Al momento stai visualizzando Agrigento – Maddalusa. L’acqua, la legge e il diritto del più forte

Agrigento – Maddalusa. L’acqua, la legge e il diritto del più forte

  • Autore dell'articolo:
  • Categoria dell'articolo:Sport
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

Agrigento – Maddalusa. L’acqua, la legge e il diritto del più forte. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

Cosa sta succedendo

⏱️Tempo di lettura: 5 min

sodano

C’è un momento, nella sera del 27 agosto, in cui l’aula consiliare di piazza Pirandello smette di essere un luogo amministrativo e diventa un teatro filosofico. Da una parte i residenti che invocano l’acqua, dall’altra l’amministrazione che rivendica la sola assistenza ai fragili, e in mezzo Legambiente che indica nel trasferimento delle famiglie e nelle demolizioni la soluzione definitiva. Due strade che si incrociano senza incontrarsi: la formula del cronista è più esatta di quanto lui stesso sospetti, perché descrive non un disaccordo politico ma una frattura fra due modi opposti di intendere la parola “diritto”.

I fatti, prima di tutto. Circa duemila abitanti vivono da oltre tre mesi senza la normale fornitura idrica. Il Consiglio comunale, convocato in adunanza aperta dal presidente Giovanni Civiltà, ha affrontato il caso dell’interruzione dell’erogazione agli immobili abusivi di contrada Maddalusa, ricadenti in zona A, ad inedificabilità assoluta. A rappresentare i residenti è stata Angela Riggio, che ha denunciato una disparità rispetto ad altri immobili della stessa area, mentre l’assessore Giuseppe Riccobene ha difeso l’operato dell’amministrazione attraverso il Centro operativo comunale e le autobotti, sottolineando che l’acqua è stata garantita a tutti i fragili che ne hanno fatto richiesta. Resta il fatto che l’ordine del giorno che impegnava il sindaco Michele Sodano a garantire un “minimo vitale” si è tradotto in un sistema di approvvigionamento capace di sostenere quindici famiglie in tutto.

Quindici su duemila. È qui che comincia la filosofia.

Nel primo libro della Repubblica, Trasimaco definisce il giusto come “l’utile del più forte”. Non è cinismo da sofista di provincia: è una teoria compiuta del diritto, secondo cui la legge non discende da un ordine naturale ma dalla capacità di chi comanda di dare forma vincolante al proprio interesse. Callicle, nel Gorgia, ne trarrà la conseguenza estrema: le leggi le fanno i deboli per proteggersi, o i forti per legittimarsi, e in entrambi i casi la giustizia è un nome che si appiccica al rapporto di forza già esistente. Contro questa concezione si erge, da Antifone a Cicerone, da Tommaso a Grozio, l’idea che esista un nucleo di ius naturale anteriore alla norma positiva, che la norma può riconoscere ma non creare, e che perciò non può nemmeno cancellare.

L’acqua appartiene a quel nucleo. Non perché lo dica una risoluzione ONU del 2010, ma perché senza tre litri al giorno un essere umano cessa di essere. Il diritto all’acqua non è una concessione dell’ordinamento: è la condizione perché ci sia qualcuno a cui l’ordinamento possa rivolgersi.

E allora la domanda che ad Agrigento nessuno ha posto in questi termini è la seguente: quando un’amministrazione sospende l’erogazione idrica a duemila persone perché le loro case sono prive di titolo edilizio, sta applicando il diritto o lo sta usando? Formalmente applica: il blocco delle forniture deriva dal divieto imposto alle aziende che gestiscono i servizi pubblici di attivare utenze negli immobili privi di titolo edilizio o non sanati. Sostanzialmente, però, usa lo strumento idrico per ottenere un risultato urbanistico che per sessant’anni nessuno ha avuto la forza politica di conseguire. La sete come leva amministrativa. Il rubinetto come surrogato della ruspa.

Questo è esattamente il rovesciamento che Cristo denuncia con una formula che è insieme teologica e giuridica: il sabato è per l’uomo, non l’uomo per il sabato. La legge esiste per rendere possibile la convivenza degli esseri umani; quando diventa fine a se stessa, quando l’uomo viene sacrificato alla perfezione formale della norma, la legge ha smesso di essere giusta pur restando valida. Ed è qui che ritorna Antigone. Creonte non è un tiranno capriccioso: è un governante che difende l’ordine della polis contro chi lo ha violato. Ha ragioni, e ottime. Antigone oppone i nomima agrapta, le leggi non scritte degli dèi, “non di oggi né di ieri, ma da sempre viventi”. La tragedia di Sofocle non racconta la vittoria del cuore sulla legge: racconta il fatto che il potere, per conservarsi, ha bisogno di affermare la propria norma anche quando questo costa una vita. Creonte vince sul piano giuridico e perde tutto sul piano umano.

C’è poi il capitolo più delicato, quello ambientale. Legambiente propone di trasferire le famiglie aventi diritto in alloggi popolari disponibili, da costruire o da acquistare, e di procedere poi alle demolizioni, osservando che il patrimonio abitativo agrigentino risulta sottoutilizzato per circa il 24 per cento; l’associazione non nega che l’acqua sia un diritto universale, ma pone un limite: va concessa per il tempo strettamente necessario a consentire alle famiglie di lasciare le case abusive.  

È una posizione seria, coerente, e va detto che affronta il problema che gli altri eludono. Ma contiene un presupposto filosofico che merita di essere portato alla luce: che l’ambiente sia il paesaggio, e che l’uomo vi figuri come variabile da ricollocare. La Valle dei Templi è patrimonio dell’umanità, ma l’umanità di cui è patrimonio non abita nell’astratto. Un’ecologia che protegge le pietre di Akragas e considera la popolazione un ingombro da trasferire ha compiuto, senza avvedersene, la stessa operazione dei sofisti: ha scelto un valore, lo ha reso legge, e ha subordinato ad esso gli esseri umani viventi. E’ ideologia. 

Resta il paradosso che nessuno ha voluto sciogliere. Lo Stato che oggi nega l’acqua è lo stesso che per decenni ha rilasciato la residenza anagrafica, riscosso i tributi, tollerato, in molti casi promesso. A Maddalusa non ci sono soltanto immobili: ci sono anziani, persone con disabilità, malati cronici, cittadini allettati. Chiedere a costoro di pagare in un’estate il conto di sessant’anni di complicità istituzionale non è legalità. È l’utile del più forte che ha imparato a parlare la lingua del diritto inteso solo come strumento per  conservare il potere del Principe (Machiavelli).

E nel  Palazzo il Principe, giovedì sera, ha ascoltato. Ha risposto: dura lex, sed lex.  E la distanza fra chi decide e chi vive è rimasta esattamente quella che era. Summum ius, summa iniuria

Leggi anche: Altre notizie su Sport

Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

Lascia un commento