Agrigento – Olio, è rivolta nell’Agrigentino: stop alla raccolta fino a domani. Dov’è la politica mentre cresce la crisi?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo

L’Associazione Liberi Agricoltori, il Comitato Pro Olio Terre Sicani (aderente alla DOP Val di Mazara), il Comitato Pro Verdura e l’AIC (Associazione Italiana Coltivatori) e il movimento terra è vita, invitano tutti gli olivicoltori del territorio a sospendere la raccolta delle olive come segno di ferma protesta. Chiedono a tutti gli olivicoltori del comprensorio di sospendere la raccolta delle olive e la conseguente molitura fino a lunedì 12 ottobre, come forma di protesta per rappresentare il profondo disagio della categoria.
“L’attività rimarrà ferma in attesa dell’incontro fissato per lunedì 12 ottobre tra il Presidente della Provincia, i Sindaci del territorio e Sua Eccellenza il Prefetto. Nella serata di lunedì si terranno assemblee aperte per discutere l’esito del confronto e decidere collegialmente le eventuali azioni future da intraprendere”, leggiamo nel comunicato.
La mobilitazione nasce a seguito delle recenti voci di mercato che attestano la quotazione dell’olio extravergine d’oliva (EVO), sia DOP che Biologico, attorno a una cifra stimata tra i 5 e i 6 euro al chilo.
Nella provincia di Agrigento, il prezzo dell’olio lo decidono le piazze di Bari, della Spagna e della Tunisia. A chi coltiva resta una scelta: raccogliere o no.
Liberi Agricoltori, Comitato Pro Olio Terre Sicani, Comitato Pro Verdura e AIC chiedono agli olivicoltori di sospendere raccolta e molitura fino a lunedì 12 ottobre, quando il presidente del Libero Consorzio Giuseppe Pendolino e i sindaci porteranno al prefetto Salvatore Caccamo un documento di richieste. La protesta era partita a inizio ottobre da Caltabellotta, dove i produttori di una decina di comuni hanno fondato un comitato per la Dop Val di Mazara e fissato in 8 euro al litro il prezzo minimo.
Un terzo dell’olio siciliano
Secondo l’Istituto regionale del vino e dell’olio (Irvo), la provincia produce stabilmente tra il 33 e il 35 per cento dell’olio siciliano: oltre 12 mila tonnellate nella campagna 2023/24, da 101 frantoi.

Ma quelle 12 mila tonnellate sono meno del 4 per cento dell’olio italiano della stessa campagna. Lo stop agrigentino può pesare politicamente, difficilmente sposterà il mercato.
Il prezzo che non copre i costi
Il documento firmato il 1° ottobre a Sciacca dai sindaci cita Ismea: a settembre l’extravergine sulle piazze di Palermo e Trapani valeva 6,70 euro al chilo, contro i quasi 10 di un anno prima. Le associazioni parlano di offerte tra 5 e 6 euro anche per Dop e biologico: voci di mercato, non quotazioni ufficiali. I costi di manodopera, gasolio, energia e molitura, intanto, non sono scesi.

Sul prezzo pesano le giacenze: l’extravergine italiano invenduto è quasi triplicato in un anno. La posta, in ordine di grandezza: a parità di produzione, scendere da 10 a 6,70 euro al chilo toglie alle campagne agrigentine circa 40 milioni di euro; a 5,50 euro, oltre 54 milioni, secondo una nostra stima.
Le conseguenze a breve
Una pausa di pochi giorni costa poco; prolungata, fa cadere le olive e brucia il valore delle partite precoci, le più pagate. Ogni giornata persa pesa sui braccianti stagionali, che per la disoccupazione agricola devono raggiungere 102 giornate nel biennio. I frantoi con le cisterne piene rischiano di non poter pagare le olive. E il sindaco di Bivona Milko Cinà ha indicato il pericolo maggiore: l’abbandono degli oliveti, anche secolari.
Le responsabilità della politica
Puglia e Calabria chiedono al ministero dell’Agricoltura lo stato di crisi dalla tarda primavera, con il sostegno di tutte le Regioni. Il riconoscimento non è arrivato. Il ministro Francesco Lollobrigida ha risposto con la “Cambiale frantoi oleari” di Ismea: 40 milioni in prestiti a tasso zero, fino a 50 mila euro, riservati ai frantoi con giacenze. Prestiti, non ristori, e non per chi coltiva. Il Piano olivicolo 2026-2030 è in Gazzetta da agosto, ma i suoi 300 milioni dipendono dal ddl ColtivaItalia, ancora al Senato, e arriveranno dal 2027.
La Regione, che in Sicilia ha competenza legislativa esclusiva sull’agricoltura, finora ha seguito più che guidato. Il 2 ottobre l’assessore Luca Sammartino ha sollecitato aiuti per carburante e grano; dalle fonti pubbliche consultate non risulta una risposta al documento dei sindaci. All’Ars il capogruppo Dc Carmelo Pace ha presentato un’interrogazione.
Pesa la fragilità strutturale: secondo Mediobanca, nella campagna 2024/25 un frantoio siciliano ha prodotto in media 47,5 tonnellate d’olio, uno pugliese 115,6. E a Caltabellotta i produttori hanno chiesto di escludere dal tavolo le organizzazioni di categoria: non si sentono più rappresentati. Comuni, Libero Consorzio e Prefettura non hanno poteri sui prezzi: il rischio è che la catena istituzionale si limiti a inoltrare carte.
Il Presidente del Libero Consorzio Comunale (Provincia), Giuseppe Pendolino, insieme alla quasi totalità dei Sindaci del territorio e ad alcuni comitati spontanei, ha redatto un documento ufficiale contenente le prioritarie richieste dalla categoria. Il documento sarà sottoposto all’attenzione del Prefetto di Agrigento, Salvatore Caccamo, affinché possa farsi carico della questione e sollecitare con urgenza gli organi preposti.
Cosa serve subito
- Una richiesta autonoma della Regione di stato di crisi per l’olivicoltura siciliana.
- L’olio nelle variazioni di bilancio regionali sollecitate per grano e carburante, con aiuti a chi coltiva.
- Moratoria su mutui e imposte.
- Un fondo per lo stoccaggio temporaneo, gestito dai consorzi Dop e Igp.
- Controlli Icqrf su miscele, origine e “olio comunitario”.
- I fondi del Piano olivicolo anticipati nella manovra 2027; investimenti su aggregazione, meccanizzazione, irrigazione.
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Fonte: Report Sicilia
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