Agrigento – Maxi incendio alla Omnia di Licata, D’Antona condannato definitivamente a 11 anni e 8 mesi. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo
È diventata definitiva la condanna a carico di Carmelo D’Antona, 41 anni, ritenuto dagli investigatori tra i principali responsabili del maxi incendio che, nel gennaio dello scorso anno, devastò l’impianto di trattamento rifiuti della Omnia, alla periferia di Licata.
Il gup Alberto Lippini ha rideterminato la pena in 11 anni e 8 mesi di reclusione, applicando lo sconto previsto per la mancata impugnazione della sentenza. In primo grado D’Antona era stato condannato a 14 anni. Né la Procura di Agrigento né la difesa, rappresentata dall’avvocato Carmelo Pitrola, hanno presentato appello e il verdetto è quindi passato in giudicato.
A D’Antona viene contestata, tra le altre accuse, l’aggravante legata al grave deterioramento della qualità dell’aria provocato dal rogo, con la dispersione di sostanze altamente nocive, comprese diossine, e conseguenze sulla salute pubblica.
Il 41enne era inoltre coinvolto in altri episodi finiti al centro della stessa inchiesta. Tra le contestazioni figura un’estorsione commessa insieme ad altre persone: un uomo, ritenuto responsabile di un furto, sarebbe stato condotto in una zona di campagna, picchiato e minacciato di morte per costringerlo a consegnare 170 euro, somma ritenuta equivalente al valore della merce sottratta.
Contestato anche un tentato omicidio ai danni di un senzatetto a Campobello di Licata, che sarebbe stato aggredito e colpito ripetutamente con una spranga.
Il maxi rogo alla Omnia si sviluppò per settimane, richiedendo un lungo e complesso intervento di spegnimento. L’incendio provocò pesanti ripercussioni sul territorio e un’emergenza ambientale che spinse il sindaco di Licata ad adottare provvedimenti straordinari, compresa la chiusura temporanea delle scuole.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Agrigento, portò a due successive operazioni dei carabinieri. In una prima fase furono arrestate tre persone, mentre successivamente vennero eseguite altre dieci misure cautelari. Gli accertamenti avrebbero ricostruito un quadro più ampio, fatto di episodi di violenza e criminalità tra Licata, Campobello di Licata e Ravanusa.
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Fonte: Sicilia24h
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