Al momento stai visualizzando Agrigento – Maddalusa, l’acqua c’è ma nessuno la chiede: pesa la paura?

Agrigento – Maddalusa, l’acqua c’è ma nessuno la chiede: pesa la paura?

  • Autore dell'articolo:
  • Categoria dell'articolo:Sport
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

Agrigento – Maddalusa, l’acqua c’è ma nessuno la chiede: pesa la paura?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

Cosa sta succedendo

⏱️Tempo di lettura: 4 min

Tantalo, nel mito, sta immerso nell’acqua fino al mento: ogni volta che si china per bere, l’onda si ritira. È la pena che gli dèi riservano a chi ha tradito la loro fiducia. A Maddalusa, giorno dopo giorno, va in scena una versione amministrativa dello stesso supplizio. L’acqua — cinquanta litri al giorno per abitante — c’è: la prevede un’ordinanza, la custodisce uno sportello comunale. Ma chi ha sete, quell’acqua, non la chiede.

«Forse nessuno ha fatto richiesta»

Lo ha ammesso l’assessore comunale Giuseppe Riccobene, ieri pomeriggio in piazza Ravanusella, allo Scaro Cafè, durante l’incontro «Di chi è l’acqua». Tracciando un primo bilancio del Centro operativo comunale (Coc) — attivato dall’ordinanza del sindaco Michele Sodano per garantire ai residenti fragili della contrada i 50 litri pro capite anche senza contratto Aica — Riccobene ha detto che, con ogni probabilità, finora nessuno si è presentato a formalizzare la domanda. Lo sportello, aperto da poco più di una settimana all’ex tribunale di piazza Gallo, resta a bocca asciutta quanto i rubinetti che dovrebbe soccorrere.

La paura che pietrifica

Il silenzio non stupisce chi conosce il quartiere. Da giorni, nella borgata, circola un timore preciso: che presentare l’istanza — con nome, cognome e indirizzo di un immobile privo di titolo edilizio — equivalga a consegnare alle autorità la mappa di un abuso. In punta di diritto, l’invocazione del minimo vitale rischierebbe di trasformarsi in autodenuncia e, all’esito dei controlli sull’abitabilità, di aprire la strada a provvedimenti fino allo sgombero. È una lettura da verificare: la mozione approvata dal Consiglio comunale, su proposta di Fratelli d’Italia, precisa che l’intervento tutela il diritto all’acqua «senza incidere sulla regolarità urbanistica». Ma in aula alcuni consiglieri hanno comunque avvertito dei rischi legati ai controlli. Se le cose non stanno così, sarebbe il caso che il Comune lo dicesse con chiarezza, e presto: a Maddalusa, oggi, la paura vale più di cento diffide.

Pubblico o privato, «fa lo stesso»

Perplessità ha destato un secondo passaggio. Riccobene ha ribadito che, a suo giudizio, poco importa se il servizio idrico sia gestito da un ente pubblico — Comune o Regione — o da un privato: farebbero le stesse cose, ciò che conta è che il servizio sia fatto bene. Vorrebbe, semmai, che si parlasse di «acqua pubblica di qualità». Un’evoluzione che colpisce, considerato il pregresso: da esponente di Legambiente, prima di sedersi in giunta, Riccobene aveva fatto della battaglia per l’acqua pubblica — e della critica alla gestione Aica — una bandiera. Oggi, da assessore ai rapporti con il gestore, la bandiera si ammaina in nome del pragmatismo. Legittimo. Ma «pubblico o privato è lo stesso» suona diverso, detto da chi quella distinzione l’aveva issata a principio. Ma un principio che oggi l’assessore considera “ideologico”.

Le autobotti e la parola «illegale»

Infine, il nodo delle autobotti. C’è chi chiede di sollecitare al presidente dell’Ati Ag9 un nuovo incontro per revocare la deliberazione del Consiglio direttivo n. 14 dell’8 maggio 2026 — quella che, cessato lo stato d’emergenza regionale, ha subordinato il servizio sostitutivo al possesso di un regolare contratto — e ripristinare le vecchie modalità per tutti i residenti non serviti dalla rete. Riccobene ha risposto che tornare indietro “è illegale”. Qui una domanda sorge spontanea: se è proprio quella delibera a generare il divieto, revocarla non farebbe cadere anche l’illegalità? La richiesta all’Ati va esattamente in questa direzione. Definire «illegale» ciò che si potrebbe rendere legale con un atto dello stesso ente che lo ha vietato è, quantomeno, una posizione da argomentare meglio.

Intanto, a Maddalusa, l’acqua resta lì: a portata di modulo, irraggiungibile forse per timore. Il supplizio di Tantalo, appunto — con la differenza che agli dèi, almeno, una colpa da punire l’avevano trovata.

Leggi anche: Altre notizie su Sport

Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

Lascia un commento