Agrigento – Maddalusa senz’acqua da tre mesi, il Consiglio si divide sulle soluzioni: «Prima i fragili», «Riattivare subito la fornitura». Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo
Da una parte la richiesta di riportare l’acqua nelle abitazioni di Maddalusa, dall’altra la necessità di intervenire sui nuclei familiari più vulnerabili senza perdere di vista il nodo, ormai storico, dell’abusivismo edilizio nella zona. È su queste due posizioni che si è sviluppato il confronto durante la seduta aperta del Consiglio comunale dedicata all’emergenza idrica.
Sono circa 2 mila i residenti che da oltre tre mesi devono fare i conti con l’assenza della normale erogazione idrica. Una situazione che ha alimentato proteste e richieste di intervento e che ha portato in aula anche la voce degli abitanti della zona.
A rappresentare i maddalusani è stata l’avvocato Angela Riggio, intervenuta per chiedere la riattivazione della fornitura. La contestazione riguarda anche il fatto che, secondo quanto riferito in aula, altri immobili ricadenti nella zona sottoposta a vincolo continuerebbero a ricevere regolarmente l’acqua.
La richiesta dei residenti è quindi quella di superare quella che viene percepita come una disparità di trattamento e garantire nuovamente il servizio idrico alle abitazioni.
Di diverso tenore la posizione espressa dall’assessore Giuseppe Riccobene, che ha difeso le misure adottate dall’amministrazione comunale per fronteggiare l’emergenza. Il riferimento è al Centro operativo comunale, attraverso il quale è stata organizzata la distribuzione dell’acqua con le autobotti alle persone considerate fragili che ne hanno fatto richiesta.
Nel dibattito è intervenuto anche il consigliere Gerlando Alonge, che ha richiamato una mozione già approvata all’unanimità dal Consiglio comunale lo scorso 15 luglio. Il documento impegna l’amministrazione a garantire il quantitativo minimo vitale di acqua, individuato in 50 litri al giorno per ogni residente.
Per Alonge occorre dare seguito concreto a quell’indirizzo consiliare e adottare un provvedimento urgente, senza lasciare senza una risposta un’intera comunità per una questione legata a immobili e vicende urbanistiche che affondano le proprie radici in oltre mezzo secolo di storia.
Il confronto ha poi assunto una dimensione più ampia con l’intervento di Daniele Gucciardo, presidente del circolo Rabat di Legambiente. Per l’associazione ambientalista l’emergenza idrica non può essere separata dalla questione degli immobili abusivi presenti nella zona A della Valle dei Templi.
La proposta avanzata è quella di individuare una soluzione abitativa alternativa per le famiglie che ne abbiano effettivamente diritto, ricorrendo agli alloggi popolari disponibili, a nuove abitazioni da realizzare oppure all’acquisto di immobili oggi inutilizzati.
Secondo Legambiente, una strada del genere potrebbe essere sostenibile anche alla luce dell’elevata quota di abitazioni sottoutilizzate presente nel territorio agrigentino. L’obiettivo indicato dall’associazione è arrivare al superamento definitivo della situazione attraverso il trasferimento delle famiglie e la successiva demolizione degli immobili abusivi.
Nel frattempo, sul principio dell’accesso all’acqua, Legambiente sostiene una posizione precisa: l’assistenza deve essere garantita alle persone in condizioni di fragilità, ma l’erogazione emergenziale non dovrebbe trasformarsi in una soluzione permanente capace di cristallizzare la presenza di abitazioni abusive.
La seduta convocata dal presidente del Consiglio comunale Giovanni Civiltà ha dunque fatto emergere tutte le diverse posizioni in campo. I residenti chiedono che l’acqua torni nelle case, l’amministrazione rivendica gli interventi già assicurati attraverso il COC e le autobotti, mentre Legambiente spinge verso una soluzione strutturale che affronti contemporaneamente emergenza abitativa e abusivismo.
Resta sullo sfondo la mozione approvata all’unanimità dal Consiglio comunale. Un atto politico che attende ancora di tradursi in una risposta concreta.
E mentre il confronto istituzionale prosegue, a Maddalusa il problema resta drammaticamente quotidiano: da oltre tre mesi dai rubinetti non arriva la normale fornitura idrica.
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Fonte: Scrivo Libero
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