Agrigento – La predica della consigliera e quella bicicletta al Palazzo di Città. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo
Ad Agrigento sta prendendo forma una nuova, straordinaria disciplina olimpica: la coerenza a giorni alterni.
Funziona così: oggi si sale sul piedistallo, si fotografa chi sbaglia, si invoca la multa, si impartiscono lezioni di rispetto delle regole. Domani, invece, si fa finta di niente quando la fotografia rischia di raccontare qualcosa di noi.
La protagonista di questa grottesca vicenda è la consigliera comunale Elvira Mangione.
Nei giorni scorsi la consigliera ha pubblicato sui social la fotografia di un’automobile parcheggiata davanti al portone di Palazzo di Città. Indignazione, sdegno, richiesta di rispetto delle regole. Una targa opportunamente oscurata e un messaggio molto chiaro: quella macchina, secondo la consigliera, meritava quantomeno una multa. Benissimo. Anzi, benissimo due volte. Perché davanti a un comportamento scorretto è giusto indignarsi. Il Palazzo di Città non è un parcheggio privato e le regole devono essere rispettate.

Ma c’è un piccolo particolare. Una fotografia, questa volta, riguarda proprio la consigliera Mangione. È datata 30 giugno. Sono trascorsi appena una ventina di giorni dall’elezione del nuovo Consiglio comunale. E cosa documenta? La bicicletta della consigliera, legata con tanto di catenaccio all’inferriata accanto al portone di Palazzo di Città. Ora, sia chiaro: non stiamo parlando di un’automobile parcheggiata davanti a un ingresso. Non stiamo parlando di un crimine. Non stiamo parlando della fine della civiltà occidentale. Stiamo parlando di una bicicletta.
Ed è proprio per questo che la vicenda diventa ancora più surreale. Perché se una consigliera comunale decide di trasformarsi in custode morale del parcheggio davanti al Comune, dovrebbe avere un’attenzione ancora maggiore a non offrire agli altri la possibilità di contestarle esattamente ciò che lei contesta. Il problema, dunque, non è la bicicletta. Il problema è il doppio metro. Quando lo fa qualcun altro, è uno scandalo. Quando lo facciamo noi, magari è una semplice comodità. Quando l’automobilista parcheggia dove non dovrebbe, bisogna chiamare in causa il rispetto delle regole. Quando una bicicletta viene assicurata all’inferriata del Palazzo, invece, improvvisamente il regolamento sembra diventare un documento molto più elastico.
E qui arriviamo al punto politico.
Chi occupa una poltrona in Consiglio comunale non può pretendere di avere il privilegio di giudicare gli altri senza accettare di essere giudicato a sua volta. È il prezzo della politica. È il prezzo della visibilità. È il prezzo di quella funzione pubblica che consente a un consigliere di rivolgersi ai cittadini e dire loro cosa è giusto e cosa è sbagliato. Non esiste una zona franca della coerenza. E soprattutto non esiste una coerenza a senso unico.
La vicenda assume poi un sapore ancora più particolare se si ricorda che la consigliera Mangione, recentemente, ha avuto parole molto dure nei confronti di una parte della stampa agrigentina, arrivando persino a invitare i cittadini a non leggerla.
E adesso quella stessa stampa guarda una fotografia e pone una domanda. Non è una persecuzione. Non è un complotto. Non è una campagna contro qualcuno. È semplicemente giornalismo. Un giornalismo, però, che fa storcere il naso ad una serie di piccoli invasati pronti a massacrarti sui social.
E se si vuole essere inflessibili con chi parcheggia davanti al portone di Palazzo di Città, bisognerebbe esserlo anche quando la protagonista della fotografia siamo noi. Altrimenti il rischio è quello di diventare involontariamente una caricatura di ciò che si vorrebbe rappresentare. Una consigliera indignata contro l’automobile degli altri e una bicicletta incatenata all’inferriata del Comune. Una predica sul rispetto delle regole e una fotografia che pone qualche interrogativo. Un invito ai cittadini a non leggere certa stampa e, contemporaneamente, una storia che quella stessa stampa non può fare a meno di raccontare. È tutto talmente grottesco da sembrare quasi una sceneggiatura satirica. A proposito, il satiro non si è accorto di nulla?

Ma Agrigento non ha bisogno di consiglieri comunali che distribuiscano patenti di moralità. Ha bisogno di amministratori che comprendano una cosa elementare: prima di puntare il dito contro gli altri, bisogna controllare dove sono finite le proprie mani.
E magari, già che ci siamo, anche dove abbiamo legato la bicicletta.
N.B. E adesso, naturalmente, aspettiamo con curiosità cosa accadrà sui social. Perché già immaginiamo il copione: accuse, insulti, improperi, qualche inevitabile “giornalista fazioso” e magari anche la solita lezione su come dovrebbe fare il proprio mestiere chi, invece, quel mestiere lo fa da anni.
Pazienza. Fa parte del gioco.
Noi abbiamo semplicemente raccontato un fatto, messo a confronto due episodi e posto una domanda sulla coerenza. Non abbiamo emesso sentenze, né distribuito patenti di moralità. Se qualcuno vorrà contestare, siamo qui. Se vorrà spiegare, ancora meglio. Se invece preferirà insultare, pazienza: anche quello, sui social, ormai è quasi un genere letterario.
Noi, nel frattempo, continueremo tranquillamente a fare i giornalisti. Perché evidentemente, ad Agrigento, a volte basta una fotografia di una bicicletta per scatenare una tempesta. E allora prepariamoci: popcorn pronti e tastiera accesa.
(Foto e notizia tratte da reportsicilia)
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Fonte: Sicilia24h
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

