Agrigento – Maddalusa continua a restituire la storia di Akragas: Trovata un’altra tomba del V secolo a.C., l’ombra dei tombaroli. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo

Gli scavi sono della Soprintendenza di Agrigento. Nelle immagini inviate a Report Sicilia anche un mezzo gommato, il cui utilizzo rientrerebbe nelle modalità autorizzate per l’intervento. Ma emerge un particolare ben più inquietante: una sepoltura simile potrebbe essere stata già violata e trafugata
AGRIGENTO – Quelle fotografie arrivate alla redazione di Report Sicilia ci avevano inizialmente incuriosito. Uomini sulla spiaggia di Maddalusa, contenitori, attrezzature e persino un piccolo mezzo meccanico all’opera ai piedi della duna.
Adesso abbiamo approfondito.
Non si tratta di attività improvvisate: sono scavi archeologici della Soprintendenza di Agrigento.
E anche la presenza del mezzo che si vede nelle fotografie trova una spiegazione: si tratta di un mezzo gommato il cui utilizzo, secondo quanto ci è stato riferito, è consentito dalle disposizioni che regolano questo tipo di interventi. Il mezzo viene evidentemente utilizzato nelle fasi nelle quali è possibile procedere meccanicamente, mentre le operazioni archeologicamente più delicate vengono eseguite dagli operatori.
Dunque nessun “archeologo con la ruspa”, come l’immagine avrebbe potuto superficialmente far pensare.
La notizia è un’altra. Ed è decisamente più importante.
Dalla duna sarebbe emersa un’altra tomba
Secondo le informazioni raccolte da Report Sicilia, durante le operazioni sarebbe stata individuata una tomba risalente al V secolo avanti Cristo.
Una scoperta che non sorprende dal punto di vista archeologico, ma che conferma ancora una volta quanto sia straordinariamente ricco il sottosuolo di Maddalusa.
La stessa Regione Siciliana ha recentemente ricordato che in questa zona si estende una vastissima necropoli dell’antica Akragas, utilizzata già dal primo quarto del VI secolo a.C. e sviluppata per oltre tre chilometri lungo la fascia costiera e la collinetta.
È quindi un territorio nel quale sotto la sabbia non c’è soltanto sabbia.
C’è la storia di Agrigento.
Ad agosto la tomba e quella straordinaria moneta d’oro
La nuova attività si inserisce in un contesto che appena un mese fa aveva già regalato una scoperta eccezionale.
Il 5 agosto la Regione Siciliana aveva infatti reso noto che proprio uno scavo d’urgenza programmato dalla Soprintendenza di Agrigento, sulla duna di Maddalusa a ovest della foce dell’Akragas, aveva consentito il recupero di una tomba “a cappuccina” realizzata con tegole di epoca greca.
Durante quell’intervento era stata rinvenuta anche una rarissima moneta d’oro siracusana della fine del V secolo a.C., eccezionalmente conservata, con la testa di Eracle e la legenda “Syra”. La moneta viene ricondotta alle emissioni auree siracusane legate al periodo dell’invasione cartaginese, conclusosi per Akragas con la conquista e la distruzione della città nel 406 a.C.
Report Sicilia aveva già sollevato alcune domande sulla documentazione di quel ritrovamento e sul rapporto esatto tra la moneta e la sepoltura.
Oggi Maddalusa torna dunque al centro dell’attenzione.
Ma c’è un particolare inquietante: i tombaroli
Ed è qui che emerge l’aspetto sul quale riteniamo necessario fare piena chiarezza.
Secondo quanto appreso da Report Sicilia, infatti, una sepoltura analoga a quella individuata dagli archeologi potrebbe essere stata precedentemente violata da tombaroli.
Usiamo volutamente il condizionale.
Al momento non abbiamo trovato una comunicazione ufficiale della Soprintendenza o delle forze dell’ordine che confermi pubblicamente questa circostanza. Proprio per questo sarebbe importante sapere se durante le attività siano effettivamente emerse tracce compatibili con uno scavo clandestino, se siano stati trovati resti di una tomba già manomessa e, soprattutto, se l’episodio sia stato denunciato alle autorità competenti.
Perché, se la circostanza venisse confermata, la questione cambierebbe completamente dimensione.
Non parleremmo soltanto di una nuova scoperta archeologica.
Parleremmo della possibile depredazione di una necropoli dell’antica Akragas.
Se sono arrivati i tombaroli, bisogna capire quando e come
Ed è questo il punto che merita attenzione.
Una necropoli lunga chilometri, esposta all’erosione, agli agenti atmosferici e in alcuni tratti facilmente raggiungibile rappresenta inevitabilmente un patrimonio estremamente delicato.
Le fotografie che pubblichiamo mostrano quanto le testimonianze archeologiche possano trovarsi vicine alla superficie e quanto l’erosione della duna possa progressivamente renderle vulnerabili.
Se davvero una tomba è stata già raggiunta prima degli archeologi, occorre capire quando sia accaduto, cosa possa essere stato portato via e quali misure di sorveglianza e tutela siano oggi previste per l’intera area.
E soprattutto bisogna chiedersi se possano esistere altre sepolture già individuate clandestinamente o a rischio di essere raggiunte.
Maddalusa non è soltanto una spiaggia
Forse è proprio questa la vera notizia restituita dalle fotografie.
Quello che per migliaia di agrigentini è semplicemente un tratto di costa è, contemporaneamente, uno straordinario archivio archeologico dell’antica città.
Da Maddalusa provengono sarcofagi in marmo e calcarenite, tombe costruite con tegole e lastroni di pietra, sepolture infantili e altri reperti oggi conservati anche al Museo archeologico regionale Pietro Griffo.
Oggi gli archeologi stanno tornando a scavare.
E se le informazioni in nostro possesso troveranno conferma, qualcun altro potrebbe avere scavato prima di loro. Ma non per studiare la storia: per portarsela via.
È su questo che adesso occorre fare luce.
Report Sicilia chiederà alla Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Agrigento di chiarire ufficialmente la natura dell’ultimo rinvenimento e, soprattutto, se risulti effettivamente individuata una seconda sepoltura già violata da tombaroli.
Perché una tomba greca ritrovata dopo circa 2.500 anni è una notizia.
Una tomba greca ritrovata dopo il passaggio dei tombaroli sarebbe invece un allarme. E un allarme che riguarda un patrimonio che appartiene a tutti.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.





