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Agrigento – Maddalusa, Di Rosa e Piparo lo avevano detto in Consiglio: Oggi Sodano chiede il parere che arriva dopo settimane di attesa

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Agrigento – Maddalusa, Di Rosa e Piparo lo avevano detto in Consiglio: Oggi Sodano chiede il parere che arriva dopo settimane di attesa. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

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Il verbale integrale del Consiglio comunale aperto del 27 agosto CC_64_2026 ricostruisce interventi che oggi assumono un significato particolare. Di Rosa chiedeva quale norma impedisse agli autobottisti di comprare acqua e portarla ai residenti, ricordando il sistema precedente; Piparo chiedeva di separare abusivismo, vincoli archeologici e diritto all’acqua e indicava una possibile soluzione amministrativa. Oggi il sindaco firma la richiesta all’ATI per un parere pro veritate proprio sul servizio agli utenti non serviti dalla rete. E l’assessore Riccobene aveva già annunciato da settimane la necessità di quel chiarimento. Perché si è arrivati soltanto adesso alla formalizzazione?

AGRIGENTO – Adesso abbiamo anche il verbale.

Non un ricordo.

Non una ricostruzione giornalistica.

Non un post Facebook.

Il verbale ufficiale del Consiglio comunale aperto del 27 agosto 2026 dedicato all’emergenza idrica di Maddalusa.

Quarantanove pagine che vale la pena rileggere oggi, dopo la decisione del sindaco Michele Sodano di chiedere all’ATI un parere pro veritate per chiarire se AICA possa occuparsi anche dei cittadini non serviti dalla rete e, soprattutto, se trasportatori autonomi possano approvvigionarsi di acqua presso AICA per poi consegnarla nelle zone non servite.

Perché leggendo quelle pagine emerge qualcosa che Report Sicilia sostiene da tempo:

alcune delle domande alle quali oggi il Comune cerca una risposta erano già state poste chiaramente in quella seduta.

E due interventi, in particolare, meritano di essere riletti.

Quelli di Giuseppe Di Rosa e Gerlando Piparo.

Di Rosa: «Quale disposizione di legge oggi non viene data l’acqua a una parte di Agrigento?»

L’intervento di Giuseppe Di Rosa comincia a pagina 9 dello stenotipico.

Di Rosa parte da una distinzione fondamentale: non attribuisce al sindaco Sodano l’origine della crisi, ma gli chiede di individuare l’ostacolo giuridico che impedisce di portare acqua a Maddalusa.

Nel verbale è riportata la sua domanda:

«Quale disposizione di legge oggi non viene data l’acqua a una parte di Agrigento?»

E subito dopo entra esattamente nel problema che oggi il Comune sottopone all’ATI.

Di Rosa ricorda che prima del nuovo sistema gli autobottisti acquistavano acqua e la trasportavano, e domanda quale norma impedisca di continuare a farlo.

Il punto dell’intervento è chiarissimo:

non confondere l’allaccio di un immobile alla rete con l’acquisto e il trasporto dell’acqua mediante un operatore autorizzato.

Ed è esattamente su questa distinzione che oggi viene chiesto il parere pro veritate.

Di Rosa aveva posto anche il problema della vendita agli autobottisti

Nel verbale Di Rosa insiste proprio sull’operatività.

Non chiede ad AICA di realizzare una rete abusiva.

Non chiede un contatore.

Non chiede di sanare un immobile.

Chiede di individuare la norma che impedirebbe ad un autobottista di acquistare acqua e portarla a chi ne ha bisogno.

E richiama ciò che avveniva precedentemente con l’approvvigionamento utilizzato dagli autotrasportatori.

In sostanza:

vendete regolarmente l’acqua agli autobottisti, tracciate il prelievo e consentite loro di svolgere il servizio.

Oggi, 16 settembre, scopriamo che il Comune chiede formalmente di verificare proprio questa possibilità.

Ma Di Rosa aveva posto anche un’altra questione: chi ha deciso?

Nel suo intervento c’è un secondo passaggio molto importante.

Di Rosa non si limita a chiedere come riportare l’acqua.

Chiede anche di capire chi abbia prodotto il blocco.

Perché, sostiene in aula, se esiste una disposizione che impedisce il servizio bisogna mostrarla.

E se il problema deriva da decisioni amministrative, bisogna individuare chi le abbia adottate.

È la stessa domanda che Report Sicilia continua a porre:

qual è l’atto che impedisce ad un cittadino residente in una zona non servita dalla rete di acquistare acqua e farsela trasportare?

Poi interviene Piparo. E separa finalmente le tre questioni

L’intervento del consigliere Gerlando Piparo è altrettanto interessante se riletto oggi.

Piparo dice espressamente di voler affrontare il problema con precisione, distinguendo tre piani differenti:

urbanistico, paesaggistico e archeologico.

Una distinzione tutt’altro che secondaria.

Perché per mesi Maddalusa è stata raccontata quasi attraverso un’unica parola:

abusivismo.

Piparo, invece, ricostruisce il quadro normativo, richiama il decreto ministeriale del 1957, i successivi provvedimenti e la necessità di verificare concretamente quali vincoli insistano sulle singole aree e sugli immobili.

Il principio che emerge è semplice:

non tutte le questioni possono essere schiacciate dentro un’unica categoria.

Piparo chiedeva verifiche puntuali, non sentenze collettive

Piparo arriva a una domanda decisiva.

Se esistono immobili diversi, epoche di costruzione diverse, vincoli diversi e situazioni amministrative differenti, perché trattare tutto Maddalusa come se fosse un unico immobile?

Nel verbale insiste sulla necessità di verificare le singole posizioni e di distinguere la disciplina urbanistica da quella archeologica e paesaggistica.

Anche questo oggi assume un significato particolare.

Perché il nuovo quesito del Comune parte esattamente dalla necessità di stabilire quale sia il perimetro del servizio idrico integrato e cosa possa invece essere considerato un servizio complementare per le zone non servite dalla rete.

E Piparo arriva anche a una proposta concreta

Ma c’è di più.

Piparo non rimane soltanto sulla ricostruzione normativa.

Nel suo intervento individua la necessità di procedere con atti amministrativi e verifiche che consentano di distinguere concretamente le diverse situazioni di Maddalusa.

La sua impostazione, letta oggi, anticipava un principio che appare finalmente entrare nel ragionamento dell’amministrazione:

prima bisogna capire esattamente cosa vieta la legge e cosa invece può essere fatto.

Non basta ripetere genericamente:

“Zona A, quindi non si può”.

Bisogna indicare il vincolo.

L’immobile.

La norma.

L’effetto.

E la soluzione amministrativa eventualmente consentita.

Persino Licari aveva posto il problema degli autobottisti

Il verbale contiene un altro passaggio che oggi diventa significativo.

Il dottor Licari, intervenendo nella seduta, affronta espressamente la questione degli autotrasportatori e del servizio idrico.

Nel suo intervento richiama il problema delle sorgenti, del gestore, delle autobotti e del quadro normativo del servizio idrico integrato.

Questo significa che il tema non era affatto marginale.

Era già dentro il dibattito istituzionale del 27 agosto.

E la presidente Nobile aveva già aperto uno spiraglio decisivo

Anche l’intervento della presidente di AICA Danila Nobile oggi merita una rilettura.

Nobile distingue il servizio AICA dalle forniture che precedentemente potevano essere effettuate attraverso altri canali e spiega che il problema riguarda anche ciò che rientra o meno nel perimetro del servizio gestito da AICA.

Ed è proprio questa distinzione che, settimane dopo, ritroviamo nella questione del cosiddetto “servizio complementare”.

Non più:

“AICA deve necessariamente portare l’acqua a tutti”.

Ma:

ciò che non rientra nel servizio idrico integrato può essere svolto legittimamente da un soggetto autorizzato che acquista acqua da una fonte ufficiale?

Questa è la domanda.

Oggi Riccobene parla esattamente di «servizio complementare»

Nei giorni scorsi l’assessore Giuseppe Riccobene ha spiegato pubblicamente che al gestore sono state consegnate reti, fonti, impianti e utenze e che bisogna capire se la fornitura alle abitazioni situate in zone non servite possa essere considerata non sostitutiva del servizio idrico integrato ma complementare.

Riccobene ha inoltre prospettato la possibilità che un imprenditore autorizzato acquisti acqua all’ingrosso da AICA o da altre fonti ufficiali e garantite e la trasporti ai cittadini, ricordando che sistemi del genere esistono altrove.

E allora fermiamoci.

Perché è esattamente il punto sul quale Di Rosa insisteva in aula.

Di Rosa il 27 agosto: perché l’autobottista non può comprare l’acqua?

La domanda, depurata da ogni polemica, era semplicissima.

AICA dispone dell’acqua.

Esistono autotrasportatori autorizzati.

Esistono cittadini che vivono in zone non servite dalla rete.

Perché il trasportatore non può:

comprare l’acqua, pagarla, caricarla e trasportarla?

Naturalmente con controlli sanitari.

Naturalmente con tracciabilità.

Naturalmente con una tariffa trasparente.

Naturalmente senza speculazioni.

Ma perché non può farlo?

Oggi il Comune chiede a un giurista di dircelo.

La notizia, però, è anche un’altra: Riccobene ne parlava già prima

Qui arriviamo al passaggio politicamente più interessante.

La richiesta formalizzata oggi non nasce dal nulla.

L’assessore Giuseppe Riccobene aveva già pubblicamente annunciato la necessità di ottenere un parere legale sulla definizione dei servizi complementari e sul perimetro delle competenze AICA.

La questione era diventata talmente evidente che il consigliere William Giacalone aveva predisposto un’interrogazione chiedendo proprio:

che fine ha fatto quel parere?

Giacalone chiedeva quali attività fossero state concretamente poste in essere dall’assessore per sollecitarlo o procurarlo e, in caso di inerzia, quali ne fossero le ragioni.

E il giorno successivo arriva la notizia:

Sodano firma la richiesta.

Allora la domanda diventa inevitabile: da quanto tempo era sul tavolo?

Qui bisogna essere precisi.

Il verbale del 27 agosto non dimostra che il documento firmato oggi da Sodano fosse già materialmente predisposto un mese fa.

Sarebbe scorretto affermarlo senza avere protocollo e data della proposta originaria di Riccobene.

Ma dimostra qualcosa di altrettanto importante:

il problema era stato posto chiaramente almeno dal 27 agosto.

E le dichiarazioni successive dell’assessore dimostrano che Riccobene aveva già individuato la strada del parere legale prima della formalizzazione odierna.

Quindi adesso Report Sicilia chiede una cosa semplicissima.

Sindaco, pubblichi la proposta originaria di Riccobene

Se vogliamo capire davvero cosa è successo, bastano due documenti.

La proposta o nota originaria dell’assessore Giuseppe Riccobene.

E:

la richiesta firmata dal sindaco Michele Sodano e trasmessa all’ATI.

Con date e protocolli.

Così sapremo esattamente quanto tempo sia trascorso.

Una settimana?

Due?

Tre?

Quasi un mese?

Non servono interpretazioni.

Servono i protocolli.

Perché se Riccobene aveva già trovato la strada, bisogna capire perché si sia aspettato

Questo è il punto.

Se l’assessore competente aveva già individuato il possibile strumento amministrativo — un parere autorevole per definire il confine tra servizio idrico integrato e servizio complementare — bisogna comprendere perché la richiesta sia stata formalizzata soltanto adesso.

Soprattutto perché nel frattempo Maddalusa continuava ad aspettare.

E soprattutto perché il Consiglio comunale aperto aveva già messo la questione nero su bianco nel dibattito istituzionale.

Nel verbale c’è persino Sodano che riconosce la necessità di approfondire

Anche l’intervento conclusivo del sindaco va letto integralmente.

Sodano ribadisce che il sindaco non è legislatore, richiama i limiti della propria competenza e sostiene che il problema non possa essere risolto ignorando la normativa.

Ma riconosce anche che occorre lavorare istituzionalmente e individuare soluzioni compatibili con la legge.

Ed è esattamente per questo che oggi la richiesta del parere assume ancora più importanza.

Perché finalmente non si domanda più genericamente:

“Possiamo dare acqua agli abusivi?”

Domanda sbagliata.

Si domanda:

“Può un trasportatore autorizzato acquistare acqua e svolgere un servizio complementare verso cittadini che vivono in zone non servite dalla rete?”

Domanda completamente diversa.

Di Rosa e Piparo avevano anticipato il cuore della questione

Rileggendo oggi il verbale, emerge quindi un dato difficilmente contestabile.

Di Rosa aveva posto il problema operativo.

Quale norma impedisce il servizio?

Perché non consentire agli autobottisti di acquistare l’acqua?

Perché confondere il trasporto dell’acqua con l’allaccio dell’immobile?

Piparo aveva posto il problema giuridico-amministrativo.

Distinguere urbanistica, archeologia e paesaggio.

Verificare le singole situazioni.

Individuare esattamente i vincoli.

Non trasformare Maddalusa in un’unica indistinta categoria amministrativa.

Oggi il Comune arriva a chiedere un parere per delimitare precisamente competenze, servizio integrato e servizio complementare.

Non significa che Di Rosa o Piparo avessero già in mano la soluzione giuridica definitiva.

Significa però che avevano individuato in anticipo le domande che oggi l’amministrazione considera abbastanza fondate da sottoporle formalmente ad un professionista.

Ed è una differenza importante.

Adesso vogliamo sapere quando Riccobene consegnò la proposta a Sodano

Quindi Report Sicilia aggiunge una richiesta documentale.

Assessore Riccobene:

quando ha formalmente sottoposto al sindaco la proposta del parere pro veritate?

Sindaco Sodano:

quando l’ha ricevuta?

Quando l’ha esaminata?

Quando ha deciso di firmarla?

Quando è stata protocollata?

Quando è stata trasmessa all’ATI?

Sono cinque date.

E possono chiudere immediatamente qualsiasi polemica.

Perché se tra la proposta dell’assessore e la firma del sindaco sono trascorsi pochi giorni, lo diremo.

Se sono trascorse settimane, diremo anche quello.

Intanto ieri Giacalone chiedeva: «Che fine ha fatto?»

C’è quasi una coincidenza temporale paradossale.

Il 15 settembre viene resa pubblica l’interrogazione del consigliere William Giacalone che chiede all’amministrazione quale attività sia stata posta in essere per ottenere il parere annunciato da Riccobene.

Il 16 settembre emerge la richiesta firmata da Sodano all’ATI.

È una sequenza di fatti.

Non dimostra da sola un rapporto causale.

Ma rende ancora più utile conoscere le date di protocollo.

Perché quelle non sono opinioni.

Alla fine torniamo sempre agli atti

Ed è proprio qui che Report Sicilia vuole portare questa vicenda.

Non interessa stabilire chi abbia avuto l’idea più brillante.

Interessa dare l’acqua a Maddalusa.

Ma la cronologia istituzionale serve a capire se una possibile soluzione sia stata perseguita con la rapidità che un’emergenza richiedeva.

Il verbale del 27 agosto dimostra che le domande c’erano già.

Di Rosa le aveva poste.

Piparo aveva chiesto di separare i problemi e verificare le norme applicabili.

Riccobene aveva successivamente individuato nel parere legale lo strumento per sciogliere il nodo.

Giacalone ieri chiedeva che fine avesse fatto.

Oggi Sodano firma.

Adesso manca soltanto una cosa:

la risposta.

E questa volta non aspettiamo un altro mese

ATI affidi immediatamente il parere.

Si individui un professionista autorevole.

Gli si consegnino regolamenti, convenzioni, deliberazioni e normativa.

E si ponga una domanda semplice:

un autotrasportatore autorizzato può acquistare acqua potabile da AICA o da altra fonte ufficiale e trasportarla, a pagamento e nel rispetto delle norme sanitarie, a cittadini residenti in zone non servite dalla rete senza che ciò costituisca un nuovo allaccio o una sanatoria urbanistica?

Se la risposta è no:

mostrate la norma.

Se la risposta è sì:

aprite i punti di carico.

Perché dopo quattro mesi di emergenza — e circa tre mesi di amministrazione Sodano — il tempo delle discussioni dovrebbe essere finito.

Il verbale del 27 agosto oggi parla più forte di tante dichiarazioni.

Le domande erano già sul tavolo.

Adesso scopriamo perché le risposte stanno arrivando soltanto oggi.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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