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Agrigento – Lampedusa, il caso Costanza I di Sicilia: Quasi 143 milioni di investimento e la nave non utilizza normalmente il porto commerciale. Il Comitato chiede risposte

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Agrigento – Lampedusa, il caso Costanza I di Sicilia: Quasi 143 milioni di investimento e la nave non utilizza normalmente il porto commerciale. Il Comitato chiede risposte. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

Cosa sta succedendo

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Una nave nuova, tecnologicamente avanzata, costruita proprio per migliorare i collegamenti con le isole minori. Un investimento pubblico il cui quadro economico sarebbe arrivato a sfiorare i 143 milioni di euro. Eppure, a Lampedusa, resta una domanda che adesso viene posta pubblicamente: perché la Costanza I di Sicilia non utilizza normalmente il porto commerciale dell’isola?

A sollevare il caso è il Comitato Autotrasportatori Libera Concorrenza – Regione Sicilia, che il 18 agosto ha diffuso un duro intervento chiedendo spiegazioni alla Regione Siciliana e alle istituzioni competenti.

Una vicenda sulla quale Report Sicilia ritiene necessario fare chiarezza, soprattutto perché stiamo parlando di denaro pubblico e di una nave presentata appena poche settimane fa come una vera svolta per i collegamenti tra Porto Empedocle e le Pelagie.

Dalle prove di luglio alla grande inaugurazione di agosto

Il 4 luglio scorso la Regione Siciliana annunciava con grande enfasi le prove tecniche di viaggio e di attracco della Costanza I di Sicilia a Lampedusa e Linosa.

In quell’occasione il presidente della Regione Renato Schifani parlò di un sogno diventato realtà e del primo traghetto della flotta regionale destinato ai collegamenti con le isole minori.

L’assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Aricò indicava allora un investimento di 130 milioni di euro. La Regione descriveva una nave lunga circa 140 metri, con una stazza lorda di circa 14.500 tonnellate, capace di trasportare fino a mille passeggeri e 200 automobili e di raggiungere i 19 nodi.

Ancora più significativo è ciò che veniva detto al momento del varo, nell’ottobre 2025: la Costanza I di Sicilia avrebbe dovuto collegare stabilmente Pantelleria e Lampedusa con Porto Empedocle ed era stata progettata proprio per potenziare i collegamenti con le isole minori.

Il 6 agosto è arrivato infine il viaggio inaugurale da Porto Empedocle verso Linosa e Lampedusa, accompagnato dalla cerimonia istituzionale e dalla presenza del presidente Schifani. La nave veniva presentata come destinata a entrare in servizio permanente sulla rotta delle Pelagie.

Ed è proprio per questo che ciò che sta accadendo oggi merita una spiegazione tecnica precisa.

Il Comitato: «Perché non ormeggia nel porto commerciale?»

Nel documento pubblicato il 18 agosto, il Comitato Autotrasportatori Libera Concorrenza sostiene che la Costanza I di Sicilia venga fatta ormeggiare in una zona che, a suo giudizio, sarebbe inadeguata rispetto all’importanza dell’investimento effettuato.

La domanda posta è netta:

perché la Costanza I di Sicilia non ormeggia normalmente nel porto commerciale di Lampedusa?

Il Comitato osserva inoltre che altre navi riescono ad operare nel porto commerciale e chiede pertanto di conoscere quale sarebbe l’eventuale impedimento tecnico, nautico, infrastrutturale o autorizzativo che riguarderebbe la nuova nave.

È questo il punto sul quale occorre evitare conclusioni affrettate.

Non basta dire che la nave non attracca normalmente in quel punto per stabilire che esista un errore di progettazione. Potrebbero esserci ragioni nautiche, prescrizioni dell’Autorità marittima, condizioni relative ai fondali, alle manovre, alla sicurezza o all’operatività dello scalo.

Ma proprio per questo quelle ragioni devono essere rese pubbliche.

Il precedente di Cala Pisana rende la questione ancora più attuale

La vicenda assume ulteriore rilievo alla luce di quanto accaduto proprio in questi giorni.

Dal 16 agosto è stata infatti autorizzata la riattivazione dello scalo alternativo di Cala Pisana, attraverso un’ordinanza dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Lampedusa, consentendone l’utilizzo – compatibilmente con le condizioni meteomarine – per le navi impegnate nei collegamenti con Porto Empedocle.

È quindi evidente che il tema degli approdi a Lampedusa non è secondario: riguarda direttamente continuità territoriale, sicurezza, trasporto passeggeri e merci e condizioni di lavoro degli autotrasportatori.

E adesso riguarda anche una nave pubblica appena entrata in servizio.

Da circa 120 milioni a quasi 143 milioni

C’è poi la questione economica.

Il contratto originario sottoscritto dalla Regione con Fincantieri nel 2023 veniva indicato intorno ai 120 milioni di euro. Anche ANSA riportava nel settembre 2025 un investimento regionale di circa 120 milioni.

Successivamente la Regione, durante le prove tecniche del luglio scorso, ha parlato di 130 milioni.

Secondo una ricostruzione pubblicata nei giorni scorsi, il quadro economico aggiornato, comprendendo varianti, revisione prezzi e somme a disposizione dell’amministrazione, sarebbe arrivato a 142.969.637 euro.

Una cifra che rende ancora più necessario conoscere ogni dettaglio.

Non perché spendere 143 milioni significhi automaticamente che qualcosa non abbia funzionato, ma perché quando si spendono quasi 143 milioni di euro pubblici è doveroso verificare che il mezzo acquistato possa svolgere pienamente e regolarmente il servizio per il quale è stato progettato e finanziato.

La nave è pubblica, la gestione è stata affidata

C’è un altro elemento che merita attenzione.

La Costanza I di Sicilia è di proprietà della Regione Siciliana, mentre per la sua gestione il Dipartimento regionale delle Infrastrutture ha adottato specifici provvedimenti già nel gennaio e nel maggio 2026.

Il DDG 1157 del 25 maggio reca infatti espressamente come oggetto la “decisione di contrarre per l’affidamento della gestione della nave Costanza I di Sicilia”.

Si tratta quindi di un patrimonio acquistato con risorse pubbliche e messo al servizio della continuità territoriale.

E proprio per questo ogni eventuale limitazione operativa dovrebbe essere conosciuta dai cittadini.

Le domande che meritano una risposta

Report Sicilia fa proprie le esigenze di trasparenza sollevate dal Comitato, senza anticipare conclusioni che possono arrivare soltanto attraverso documenti e risposte tecniche.

Le domande, però, sono semplici.

La Costanza I di Sicilia può utilizzare regolarmente il porto commerciale di Lampedusa?

Se sì, perché in determinate circostanze viene utilizzato un diverso approdo?

Se no, quale impedimento esiste?

È un problema di pescaggio? Di fondali? Di dimensioni? Di manovra? Di sicurezza? Di autorizzazioni? Di infrastrutture portuali?

E soprattutto: l’eventuale criticità era conosciuta quando la nave è stata progettata?

Le prove tecniche di attracco svolte il 4 luglio avevano proprio lo scopo di verificare l’operatività della nave nei porti delle Pelagie. La Regione stessa comunicò pubblicamente quelle prove.

Per questo sarebbe utile conoscere anche gli esiti tecnici di quei test.

Nessuna accusa, ma quasi 143 milioni impongono trasparenza

Non è necessario costruire processi mediatici né stabilire oggi che qualcuno abbia sbagliato.

Occorre fare qualcosa di molto più semplice: pubblicare i documenti e spiegare ai siciliani cosa sta accadendo.

Il Comitato chiede risposte al presidente della Regione Renato Schifani, all’assessorato regionale competente, alla Capitaneria di Porto, alle Autorità marittime e agli uffici tecnici che hanno seguito progettazione, realizzazione e impiego della nave.

Sono domande legittime.

Anzi, davanti a un investimento di queste dimensioni, sono domande inevitabili.

La Costanza I di Sicilia rappresenta un investimento importante per la Sicilia, è stata costruita nei cantieri di Palermo ed è un patrimonio dei siciliani. Proprio per questo sarebbe interesse della stessa Regione eliminare immediatamente ogni dubbio.

Basterebbe spiegare quale sia il problema – se un problema esiste – e perché una nave progettata per servire le Pelagie incontri oggi le difficoltà operative denunciate dagli autotrasportatori.

Se invece non esiste alcun problema strutturale, infrastrutturale o progettuale, allora sia detto altrettanto chiaramente e venga spiegato perché viene utilizzata in questo modo.

Perché una cosa deve essere chiara: quasi 143 milioni di euro non sono soldi della Regione, di un assessore, di un progettista o di un armatore. Sono risorse pubbliche.

E sui soldi pubblici i cittadini non devono chiedere il permesso per fare domande.

Hanno diritto alle risposte.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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