Agrigento, il Venerdì Santo “dà fastidio”? Di Rosa rilancia: “Diventerà attrazione culturale”. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Agrigento rischia di perdere anche la propria anima.
È questo il messaggio che emerge con forza dalla riflessione di don Giuseppe Pontillo, rilanciata con decisione dal candidato sindaco Giuseppe Di Rosa, che accende i riflettori su una delle contraddizioni più evidenti della città: la difficoltà nel riconoscere e valorizzare le proprie tradizioni.
In tutta la Sicilia, la Settimana Santa rappresenta un patrimonio immateriale di straordinario valore, capace di unire fede, cultura e identità popolare. Come ricordava Leonardo Sciascia, è una rappresentazione viva, un teatro collettivo che attraversa le generazioni.
Eppure, ad Agrigento, tutto questo sembra trasformarsi in un problema.
Processioni viste come intralcio: il paradosso agrigentino
Secondo quanto evidenziato, il Venerdì Santo viene ormai percepito da molti non come un momento identitario, ma come un fastidio:
- c’è chi lo considera un ostacolo alla viabilità;
- chi lo vive come un limite alle attività economiche;
- chi lo riduce a semplice manifestazione religiosa, senza valore culturale;
- e soprattutto, chi amministra resta in silenzio.
Un cortocircuito culturale che, negli anni, ha contribuito – secondo Di Rosa – ad impoverire la città, non solo dal punto di vista economico ma anche identitario.
Di Rosa: “Il problema non è il Venerdì Santo, ma chi non capisce Agrigento”
Il candidato sindaco interviene senza mezzi termini, sposando integralmente la posizione di don Giuseppe Pontillo e trasformandola in proposta politica.
“Il problema non è il Venerdì Santo – afferma Di Rosa – ma una classe dirigente che non ha mai compreso il valore della propria storia.”
Da qui il rilancio: trasformare quella che oggi viene percepita come una criticità in una vera opportunità per la città.
La proposta: da “fastidio” a motore culturale e turistico
Il progetto delineato punta a una svolta netta:
- inserire il Venerdì Santo nei circuiti ufficiali di promozione turistica;
- riconoscerlo come patrimonio immateriale cittadino;
- coinvolgere scuole, associazioni e operatori economici;
- organizzare mobilità e servizi adeguati;
- strutturare un calendario stabile della Settimana Santa agrigentina.
L’obiettivo è chiaro: trasformare una tradizione in un asset strategico per Agrigento.
Il confronto con il resto della Sicilia
Il punto più duro della riflessione è il paragone con altre realtà dell’Isola, dove le celebrazioni pasquali attirano migliaia di visitatori e generano economia.
“Altrove queste tradizioni attirano migliaia di visitatori. Ad Agrigento danno fastidio.”
Una frase che suona come una condanna per chi ha amministrato negli ultimi anni, accusato implicitamente di aver ignorato – se non mortificato – uno degli elementi più autentici dell’identità cittadina.
Identità dimenticata e scelte politiche
Nel mirino finisce anche il modello di gestione degli eventi: grandi manifestazioni finanziate e promosse, mentre le tradizioni popolari restano ai margini.
Un approccio che, secondo Di Rosa, ha progressivamente scollegato Agrigento da sé stessa.
“Agrigento torni orgogliosa delle sue radici”
La conclusione è un messaggio politico ma anche culturale:
“Basta considerare la nostra identità come un problema. Il Venerdì Santo deve essere valorizzato, vissuto e promosso come merita.”
Una presa di posizione che apre un tema più ampio: Agrigento vuole essere una città che vive delle proprie radici o una città che le subisce?
La risposta, ancora una volta, passerà dalle scelte politiche.
Fonte: reportsicilia.it
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