Agrigento – La città diversa è quella che resta. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

«Da domani è già una città diversa».
Michele Sodano ha scelto questa frase per chiudere la giornata del Pride di Agrigento.
Una frase perfetta per un palco. Un po’ meno per un municipio.
Perché dal palco basta una frase per dichiarare una rivoluzione. Dal municipio, invece, la rivoluzione bisogna farla davvero.
Sia chiaro: il Pride non è il problema. Manifestare è un diritto, così come rivendicare diritti e partecipare. E una città civile deve garantire a tutti la libertà di farlo.
Il punto è un altro: cosa significa che «da domani» Agrigento sarà una città diversa?
Se Sodano intendeva dire che il Pride ha segnato un cambiamento culturale, il significato delle sue parole è chiaro. Ma un sindaco non governa soltanto i simboli e i cambiamenti culturali. Governa una città.
E allora il cambiamento dovrà vedersi anche nell’acqua che arriva o non arriva, nelle strade dissestate, nei rifiuti, nel traffico, nelle scuole, nei servizi, nel centro storico che continua a perdere pezzi.
Perché stamattina Agrigento si è svegliata con gli stessi problemi, le stesse emergenze, le stesse attese.
Nessuno pretende che un sindaco risolva tutto in una notte. Ma i simboli acquistano forza quando cominciano a essere accompagnati dai fatti.
Governare una città, del resto, è soprattutto la parte meno glamour della politica: acqua, strade, rifiuti, scuole, manutenzione, servizi.
Michele Sodano aveva promesso di essere il sindaco di tutti. Ed è questa la promessa che conta.
Perché essere il sindaco di chi ti applaude è relativamente semplice. Essere il sindaco di chi non ti vota, non condivide le tue battaglie o addirittura ti contesta è molto più difficile.
Ma è esattamente questo il mestiere.
Altrimenti non serve un sindaco. Basta un portavoce.
Sodano viene da una politica fatta di mobilitazione, simboli, manifestazioni e battaglie culturali. È il suo terreno e lo conosce bene.
Ma una cosa è fare attivismo. Un’altra è amministrare.
Un attivista sceglie la propria battaglia. Un sindaco deve occuparsi anche di quelle che non portano applausi.
Perché quando indossa la fascia tricolore, Michele Sodano non rappresenta più soltanto una parte. È il sindaco di Agrigento.
Di chi al Pride è andato e di chi non è andato. Di chi condivide quella battaglia e di chi la pensa diversamente.
E soprattutto è il sindaco di chi domani mattina non chiederà una nuova dichiarazione. Chiederà l’acqua, una strada percorribile, una città pulita, una scuola dignitosa, un servizio che funzioni. Una risposta.
È lì che si misura il cambiamento.
Non nella piazza piena per un giorno, ma nella città che funziona quando la piazza torna vuota.
Per questo prendiamo sul serio le parole del sindaco.
E aspettiamo quel «domani».
Perché se davvero Agrigento sta diventando una città diversa, prima o poi dovremo accorgercene tutti.
Non guardando un palco. Guardando una città.
E, soprattutto, vivendoci dentro. Leggi anche: Pride Agrigento, il corteo parte dal Municipio. Sodano: «Una città aperta e inclusiva»
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Fonte: AgrigentoOggi
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