune di Agrigento al 16 settembre 2026

Quattro letture, in ordine di gravità.
1. Il portafoglio non è mai entrato nella fase di spesa. A fronte di 43,8 milioni assegnati, le anticipazioni incassate documentate valgono il 5,2% e i pagamenti tracciabili l’1,6%. Questi due numeri vanno maneggiati con onestà: derivano da una fotografia ReGiS del 20 marzo 2023 e sono quindi un limite inferiore, non la spesa reale. Ma è esattamente qui il problema, ed è un problema di responsabilità pubblica prima che di cassa: il Comune non ha mai pubblicato un aggiornamento per CUP successivo. Nel 2026 la pagina istituzionale PNRR risultava aggiornata al 6 febbraio, con allegato un quadro costruito su dati di tre anni prima. Un cittadino, un consigliere comunale o un giornalista che oggi volesse sapere quanto è stato pagato e rendicontato non lo può sapere da fonti aperte.
2. Un milione e settecentomila euro di anticipazioni siedono su opere che non esistono più. Sui due progetti definanziati il Comune aveva incassato 1.000.000 di euro di anticipazione sul PNRR Santa Croce e 735.000 sul PNC: 1.735.000 euro complessivi. Per il PNC il recupero è già stato disposto dalla Regione. Per il milione del PNRR, la sorte dell’anticipazione dopo il definanziamento del 24 luglio è la prima domanda da porre alla Ragioneria comunale: se va restituita — come la logica del dispositivo suggerisce — si tratta di una posta di debito verso l’amministrazione titolare da coprire con risorse proprie. A questo si aggiungono i costi di progettazione già sostenuti, che su un’opera cancellata sono perdita secca.
3. La concentrazione del rischio era altissima e nota in anticipo. Il 56,7% del portafoglio — 24,8 milioni — era investito su un’unica linea, la rigenerazione urbana, e in buona parte su un unico quadrante della città. Tutti gli interventi di quella linea condividevano il medesimo collo di bottiglia: la capacità dell’ente di portare a termine progettazione, esproprio e gara. Quando quel collo di bottiglia si è stretto, non ha fatto saltare un progetto: ne ha fatti saltare due grandi e ha lasciato gli altri cinque — il pacchetto di via Caduti di Marzabotto e il campo di atletica di Villaseta, 7,4 milioni su cinque CUP, più Cugno Vela, 2,5 milioni — nella zona grigia.
4. Ventotto milioni restano in una zona grigia che non è un’assoluzione. Per il 64,8% del portafoglio non ho rinvenuto in fonti aperte certificati di ultimazione, collaudi o certificati di regolare esecuzione, stati d’avanzamento finali, mandati quietanzati, check-list DNSH. Questo non prova un inadempimento: alcuni di questi interventi possono essere regolarmente conclusi e rendicontati senza che il Comune ne abbia pubblicato gli atti. Prova però che il controllo civico è impossibile — e, per un ente che ha appena perso 14,9 milioni, l’onere di dimostrare il contrario si è spostato tutto sulle sue spalle.
Un ordine di grandezza per capire la posta in gioco: su una città di circa cinquantamila residenti, i 14,9 milioni già usciti dal portafoglio valgono **intorno ai 300 euro per abitante** di investimento pubblico cancellato.
Villa del Sole: il cantiere che ha continuato
Se Santa Croce è il caso finanziariamente più grave, Villa del Sole è quello politicamente più esposto — e l’unico in cui la sequenza degli atti è documentata dalla cronaca locale con continuità.
Il finanziamento è di 3,3 milioni (missione istruzione, asili e poli per l’infanzia) su un contratto affidato nel settembre 2023 per circa 2,49 milioni al Consorzio stabile Build Scarl. Pochi mesi dopo, la Soprintendenza di Agrigento diffida il Comune e blocca i lavori: non sono autorizzati. Il titolo con cui La Sicilia dà la notizia — «Non sono autorizzati» — e la diffida riportata dalla stampa locale fissano il punto di rottura: un intervento su un’area vincolata avviato in assenza dell’autorizzazione paesaggistica. Nello stesso periodo AgrigentoNotizie documenta un’ispezione dei carabinieri sul cantiere, con al centro gli alberi abbattuti.
Da lì la vicenda non si chiude: si stratifica. Le cronache successive di Report Sicilia raccontano un cantiere che prosegue tra varianti e vincoli paesaggistici, esposti rimasti senza risposta e nuove lavorazioni presentate come mitigazione dell’impatto della costruzione. Nel marzo 2025 il Codacons Sicilia annuncia un esposto alla Procura della Corte dei conti. Nel giugno 2025 il Consiglio comunale discute un contributo regionale per il “completamento e la messa in sicurezza” dell’area: e quando un’opera da 3,3 milioni ha bisogno di un secondo canale di finanziamento per essere messa in sicurezza, il segnale finanziario è che il costo reale ha superato la dotazione originaria.
Al momento della chiusura di questa inchiesta non abbiamo fonti che certificano ultimazione o collaudo di Villa del Sole. Le cronache di luglio 2026 descrivono un cantiere ancora in attività: un fatto che, misurato sul calendario del Piano, pesa.
Le regole che hanno chiuso la partita
Non c’è margine di interpretazione locale sul calendario, e vale la pena ricordarlo perché il dibattito cittadino lo ha spesso confuso con la scadenza contabile.
Le Linee guida PNRR del 17 aprile 2026 della Struttura di missione della Presidenza del Consiglio hanno fissato al 30 giugno 2026 il termine generale per l’ultimazione di lavori, servizi e forniture, e al 31 agosto 2026 il termine — dichiarato non derogabile — entro cui finalizzare la documentazione utile alla rendicontazione. Ogni azione successiva al 31 agosto 2026 non può essere valutata dalla Commissione europea ai fini di milestone e target: la conseguenza è l’inammissibilità della spesa e il mancato riconoscimento dei risultati. Il termine del 30 giugno è quello fissato, in sede normativa, dalla legge di conversione del decreto-legge 19/2026.
Due precisazioni tecniche che il dibattito mediatico tende a perdere, e che in casi concreti fanno la differenza:
1. ciò che conta ai fini del target è la data di emissione del certificato di ultimazione dei lavori o del documento equivalente; lavorazioni residuali di modesta entità entro il limite di sessanta giorni non fanno automaticamente perdere rilevanza al certificato;
2. per interventi individuati dopo la revisione del Piano e selezionati con avvisi 2024-2025, l’amministrazione titolare può consentire la conclusione oltre il 30 giugno ma entro il 31 agosto 2026, su richiesta motivata del soggetto attuatore.
Il primo margine aiuta un cantiere già quasi finito; non salva un intervento che a giugno 2026 non avesse una consegna lavori solida. Il secondo, nel perimetro agrigentino, è plausibilmente invocabile per il solo Centro per l’impiego del plesso Tornabene (1,5 milioni, CUP del 2024): resta un’inferenza fondata sulle date, non un atto che ho potuto leggere.
Vale la pena aggiungere un dato di contesto che il caso agrigentino illumina: dei tre interventi PNRR del Comune che risultano formalmente chiusi, tutti e tre sono piccoli — due di pubblica illuminazione e la messa in sicurezza del viale Falcone Borsellino, per 510.000 euro in tutto. Il Piano ha funzionato, ad Agrigento, nell’ordine di grandezza delle centinaia di migliaia di euro. Ha smesso di funzionare nell’ordine dei milioni.
Le domande che restano aperte, e a chi porle
Un’inchiesta onesta dichiara i propri buchi. Questi sono i nostri, e sono tutti colmabili con richieste documentali precise.
Non sono verificabili in fonti aperte, allo stato: lo stato finale della palestra polivalente del Villaggio Mosè (2,5 milioni; il Comune bandiva l’incarico di collaudatore nel marzo 2025 e una fonte settoriale indicava fine lavori a gennaio 2026); lo stato dei tre asili — Esseneto, Loris Malaguzzi al Villaggio Peruzzo, Montaperto — per 3,39 milioni complessivi con 304.030,60 euro di anticipazioni già incassate; lo stato del bene confiscato di viale Leonardo Sciascia destinato a centro antiviolenza; l’esito delle sette misure sociali del Distretto D1 per 5,73 milioni, dossier segnato da una stratificazione anomala di CUP duplicati e revocati che è essa stessa un indicatore di fragilità amministrativa; la chiusura documentale delle sei misure di digitalizzazione.
La richiesta da avanzare non è una rassegna stampa. È un accesso civico generalizzato, scomposto per CUP, che chieda: estratto ReGiS con stato dell’iter, data dell’ultimo caricamento e milestone associati; verbali di consegna, sospensioni, riprese, perizie di variante; SAL, certificato di ultimazione, collaudo o certificato di regolare esecuzione; mandati di pagamento quietanzati e prospetto impegnato-pagato-residuo; check-list DNSH e antifrode; eventuali richieste di deroga al 31 agosto 2026 e i provvedimenti dell’amministrazione titolare che le hanno accolte o respinte. Per i due dossier chiusi male servono due filoni separati: alla Regione, gli atti istruttori del decreto di revoca del 19 marzo 2026 e il piano di recupero dei 735.000 euro; all’ANAC e alla Procura contabile, il seguito della delibera 294/2026.
La domanda centrale, quella su cui misurare ogni risposta, è una sola: per quali CUP il Comune di Agrigento ha caricato su ReGiS un certificato valido ai fini PNRR entro il 31 agosto 2026, con quale data e per quale importo validato? Dopo il 31 agosto, questa non è più una domanda sull’avanzamento. È una domanda su chi paga.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

