Agrigento – Maddalusa, la richiesta d’aiuto arriva fino a Papa Leone: «Da oltre due mesi senza acqua, non lasciateci soli». Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo

La vicenda di Maddalusa supera ormai i confini di Agrigento e arriva fino in Città del Vaticano.
La ricevuta di ritorno mostrata da una residente documenta che la corrispondenza spedita il 3 luglio 2026 e indirizzata a Sua Santità Papa Leone XIV, Palazzo Apostolico, Città del Vaticano, è giunta a destinazione.
A scrivere è Alessandra Russo, residente di Maddalusa, che ha deciso di rivolgersi direttamente al Pontefice per raccontare quello che definisce il dramma quotidiano di una comunità rimasta senza approvvigionamento idrico.
Un gesto che, al di là di qualsiasi appartenenza politica, racconta soprattutto il livello di esasperazione raggiunto da chi, dopo settimane senza acqua, sente di dover cercare ascolto persino oltre Agrigento e oltre la Sicilia.
Russo riferisce di avere scritto anche alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dopo essersi già rivolta all’arcivescovo di Agrigento Alessandro Damiano.
Il messaggio è sempre lo stesso: Maddalusa chiede acqua e chiede di non essere lasciata sola.
«La sete e l’igiene non possono essere usate come punizione»
Nella lettera indirizzata alle autorità religiose, Alessandra Russo descrive senza giri di parole le condizioni nelle quali sostiene siano costretti a vivere i residenti.
«Da oltre due mesi stiamo vivendo una gravissima emergenza idrica: dai nostri rubinetti non esce una goccia d’acqua», scrive, denunciando le conseguenze della situazione sulla dignità delle persone e soprattutto sulla salute di anziani, malati e bambini.
Poi arriva il passaggio centrale della lettera.
Ai residenti, sostiene Russo, sarebbe stato spiegato che l’approvvigionamento viene negato a causa della situazione urbanistica degli immobili. Ma la residente pone una distinzione che è ormai diventata il cuore dell’intera vertenza:
«Pur comprendendo il valore della legalità, crediamo fermamente che la sete e l’igiene non possano essere usate come punizione».
È esattamente su questo punto che da mesi si confrontano politica, amministrazione, AICA, residenti e istituzioni.
Una casa può essere sottoposta a verifiche urbanistiche. Una pratica di condono può essere accolta o respinta. Un abuso, quando definitivamente accertato, deve essere affrontato secondo quanto dispone la legge.
Ma nel frattempo dentro quelle abitazioni vivono persone residenti nel Comune di Agrigento.
L’appello al Papa: «Negare l’acqua significa negare il diritto alla vita»
Russo affida quindi la propria speranza all’intervento del Pontefice.
«Negare l’acqua significa negare il diritto alla vita, che prescinde dalla regolarità catastale di un immobile», scrive.
Nella lettera viene richiamato anche il principio dell’accesso all’acqua potabile come diritto umano essenziale, fondamentale e universale.
Ed è proprio qui che il gesto della residente assume un significato che va ben oltre la semplice spedizione di una lettera.
Perché se un cittadino arriva a scrivere al Papa e alla presidente del Consiglio per ottenere qualcosa di elementare come l’acqua, la politica locale dovrebbe quantomeno interrogarsi su come sia stato possibile arrivare fino a questo punto.
Un mese fa il Consiglio comunale aveva già indicato la strada
La lettera assume un peso ancora maggiore alla luce di quanto accaduto successivamente.
Il 15 luglio, infatti, il Consiglio comunale di Agrigento ha approvato all’unanimità una mozione sulle «Misure urgenti per garantire il diritto all’approvvigionamento idrico minimo vitale e la tutela della salute pubblica nella contrada Maddalusa».
Quel documento impegnava sindaco e Giunta ad attivare «con la massima urgenza» ogni iniziativa consentita dall’ordinamento per assicurare ai residenti il minimo vitale indicato nella mozione in 50 litri pro capite al giorno.
E soprattutto separava espressamente le due questioni.
Garantire temporaneamente l’acqua non significa riconoscere la regolarità urbanistico-edilizia degli immobili.
È una distinzione che Giuseppe Di Rosa aveva sostenuto sin dalle prime battute dell’emergenza e che successivamente è stata messa nero su bianco dallo stesso Consiglio comunale.
Quasi un mese dopo, tuttavia, la soluzione generale per tutti i residenti continua a non esserci.
Il paradosso denunciato nella lettera
Nella missiva viene sollevata anche una questione particolarmente dura.
Russo mette a confronto la condizione dei residenti con la mobilitazione di uomini e mezzi che, secondo quanto da lei riferito, sarebbe stata predisposta per garantire i servizi logistici e idrici in occasione della visita del Pontefice a Lampedusa.
La residente ne trae una conclusione amara: se uomini, autobotti e organizzazione possono essere reperiti quando occorre affrontare un grande evento, perché non sarebbe possibile individuare una soluzione temporanea per una comunità che denuncia da mesi la mancanza d’acqua?
È la domanda di una cittadina, naturalmente, e come tale la riportiamo.
Ma è difficile sostenere che non meriti una risposta.
La ricevuta adesso c’è: il grido di Maddalusa è arrivato in Vaticano
Oggi c’è anche un elemento materiale.
La ricevuta di ritorno.
L’avviso mostra la spedizione effettuata il 3 luglio alle 15:22 dall’ufficio di Agrigento Centro e il destinatario indicato a mano:
«Sua Santità Papa Leone XIV – Palazzo Apostolico – 00120 Città del Vaticano».
Questo naturalmente non significa che il Pontefice abbia personalmente letto la lettera né, tantomeno, che dal Vaticano arriverà necessariamente un intervento.
Significa però che l’appello è arrivato a destinazione.
Ed è già significativo che una vicenda che dovrebbe trovare risposte attraverso le istituzioni territoriali sia stata portata da una residente fino alle porte del Palazzo Apostolico.
«Condividete, non lasciateci soli»
Alessandra Russo accompagna la notizia dell’avvenuta consegna con un nuovo appello pubblico.
Chiede di condividere la sua iniziativa perché, scrive, «più siamo a parlarne, più questa voce su Maddalusa e sulla nostra sete di giustizia diventerà forte e impossibile da ignorare».
E conclude con quattro parole che probabilmente raccontano meglio di qualsiasi documento amministrativo lo stato d’animo di una parte della contrada:
«Non lasciateci soli».
E forse è proprio questo il punto sul quale dovrebbe interrogarsi Palazzo dei Giganti.
Perché siamo arrivati al punto in cui dei cittadini residenti ad Agrigento, dopo settimane senza acqua, invece di aspettare una risposta dal proprio Comune hanno deciso di cercarla in Vaticano e a Palazzo Chigi.
Il Consiglio comunale, intanto, si è già espresso.
Ha votato all’unanimità.
Ha parlato di minimo vitale.
Ha indicato 50 litri pro capite.
Ha impegnato sindaco e Giunta alla «massima urgenza».
Adesso persino una lettera partita da Maddalusa è riuscita ad arrivare in Vaticano.
L’acqua, invece, per molti residenti di Maddalusa ancora no.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

