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Agrigento – Maddalusa, il Pd frena sulla riperimetrazione: «L’acqua è un diritto, l’abusivismo non può diventarlo»

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Agrigento – Maddalusa, il Pd frena sulla riperimetrazione: «L’acqua è un diritto, l’abusivismo non può diventarlo». Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

Cosa sta succedendo

⏱️Tempo di lettura: 11 min

Gli assessori Eleonora Sciortino e Giuseppe Riccobene, il capogruppo Giampiero Carta e il consigliere Sandro Fanara intervengono dopo il Consiglio comunale aperto. Il partito distingue l’emergenza idrica dalla regolarità degli immobili e chiede chiarimenti su fognature, scarichi e conseguenze patrimoniali di un’eventuale modifica dei confini del Parco.

AGRIGENTO – L’acqua deve essere garantita attraverso tutte le soluzioni consentite dalla legge, ma l’emergenza vissuta dai residenti di Maddalusa non può diventare lo strumento per ottenere una sanatoria edilizia o per ridurre automaticamente le tutele della Valle dei Templi.

È la posizione assunta dal Partito Democratico di Agrigento dopo il Consiglio comunale aperto del 27 agosto, attraverso un documento firmato dagli assessori comunali Eleonora Sciortino e Giuseppe Riccobene, dal capogruppo consiliare Giampiero Carta e dal consigliere Sandro Fanara.

Una presa di posizione politicamente rilevante, perché arriva non soltanto dal gruppo consiliare del Pd, ma anche da due componenti della Giunta del sindaco Michele Sodano. Il partito interviene nel momento in cui si è riaperto il confronto sulla riperimetrazione del Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi.

Il comunicato risponde, pur senza citarli direttamente in ogni passaggio, agli argomenti sostenuti in aula dall’avvocato Salvatore Pennica, dal consigliere Gerlando Piparo e da Giuseppe Di Rosa. Quest’ultimo ha successivamente chiesto al Consiglio comunale di deliberare, entro due settimane, un atto politico e urbanistico per sollecitare l’avvio del procedimento di riperimetrazione previsto dalla circolare regionale del 2010.

Il Pd dice sì alla ricerca di una soluzione per l’acqua, ma respinge la sovrapposizione tra approvvigionamento idrico, regolarità degli immobili e modifica dei confini del Parco.

«Sono due questioni da tenere rigorosamente distinte»

Secondo i firmatari, il Consiglio comunale aperto avrebbe avuto il merito di consentire un confronto democratico e di rendere esplicite due questioni presentate come complementari, ma che dovrebbero essere affrontate separatamente.

Da una parte c’è il diritto delle persone all’accesso all’acqua e la necessità di tutelare condizioni essenziali di dignità. Dall’altra c’è la richiesta politica di riperimetrare il Parco archeologico.

«La sostanza delle preoccupazioni espresse rispetto alle condizioni concrete delle persone e alla necessità di garantire l’accesso a un bene essenziale non può che essere condivisa», scrivono gli esponenti democratici.

Il dissenso riguarda il modo in cui una parte del centrodestra avrebbe affrontato il problema durante la seduta, sovrapponendo continuamente il diritto all’acqua, la regolarità urbanistica degli immobili e la riperimetrazione del Parco.

Il Pd definisce questa impostazione una «deriva propagandistica, priva di un concreto approdo giuridico e amministrativo».

Un giudizio molto duro, con il quale il partito sostiene che la battaglia per l’approvvigionamento rischierebbe di essere utilizzata per perseguire un obiettivo differente: la regolarizzazione di un patrimonio edilizio realizzato, secondo il comunicato, in larga parte in violazione delle norme urbanistiche e paesaggistiche.

Il bivio indicato dal Partito Democratico

Il documento pone una precisa alternativa politica.

La richiesta di riperimetrazione potrebbe partire dalla consapevolezza che l’attuale disciplina pone limiti all’erogazione ordinaria dei servizi agli immobili abusivi, con l’obiettivo di creare in futuro condizioni normative differenti.

Oppure, secondo il Pd, l’emergenza idrica potrebbe essere impiegata per sostenere un principio molto più problematico: che il trascorrere del tempo e la reiterazione di condotte contrarie alle norme possano trasformarsi in un titolo sufficiente per ottenere il riconoscimento di quanto realizzato in violazione della legge.

«Su questo terreno il Partito Democratico non può essere ambiguo», affermano Sciortino, Riccobene, Carta e Fanara.

La posizione viene sintetizzata in due principi: la dignità delle persone deve essere tutelata e l’accesso all’acqua deve trovare tutte le forme consentite dall’ordinamento, ma il diritto all’acqua non coincide con il diritto alla sanatoria edilizia.

Non soltanto acqua: il problema delle fognature e degli scarichi

Il comunicato introduce nel confronto un altro tema finora rimasto sullo sfondo: la destinazione delle acque reflue.

Secondo il Pd, la piena fruizione del servizio idrico non può essere ridotta alla sola adduzione dell’acqua. Occorre considerare anche la raccolta, il trattamento e lo smaltimento dei reflui, oltre alla legittimità degli scarichi esistenti.

Prima di ipotizzare soluzioni generalizzate, il partito chiede che venga ricostruita la situazione dei singoli immobili:

  • quali siano collegati alla rete fognaria;
  • quali dispongano di sistemi autonomi conformi alla normativa;
  • quali siano privi di un sistema di smaltimento adeguato;
  • quali effetti possano prodursi sul suolo, sulle falde e sul mare.

«Dove finiscono oggi i reflui prodotti dalle abitazioni di Maddalusa?», domandano i firmatari.

Per il Pd non si tratta di una questione che interessa soltanto i residenti. Le possibili conseguenze ambientali riguarderebbero l’intera comunità agrigentina e la tutela di un tratto di costa appartenente a tutti.

La domanda pone un problema concreto, ma apre anche un nuovo fronte politico: se esistono criticità negli scarichi, quali verifiche abbiano compiuto negli anni Comune, Asp, gestore idrico e autorità ambientali e quali provvedimenti siano stati adottati.

«L’edificazione irregolare è proseguita per decenni»

Il Partito Democratico respinge inoltre la rappresentazione di Maddalusa come risultato esclusivo di una lontana emergenza abitativa o delle conseguenze della frana di Agrigento del 1966.

Secondo il comunicato, l’edificazione irregolare sarebbe proseguita per decenni, attraversando gli anni Settanta, Ottanta e Novanta e arrivando, in diversi casi, fino a periodi più recenti, quando il quadro dei vincoli urbanistici, archeologici e paesaggistici era conosciuto.

Questo elemento, sostengono i firmatari, deve essere considerato anche per una ragione di equità nei confronti dei cittadini che hanno rispettato le regole.

Il riferimento è a chi ha acquistato terreni edificabili, sostenuto costi superiori, rinunciato a costruire nelle aree sottoposte a divieto o adeguato i propri progetti alle prescrizioni esistenti.

Per il Pd, una modifica del regime applicabile non dovrebbe trasformare la scelta di rispettare la legge in uno svantaggio economico rispetto a chi abbia edificato in violazione delle norme.

Gli eventuali effetti sul valore di terreni e immobili

Nel documento viene affrontato apertamente anche il possibile effetto patrimoniale di una riperimetrazione.

Un terreno o un immobile che acquisisse prospettive di regolarizzazione avrebbe un valore economico profondamente diverso rispetto a quello attuale.

Di conseguenza, una modifica dei confini non produrrebbe soltanto effetti urbanistici e amministrativi: potrebbe generare anche un incremento del valore di proprietà private.

Secondo il Pd, chi propone la riperimetrazione dovrebbe quindi indicare con precisione:

  • quali aree intenda escludere;
  • quali immobili sarebbero interessati;
  • quale disciplina continuerebbe ad applicarsi;
  • quali possibilità di regolarizzazione si aprirebbero;
  • quali conseguenze patrimoniali deriverebbero dalla modifica.

È un passaggio destinato ad alimentare il confronto. Gli interventi di Pennica, Piparo e Di Rosa avevano posto al centro la ricostruzione storica e normativa dei vincoli; il Pd chiede invece di valutare anche chi potrebbe ottenere un beneficio economico da un’eventuale trasformazione del regime urbanistico.

Residenza, catasto e tributi non costituiscono una sanatoria

Il comunicato affronta poi uno degli argomenti più utilizzati durante il Consiglio comunale aperto: la presenza di residenti regolarmente iscritti all’anagrafe, l’accatastamento degli immobili e il pagamento di Imu e Tari.

La posizione del Pd è giuridicamente netta: questi elementi non determinano e non presuppongono la regolarità urbanistico-edilizia di un fabbricato e non costituiscono, da soli, alcuna forma di sanatoria.

Si tratta di un chiarimento importante. La residenza anagrafica fotografa il luogo nel quale una persona vive abitualmente; l’accatastamento ha finalità prevalentemente fiscali; il pagamento dei tributi attesta l’assoggettamento alle relative obbligazioni. Nessuno di questi elementi sostituisce un titolo edilizio.

Resta però aperta la questione politica sollevata dagli altri intervenuti: perché per decenni le istituzioni abbiano riconosciuto residenze, riscosso imposte e consentito servizi senza affrontare definitivamente le contraddizioni urbanistiche del territorio.

Il comunicato non nega questa stratificazione, ma sostiene che le omissioni del passato non possano trasformarsi automaticamente in un diritto alla regolarizzazione.

«La Valle non può essere un simbolo e poi diventare un ostacolo»

Il Pd individua nel dibattito una contraddizione più profonda.

Tutte le forze politiche dichiarano di considerare la Valle dei Templi un patrimonio straordinario. Tuttavia, secondo i firmatari, la tutela diventerebbe improvvisamente insopportabile nel momento in cui pone limiti concreti all’utilizzo del territorio.

«Un vincolo esiste precisamente perché pone un limite», si legge nel comunicato.

La Valle dei Templi non potrebbe quindi essere considerata contemporaneamente il simbolo universale di Agrigento e un ostacolo del quale liberarsi ogni volta che la tutela entra in conflitto con un interesse particolare.

Per il Partito Democratico, difendere la Valle significa tutelare non soltanto la storia e il paesaggio, ma anche una delle principali risorse culturali, turistiche ed economiche della città.

La riperimetrazione non cancellerebbe tutti gli altri vincoli

Il documento entra anche nel merito degli effetti concreti di un’eventuale riperimetrazione.

La disciplina del Parco non sarebbe l’unico livello di tutela presente nel territorio di Maddalusa. Anche modificando i confini, resterebbero eventuali vincoli paesaggistici, archeologici e ambientali derivanti da altre norme.

Il Pd richiama, in particolare:

  • la vicinanza alla costa;
  • la presenza di corsi d’acqua;
  • le tutele paesaggistiche;
  • le testimonianze archeologiche dell’antica Akragas;
  • l’area dell’antico porto;
  • importanti evidenze funerarie riferibili alle fasi più antiche della città greca.

La metafora utilizzata nel comunicato è quella di un velo: anche se venisse sollevato il perimetro del Parco, al di sotto resterebbero altre discipline di tutela.

Da qui la domanda rivolta a chi sostiene la riperimetrazione: quale modifica viene realmente proposta e quali effetti concreti dovrebbe produrre?

Spostare una linea sulla carta, sostiene il Pd, non cancellerebbe automaticamente gli altri vincoli e non renderebbe necessariamente sanabile ciò che oggi non lo è.

La replica politica al centrodestra

Il comunicato invita il centrodestra a presentare una proposta legislativa dettagliata se ritiene possibile modificare il sistema delle tutele.

Il Pd ricorda che la legge istitutiva del Parco ha più di venticinque anni e che le scelte sulla Valle affondano le proprie radici ancora più indietro.

In questo lungo periodo si sono succeduti governi nazionali e regionali di diverso orientamento, comprese maggioranze di centrodestra che avrebbero avuto gli strumenti parlamentari per intervenire.

Per questo il partito chiede che il centrodestra non si limiti a indicare genericamente la riperimetrazione come soluzione, ma presenti una proposta precisa con:

  • i nuovi confini;
  • gli effetti urbanistici;
  • la compatibilità paesaggistica;
  • le verifiche archeologiche;
  • le conseguenze sugli immobili;
  • ciò che diventerebbe possibile;
  • ciò che continuerebbe a essere vietato.

Il riferimento alla proposta legislativa segna una differenza rispetto all’iniziativa chiesta da Di Rosa al Consiglio comunale. Quest’ultimo sollecita un atto locale che avvii il procedimento e formalizzi la volontà della città; il Pd sostiene che una trasformazione effettiva del sistema di tutela richiederebbe interventi normativi e regionali ben più complessi.

Una posizione che attraversa anche la Giunta Sodano

La firma degli assessori Sciortino e Riccobene conferisce al documento un significato che supera la normale dialettica tra partiti.

Il Pd è parte integrante dell’amministrazione Sodano e attraverso due componenti della Giunta assume una posizione precisa sulla questione più delicata affrontata nelle ultime settimane.

Il partito sostiene la ricerca di tutte le soluzioni legittime per garantire l’acqua, ma si oppone all’idea che l’emergenza possa giustificare una riperimetrazione finalizzata alla regolarizzazione degli immobili.

Resta ora da capire come questa posizione sarà tradotta negli atti dell’amministrazione e quale soluzione concreta il sindaco, insieme ad Ati e Aica, proporrà per i residenti.

La distinzione tra acqua e urbanistica è chiara. Ma separare le due questioni non elimina la necessità di risolverle entrambe.

Il Pd: «Diritti fondamentali e legalità devono stare insieme»

Nella conclusione del comunicato il Partito Democratico ribadisce il proprio impegno affinché nessuna persona venga privata delle condizioni essenziali di dignità e siano individuate tutte le soluzioni legittimamente percorribili per garantire l’accesso alla risorsa idrica.

Allo stesso tempo, precisa che la tutela delle persone non può diventare una legittimazione automatica dell’abusivismo edilizio.

«Sono due questioni diverse. Confonderle significa non risolverne nessuna», affermano Sciortino, Riccobene, Carta e Fanara.

La sfida indicata dal Pd è tenere insieme diritti fondamentali, legalità, tutela del paesaggio, protezione ambientale ed equità verso l’intera comunità.

Dopo il Consiglio comunale aperto, le posizioni politiche sono dunque più chiare.

Pennica, Piparo e Di Rosa chiedono di riaprire il dossier dei vincoli e accertarne natura, confini e fondamento scientifico. Di Rosa sollecita un atto consiliare entro due settimane. Il Partito Democratico separa invece nettamente l’emergenza idrica dalla riperimetrazione e chiede che qualsiasi proposta indichi confini, conseguenze e compatibilità con tutte le altre tutele.

Nel frattempo resta intatta la questione dalla quale il confronto è partito: quale soluzione immediata verrà adottata per assicurare l’acqua ai residenti di Maddalusa?

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Fonte: Report Sicilia

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