Agrigento – Operaio morto sul viadotto Akragas, l’inchiesta si allarga: Altri due indagati e incidente probatorio. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo

Salgono complessivamente a 16 le persone coinvolte nell’indagine sulla morte di Gerlando “Gino” Brucceri. La Procura vuole chiarire dinamica dell’accaduto, condizioni di sicurezza del cantiere ed eventuali responsabilità
AGRIGENTO – Si allarga l’inchiesta sulla morte di Gerlando “Gino” Brucceri, l’operaio agrigentino di 53 anni deceduto lo scorso 7 luglio nell’area del cantiere per la manutenzione straordinaria del viadotto Akragas, conosciuto anche come viadotto Morandi.
La Procura della Repubblica di Agrigento ha iscritto nel registro degli indagati altre due persone: un imprenditore agrigentino e un responsabile della direzione operativa dell’Anas. L’ipotesi contestata è quella di omicidio colposo in concorso.
Il numero complessivo degli indagati sale così a 16. Nell’inchiesta risultano coinvolti, a vario titolo, colleghi di lavoro della vittima, responsabili dell’impresa e dirigenti dell’Anas.
Si tratta, naturalmente, di contestazioni ancora tutte da verificare. L’iscrizione nel registro degli indagati non equivale a una dichiarazione di colpevolezza e consente agli interessati di partecipare agli accertamenti tecnici e di esercitare pienamente il proprio diritto di difesa.
Dall’ipotesi del malore ai dubbi sulla dinamica
Report Sicilia aveva dato notizia della tragedia già nelle ore immediatamente successive al ritrovamento dell’operaio. Le prime informazioni indicavano come possibile causa della morte un improvviso malore.
Questa ipotesi non sarebbe stata definitivamente esclusa, ma gli elementi acquisiti nel corso delle indagini avrebbero spinto la Procura ad approfondire anche ricostruzioni differenti.
L’attenzione degli investigatori si sarebbe concentrata sui segni riscontrati sul corpo di Brucceri, sulla posizione nella quale venne rinvenuto e sulle caratteristiche dell’area del cantiere.
Occorrerà stabilire se le lesioni siano compatibili con una caduta accidentale, da quale altezza questa possa essersi verificata e se la morte sia riconducibile direttamente all’attività lavorativa che l’operaio stava svolgendo quel giorno.
Disposto l’incidente probatorio
Il giudice per le indagini preliminari Nicoletta Sciarratta ha disposto un incidente probatorio, affidando gli accertamenti agli ingegneri Cataldo Pilato e Filippo Maria Vitale.
I due periti dovranno ricostruire le mansioni affidate a Brucceri al momento della tragedia e le modalità con le quali l’attività veniva eseguita.
Dovranno inoltre verificare se il cantiere rispettasse le disposizioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro, quali misure di prevenzione e protezione fossero state predisposte e se siano configurabili eventuali omissioni, carenze o violazioni.
Un altro punto fondamentale riguarderà la ricostruzione materiale dell’accaduto: la posizione del corpo, la possibile distanza percorsa durante una caduta, la natura delle lesioni e l’eventuale presenza di fattori autonomi o del tutto accidentali.
Sotto esame anche il cellulare della vittima
Nelle scorse settimane il pubblico ministero Annalisa Failla aveva già affidato al consulente informatico Manolo Belmonte l’incarico di analizzare il cellulare di Brucceri.
Dal dispositivo dovranno essere recuperati tutti gli elementi ritenuti utili alle indagini, comprese eventuali conversazioni, documenti e file cancellati. Il telefono potrebbe contenere informazioni sulle ultime ore di vita dell’operaio, sull’attività svolta nel cantiere o su possibili problemi segnalati prima della tragedia.
I familiari della vittima – genitori, fratelli, moglie e figli – sono assistiti dagli avvocati Teres’Alba Raguccia e Rita Parla.
A oltre due mesi dalla morte di Gino Brucceri, restano ancora domande alle quali occorre dare risposte certe. Saranno adesso le perizie, gli esami medico-legali, l’analisi del cellulare e gli ulteriori accertamenti disposti dalla magistratura a dover chiarire che cosa sia realmente accaduto quel 7 luglio nel cantiere del viadotto Akragas e se la tragedia avrebbe potuto essere evitata.
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Fonte: Report Sicilia
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