Agrigento – Maddalusa, archeologia con la minipala sulla spiaggia? Le immagini che chiedono spiegazioni alla Soprintendenza. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo

Nella stessa area dove poche settimane fa è stata recuperata una tomba greca e rinvenuta una rarissima moneta d’oro del V secolo a.C., alcune fotografie mostrano uomini al lavoro e una piccola pala meccanica. Se si tratta davvero di uno scavo archeologico finanziato dalla Soprintendenza, sarebbe opportuno spiegare modalità, autorizzazioni e funzione del mezzo
AGRIGENTO – Quando ci sono arrivate queste fotografie dalla spiaggia di Maddalusa, accompagnate dall’indicazione secondo cui si sarebbe trattato di scavi archeologici eseguiti per conto o comunque nell’ambito di attività della Soprintendenza di Agrigento, per qualche istante abbiamo pensato a tutt’altro.
Uomini sulla spiaggia, qualcuno con contenitori in mano, un’attività che, vista da lontano, difficilmente restituisce l’immagine classica che il cittadino associa a uno scavo archeologico.
Poi abbiamo guardato meglio.
E soprattutto abbiamo visto la piccola pala meccanica al lavoro.
Ed è a quel punto che la curiosità si è trasformata in una domanda giornalistica che merita una risposta.
Perché Maddalusa non è una spiaggia qualsiasi.
Soltanto poche settimane fa la stessa Regione Siciliana ha comunicato che uno scavo d’urgenza programmato dalla Soprintendenza di Agrigento, finalizzato al recupero di una tomba “a cappuccina” di tegole di età greca nella duna di Maddalusa, a ovest della foce del fiume Akragas, ha consentito il ritrovamento di una rarissima moneta d’oro siracusana del V secolo avanti Cristo.
Non solo.
La Regione ricorda che proprio Maddalusa custodisce una vastissima necropoli utilizzata sin dai primi decenni di vita dell’antica Akragas e che le testimonianze archeologiche emerse nel tempo hanno consentito di definirne un’estensione di oltre tre chilometri lungo la fascia costiera e sulla collinetta. Da quest’area provengono sarcofagi, tombe realizzate con tegole e lastroni di pietra e sepolture, alcune delle quali oggi conservate al Museo archeologico regionale Pietro Griffo.
Ed è proprio per questo che le fotografie che pubblichiamo meritano un chiarimento.
Quella minipala cosa stava facendo?
Nelle immagini si vede chiaramente una minipala cingolata operare ai piedi della parete sabbiosa.
Accanto al mezzo sono presenti alcune persone; un’altra si muove lungo il pendio trasportando quello che sembra essere un contenitore. Si osservano inoltre terreno smosso e materiali nell’area interessata dalle operazioni.
Naturalmente una fotografia non permette di stabilire quale fosse esattamente la funzione della macchina, né Report Sicilia intende trasformarsi in un’équipe di archeologi giudicando da qualche immagine una metodologia scientifica.
Proprio per questo chiediamo alla Soprintendenza di Agrigento di spiegare.
Se, come ci viene riferito, quello fotografato è effettivamente uno scavo archeologico finanziato o disposto dalla Soprintendenza, qual è l’intervento in corso?
Che cosa si sta cercando o recuperando?
E soprattutto: per quale specifica operazione viene utilizzata una pala meccanica in un’area che la stessa Regione descrive come parte di una vastissima e preziosissima necropoli greca?
Dalla cazzuola alla minipala: forse c’è una spiegazione, raccontatela
L’immagine colpisce inevitabilmente.
Nell’immaginario collettivo lo scavo archeologico è sinonimo di operazioni millimetriche: strati rimossi progressivamente, piccoli utensili, documentazione delle unità stratigrafiche e attenzione estrema per evitare che un reperto o il suo contesto vengano compromessi.
Qui vediamo invece anche un mezzo meccanico.
Questo non significa automaticamente che il suo utilizzo sia improprio: i mezzi meccanici possono avere funzioni compatibili con determinate fasi di un intervento archeologico, a seconda del contesto e sotto controllo specialistico.
Ma proprio perché siamo a Maddalusa, proprio perché poche settimane fa da quelle dune è riemersa una testimonianza straordinaria dell’antica Akragas, sarebbe utile sapere esattamente cosa stia accadendo.
Non servono polemiche preventive. Servono informazioni.
Maddalusa continua a restituire la storia di Akragas
La questione assume ancora maggiore importanza dopo la scoperta annunciata il 5 agosto dalla Regione.
Durante il recupero della tomba greca è stata rinvenuta una moneta d’oro eccezionalmente conservata, con la testa di Eracle coperta dalla leontè e, sul rovescio, la legenda “Syra”, riferita a Siracusa. Secondo gli archeologi, appartiene alle emissioni coniate nel drammatico periodo dell’invasione cartaginese che precedette la distruzione di Akragas nel 406 a.C.
Parliamo, dunque, di un territorio nel quale anche pochi centimetri di terreno possono raccontare oltre duemila anni di storia.
Ecco perché quelle fotografie non possono essere liquidate con superficialità.
Report Sicilia chiede semplicemente alla Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Agrigento di chiarire se l’intervento fotografato sia quello archeologico di propria competenza, quale ne sia l’oggetto, chi lo stia eseguendo e quale sia la funzione della minipala visibile nelle immagini.
La Soprintendenza dispone peraltro di propri canali istituzionali attraverso i quali fornire informazioni sulle attività svolte.
Perché magari è tutto perfettamente previsto dal progetto e scientificamente corretto.
Ma allora spiegatelo.
Perché vedere una pala meccanica scavare sulla duna di una delle aree archeologicamente più importanti della costa agrigentina, senza conoscere il contesto dell’intervento, qualche domanda la fa sorgere.
E Report Sicilia quelle domande le pone.
Prima di giudicare, vogliamo sapere. Ma dopo aver visto queste immagini, sapere è doveroso.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.





