Agrigento – La Professoressa Irene Catarella dona i preziosi calice e pisside al Santuario di Gesù Nazareno. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo
Gli oggetti appartenenti alla famiglia della professoressa Irene Catarella trasformati in un calice e in una pisside destinati al Santuario
Il 14 settembre 2026 è stato raggiunto un grande traguardo, fortemente voluto dalla comunità dei fedeli: l’elevazione a Santuario Diocesano di Gesù Nazareno della Chiesa Madre di San Giovanni Gemini, durante la solenne celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo di Agrigento, Alessandro Damiano, e resa possibile dall’impegno del parroco Don Gianluca Arcuri insieme al Comitato di Gesù Nazareno.
A rendere ancora più significativo questo storico momento è stato un gesto di profonda fede e di particolare valore affettivo e artistico.
La Professoressa Irene Catarella, Interlocutore Referente della Pontificia Accademia di Teologia PATH, Presidente dell’Azione Cattolica sangiovannese, Docente alla Scuola di Teologia di base della forania di Cammarata dell’Arcidiocesi di Agrigento e componente del settore Cultura del Comitato, ha donato al nuovo Santuario un prezioso calice e una pisside in argento 925, realizzati dal Maestro orafo Benedetto Gelardi.

Si tratta di due autentiche opere di arte sacra, nate dalla permuta di argenti appartenuti alla famiglia della Professoressa Catarella. Un patrimonio personale e familiare che Irene Catarella ha scelto di sottrarre alla dimensione esclusivamente privata per trasformarlo in un dono destinato a tutta la comunità.

«Ho sentito che quegli oggetti che appartenevano alla mia famiglia potevano continuare a vivere in una forma nuova – spiega Irene Catarella –. Non volevo semplicemente conservare un’eredità materiale, ma dare a quegli argenti un significato che potesse parlare anche alle generazioni future. Trasformarli in un calice e in una pisside destinati al Santuario significa affidare alla comunità qualcosa che apparteneva alla mia storia familiare, perché possa diventare patrimonio spirituale di tutti».
È proprio questo il significato più profondo del gesto: un’eredità personale diventa un dono per la comunità quando ciò che si è ricevuto dalla propria famiglia viene messo a disposizione di tutti, assumendo un nuovo valore condiviso. Gli argenti ereditati non sono stati semplicemente riutilizzati, ma trasformati in strumenti destinati alla celebrazione dell’Eucaristia. In questo modo la memoria privata dei nonni entra nella vita della Chiesa e si lega alla storia del nuovo Santuario.
«In questi due oggetti – aggiunge Irene Catarella – ho voluto custodire la memoria dei miei nonni e, nello stesso tempo, offrire qualcosa al luogo nel quale la comunità si raccoglie e celebra la propria fede. È un modo per dire che ciò che abbiamo ricevuto non appartiene soltanto a noi: può essere restituito, attraverso un gesto d’amore e di devozione, alla comunità».
Le incisioni alla base delle due opere rendono esplicito questo legame con la memoria familiare. Il calice è dedicato ai genitori del padre, il Professore Vincenzo Catarella: la Dottoressa Maria Italia Prosatore (1921-2007), laureata in filosofia, studiosa di Sant’Agostino e devota a Santa Rita, e il Dottor Francesco Catarella (1921-1996), medico chirurgo devoto ai santi medici Giuseppe Moscati e Cosma e Damiano, che prestava gratuitamente le proprie cure a chi ne aveva bisogno.
La pisside, invece, è stata donata in memoria dei genitori della madre, l’Insegnante Nazarena Pellitteri: il Cavaliere Giuseppe Pellitteri (1917-1979), imprenditore e ministro del Terz’Ordine Francescano Secolare della Sicilia Occidentale e di San Giovanni Gemini, ricordato per il suo instancabile aiuto ai poveri, e Donna Maria Lo Bue (1909-2006), donna raffinata che destinò parte del proprio corredo ai Cappuccini.
«I miei nonni hanno vissuto la fede anche attraverso il servizio agli altri – racconta ancora Irene Catarella –. Per questo ho pensato che il modo più bello per ricordarli fosse quello di far sì che ciò che avevano lasciato potesse continuare a essere utile alla Chiesa e alla comunità. La memoria, così, non rimane ferma nel passato, ma diventa qualcosa di vivo».
Durante la processione offertoriale, la pisside è stata portata all’altare dal Sindaco di San Giovanni Gemini, Dino Zimbardo, mentre il calice è stato portato dalla stessa Irene Catarella.
Le due opere sono state realizzate interamente a mano dal Maestro Benedetto Gelardi, attraverso le antiche tecniche dello sbalzo e del cesello, utilizzando strumenti forgiati artigianalmente. Gelardi è un nome di grande rilievo nell’ambito dell’oreficeria e dell’arte sacra: la sua attività ha avuto importanti committenze, con lavori realizzati anche per il Vaticano e per la Cattedrale di Palermo, oltre che per altri prestigiosi luoghi e istituzioni religiose. La sua esperienza nella lavorazione artistica dei metalli preziosi ha permesso di dare agli argenti di famiglia una nuova forma, rispettandone il valore materiale e trasformandoli in opere pensate per la liturgia.
Il calice presenta una ricca decorazione ispirata alla Passione di Cristo: tra motivi di foglie d’acanto compaiono i tre dadi, la corona, la lancia e la spada, elementi che richiamano i momenti della Passione.
La pisside si distingue invece per una linea ispirata a una pisside del 1850 custodita nel Tesoro del Duomo di Napoli, reinterpretata e arricchita da foglie d’acanto in stile Impero.
Due opere differenti ma profondamente unite nello stesso significato: custodire l’Eucaristia e, insieme, custodire una memoria.
Il calice e la pisside diventano così molto più di preziosi arredi liturgici. Sono il punto d’incontro tra fede, arte, memoria familiare e comunità. Attraverso di essi, la storia di quattro persone continua a essere raccontata non soltanto all’interno della famiglia, ma nel cuore della comunità che oggi accoglie il nuovo Santuario.
«Quando un ricordo personale viene donato, non viene perduto – conclude Irene Catarella –. Al contrario, può moltiplicarsi e continuare a parlare nel tempo. Per questo considero questo dono un atto di amore verso la mia famiglia, verso il Santuario e verso tutta la comunità di San Giovanni Gemini».
Un’eredità familiare, dunque, trasformata in dono alla comunità: una storia personale che, attraverso la fede e l’arte, diventa patrimonio condiviso e memoria viva per tutti.
L’articolo La Professoressa Irene Catarella dona i preziosi calice e pisside al Santuario di Gesù Nazareno proviene da Sicilia ON Press.
Leggi anche: Altre notizie su Politica
Fonte: Sicilia On Press
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

